Briciole di Filosofia

Le Origini del Nichilismo

8 Settembre, 2007 · 8 Commenti

Il nichilismo è un processo per cui i concetti chiave della metafisica (essere, verità, io, realtà, essenza, esistenza, etc. etc.) rivelandosi infondati si nullificano.

Nietzche Heidegger

Il nichilismo compare nella storia della filosofia grazie a Friedrich Nietzsche (1844 – 1900). Traccie di un sentimento nichilista di trovano nel famoso aforisma del “Crepuscolo degli Idoli” (1888) “il mondo vero è diventato favola”. Climax della ricerca nichilistica di Nietzsche sarà poi il più famoso “Così parlò Zarathustra” (1891) nel quale l’uomo viene messo davanti alla rivelazione della morte di Dio.

Nietzsche arriva al nichilismo dopo la trasvalutazione dei valori. Secondo il filosofo i giudizi sui quali si basa il vivere civile (giusto – ingiusto; buono – cattivo; bello – brutto; etc. etc.) non sono delle categorie universali quindi universalmente riconosciute, sono piuttosto delle menzogne che esistono in un dato periodo spazio-temporale e quindi non universalmente valide. In questa prospettiva si ha l’eclatante annuncio “Dio è morto!” ovvero tutti i valori garantiti dall’esistenza divina ora non sono più sicuri e validi.

Dopo la morte di Dio l’uomo può approfittare dell’assenza di valori (ovvero di un atteggiamento nichilista) per costruire un nuovo atteggiamento non più metafisico, non più morale, non più religioso.

Per chi volesse approfondire è molto interessante lo spunto nicciano che ricollega il nichilismo alle ultime parole pronunciate da Socrate ne l’“Apologia di Socrate” di Platone. Ma questo è un argomento che sarà trattato in seguito per non sviare troppo.

Più sistematico e lineare di Nietzsche è l’altro grande teorico del nichilismo Martin Heidegger (1889 – 1976). Heidegger analizza l’opera di Nietzsche in due scritti “Nietzsche” (1961) e “Sentieri Interrotti” (1950).

E’ proprio con il termine sentieri interrotti che Heidegger definisce la ricerca speculativa di Nietzsche sul nichilismo. Secondo il giudizio di Heidegger in Nietzsche non si verifica l’oltrepassamento della metafisica ma solo il suo ultimo prolungamento. Nietzsche non fa altro che sostituire ai valori elevati della metafisica (Dio, Essere, etc.etc.) dei valori bassi (corpo, volontà, etc. etc.). In questa metafisica rovesciata, si verificherebbe ancora una volta l’operazione classica di ogni metafisica ovvero il fondamento dell’essere sul valore. Per Heidegger l’annullamento della metafisica non consiste nella trasvalutazione dei valori bensì nella differenza ontologica tra essere ed essenza.

La domanda iniziale della ricerca speculativa di Heidegger è “Che cos’è l’essere?”. La domanda deve essere posta ad un ente, giacchè l’essere è sempre proprio di un ente. L’ente determinato, per sovrabbondanza d’essere, è l’uomo; quindi è l’uomo che deve risponde alla domanda ontologica “Che cos’è l’essere?”

L’uomo è un’esistente che ha, tra le altre, la possibilità di domandare e, in quanto tale, è chiamato esserci. E il modo d’essere dell’esserci è l’esistenza. Dunque l’esserci deve interrogare se stesso sulla propria esistenza per trovare il senso dell’essere.

L’esistenza è costituita da possibilità (concetto che Heidegger riprende da Kierkegaard) e quindi la comprensione dell’essere è una possibilità dell’esistenza. L’esistenza è quindi la possibilità di rapportarsi all’essere.

Altra struttura fondamentale dell’esistenza è la trascendenza nel senso di oltrepassamento. Ma la trascendenza non è una possibilità fra le altre, bensì è ciò che fa l’essenza della sua soggettività. L’uomo trascende verso il mondo. Trascendere verso il mondo significa fare del mondo il progetto dei possibili atteggiamenti. La trascendenza è dunque una libertà, ma è una libertà ceh nell’atto di esplicarsi si limita in tutte le sue possibili direzioni, in quanto, l’uomo necessita del mondo e delle cose del mondo.

Il trascendere/progettare è sempre un progettare in avanti, un progettare il futuro. Ma è anche un progettare all’indietro in quanto ogni progetto è un progetto su ciò che l’esistenza è di fatto. E’ in questo esatto punto che prende corpo il nichilismo ontologico di Heidegger.

Infatti il trascendere, il progettare, non è un atto verso il futuro in quanto rigetta l’uomo nel suo passato. Ogni atto possibile rigetta l’uomo alla condizione in cui esso era prima spingendo l’esistenza verso una nullità esistenziale. Il tempo e l’esistenza dell’uomo hanno quindi una struttura circolare e ripetiva.

Tutto ciò che l’esserci può progettare, ricadendo su ciò che è già, è un progettare nullo che annichilisce l’esistenza dell’uomo. Qui subentra nell’uomo la voce della coscienza che richiama all’uomo la forma ultima del nulla, ovvero la morte.

La morte è una possibilità propria, incondizionata, insormontabile e certa dell’esistenza dell’esserci. Soltanto nel riconoscere la possibilità della morte l’uomo ritrova la sua essenza autentica.

La comprensione della morte è accompagnata dall’emozione dell’angoscia (altro tema molto caro a Kierkegaard) e in preda all’angoscia l’uomo si sente in presenza del nulla, ovvero nell’impossibilità possibile della sua esistenza.

Se il sentiero che Nietzsche ha percorso verso il nichilismo è un sentiero interrotto quello di Heidegger è un sentiero finito e tortuoso. Heidegger, cercando con la sua metafisica di determinare l’essere e concludendo nella possibile impossibilità dell’esistenza che paralizza ogni definizione dell’essere stesso, dissolve realmente ogni metafisica classica molto più violentemente di come prima di lui aveva fatto Nietzsche. Il fallimento della metafisica di Heidegger è il fallimento di ogni possibile metafisica e quindi è la nullificazione dell’essere stesso e di tutti i valori da esso portati, è il nichilismo.

Categorie: Filosofia · Filosofia Contemporanea · Heidegger · Metafisica · Nichilismo · Nietzsche

8 risposte finora ↓

  • Jack the Kayman // 8 Settembre, 2007 a 3:01 pm | Replica

    La più grande espressione del nichilismo però ce l’abbiamo nel Grande Lebowsky:”siamo nichilisti!!! non crediamo in niente!!!”

    :)

  • chiarac // 10 Settembre, 2007 a 9:57 am | Replica

    Io sono stata sempre convinta (non so se in linea col resto della critica, ma a quanto pare in linea con Heidegger… wow) che Nietzsche non FOSSE nichilista: lui accusava il mondo moderno di nichilismo, di credere in valori morti (dio) e oltretutto crederci solo a metà (ma quest’ultima parte forse è più la mia visione del nostro mondo).
    Nietzsche non predica il nichilismo, l’annullamento dei valori, ma la loro trasvalutazione. Non è che non dobbiamo credere in niente: dobbiamo smettere di credere in dio, renderci conto che è morto, e credere piuttosto nell’uomo, o nel superuomo. Nella vita anzichè nella morte.
    Perciò quella che Heidegger volge a Nietzsche un po’ come un’accusa, io gliela rivolgerei piuttosto come un riconosimento.

  • fiak // 10 Settembre, 2007 a 11:24 pm | Replica

    @chiarac
    Dissento con te chiarac. Penso che Nietzsche non veda la società dove egli viveva come nichilista perchè credeva in falsi valori ma credo piuttosto che Nietzsche auspicasse l’avvento del nichilismo come metà fondamentale per la transvalutazione dei valori.
    La differenza tra Nietzsche e Heidegger sta nel fatto che Nietzsche auspica un nichilismo morale che porti ad una nuova scala di valori etici (come dici tu fondati sull’uomo); Heidegger invece cade in un nichilismo totale (ontologico) che deriva dallo stesso essere dell’uomo dal quale è impossibile uscire.

    Ps Visto il tuo curriculum sul tuo bel blog non credo che questa differenza d’interpretazioni sia causa del mio post, giusto?

  • chiarac // 11 Settembre, 2007 a 9:30 am | Replica

    ehm.. non ho ben afferrato la domanda… intendevi se questa idea mi è venuta dal tuo post? no no, è un po’ di tempo che ‘vado predicando’ questa teoria… il fatto è che ‘trasvalutazione dei valori’ e ‘assenza di valori’ mi sembrano un po’ contraddittori, aggiungendo a questo alcune affermazioni sparse di nietzsche sul nichilismo del mondo moderno (non mi ricordo esattamente dove siano, potrei anche essermele sognate, cercherò di recuperarle!)… voilà la mia tesi!

    Su Heidegger invece mi cogli poco preparata, il rozzissimo e personalissimo giudizio che ho finora formulato dai pochi incontri coi suoi testi è che la sua filosofia sembra una splendida ‘poesia di concetti’, che fa un uso raffinatissimo e per così dire creativo di tutte le sottigliezze e la flessibilità della lingua tedesca, ma non riesco a trovare i suoi ragionamenti seriamente credibili,li trovo un po’ poco razionali e ancora meno sequenziali. Ma probabilmente sono io che non ci arrivo, eh!

  • fiak // 11 Settembre, 2007 a 8:27 pm | Replica

    @chiarac
    Secondo me invece “il sospendere il giudizio” e “l’annullamento dei valori” sono delle tappe obbligatorie per poter arrivare alla “trasvalutazione dei valori”, poi, per carità, posso essere io che non ci arrivo….
    Per il resto mi astengo da ogni commento visto che mi sembri molto più preparata di me su Heidegger (tesi dimostrata anche dal tuo Cv…), però a me Heidegger piace.

  • chiarac // 12 Settembre, 2007 a 9:29 am | Replica

    ti ringrazio della stima, ma ti assicuro che di Heidegger non so quasi nulla!
    e non lasciarti impressionare dal mio CV: una laurea in filosofia è una goccia nel mare, e purtroppo è possibilissimo ottenerla senza aver mai trattato degnamente autori anche importanti, per cui… sul serio, so di non sapere! ;-)

  • fiak // 12 Settembre, 2007 a 11:16 am | Replica

    @chiarac
    Almeno tu la laurea ce l’hai….

  • La Metafisica Nichilista di Heidegger - Prima parte « Briciole di Filosofia // 14 Dicembre, 2007 a 1:52 am | Replica

    [...] temi che amo di più della filosofia contemporanea. Avendo trattato brevemente Heidegger nel post “Le Origini del Nichilismo” riprenderò certi temi già sinteticamente trattati, ampliandoli ma sempre tenendo conto della [...]

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