Hans Jonas (1903-1993) è il maggior esponente di una filosofia ecologica.


Jonas parte dall’analisi dello gnosticismo. Alla radice del discorso gnostico è, secondo Jonas, l’esperienza originaria dell’”esser-gettati” nel mondo (esperienza puramente heideggeriana). L’esser-gettati porta naturalmente ad una forma di nichilismo. Jonas distingue due forme di nichilismo: nella prima forma di nichilismo, quella appunto gnostica, l’uomo è gettato in una natura antagonista, antidivina e quindi antiumana. Nella seconda forma di nichilismo, quella dell’uomo moderno, che deriva appunto dal nichilismo metafisico di Heidegger, l’uomo moderno è gettato in una natura indifferente.
Ambedue le forme di nichilismo sono causate da un dualismo, ovvero da una separazione tra uomo e mondo, natura e spirito. Di conseguenza, secondo Jonas, il superamento del nichilismo si ha con un superamento del dualismo. Questo dualismo è superabile con un interesse, da parte dell’uomo, verso la natura.
“Nella ricomposizione in unità essenziale di interno ed esterno, di soggettività ed oggettività, di io spontaneo e di entità determinata da una causa, quale appare nell’essere organico, si colmava per me l’abisso fra materia e spirito e si superava l’ipoteca legata all’eredità cartesiana…” da “Scienza come Esperienza Personale” Jonas.
Categoria essenziale al superamento del dualismo è la libertà. Con la parola libertà Jonas sente l’esigenza di un’etica. L’etica di cui Jonas sente l’esigenza non è la classica etica basata sul dover-essere (ipotetico) ma è un’etica basata sull’essere (reale).
L’idea di una necessità di un’etica reale trova il suo riscontro nella paura di un’imminente catastrofe tecnologica. Infatti, grazie agli stupefacenti risultati della scienza e della tecnica, l’uomo ha finito per trasformare la natura in una cloaca, generando una situazione in cui la vittoria troppo grande minaccia il vincitore stesso.
La minaccia non proviene da un cattivo uso della tecnica, ma dall’uso stesso della tecnica. Quindi la nuova etica non deve essere di stampo antropocentrico ma deve prendere in considerazione l’intero mondo extra-umano.
L’iperativo della nuova etica è: “Agisci in modo che le conseguenze delle tue azioni siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra.” E ancora: “Agisci in modo che le conseguenze delle tue azioni non distruggano la possibilità futura di tale vita.”
Il nuovo imperativo etico impone quindi di sacrificarsi in nome di un’ipotetica umanità futura. Ora la domanda è: “Quale diritto possono esercitare coloro che ancora non ci sono su coloro che già ci sono?” Non si può parlare di diritti per coloro che ancora non sono nati.
Bisogna dunque trovare un fondamento della morale. Il fondamento della morale è nello scopo, ovvero nell’essere. Infatti l’essere è infinitamente superiore al non-essere, in quanto l’essere ha degli scopi che il non-essere non può avere.
Dunque l’uomo deve rispettare il diritto alla vita delle generazioni future. L’impegno verso il rispetto delle generazioni future porta all’abbandonamento di ogni ideale utopico (sia esso lo sviluppo scientifico o il marxismo) a favore del rispetto per la natura. Anzi Jonas, pur dichiarandosi favorevole ad una libertà politica, non esclude la possibilità dell’instaurarsi di una ecodittatura: ” In situazioni estreme non rimane spazio per i complessi sistemi decisionali della democrazia e non ci si può limitare ad attendere gli esiti. La libertà, proprietà essenziale dell’uomo, sua dote biologica, può scomparire solo con lui; la libertà politica, che ne rappresenta un’espressione particolare e storicamente piuttosto rara, può di nuovo sfumare.”
Jonas arriva ad auspicare una pianificazione delle nascite e a criticare la Chiesa Cattolica che si oppone alla contraccezione. In ogni caso non sta al filosofo stabilire le regole della nuova etica, ma questo è un compito che spetta ai tecnici che devono calcolare lo sviluppo sostenibile. Unico compito della filosofia è quello di rendere possibile l’acquisizione della nuova etica.
Nrgli ultimi anni della sua vita Jonas si è occupato anche di bio-etica affrontando gli arogmenti dell’eutanasia e dell’ingegneria biologica.
Riguardo l’eutanasia Jonas affronta il problema argomentando il diritto di vivere, diritto che comprende anche diritto di morire. Riguardo all’ingegneria biologica il filosofo conclude asserendo che non spetta all’uomo di rimodellare la specie secondo un’immagine scelta dall’uomo stesso ma l’unico essere che ha il diritto di crearee è Dio, il creatore dell’intero universo.
3 risposte finora ↓
chiarac // 21 Settembre, 2007 a 9:27 am |
molto interessante, grazie fiak!
però non mi sembra che Jonas superi poi più di tanto il dualismo… è tutto un parlare di uomo e natura e rispetto della natura e interesse per la natura… questo presuppone che uomo e natura siano nettamente distinti e possano anche collidere.
anche il superamento dell’antropocentrismo non mi sembra un granchè riuscito… agire in modo che l’uomo possa continuare a vivere sulla terra è un agire ESTREMAMENTE antropocentrico, no? in fondo la natura di per sè potrebbe stare benissimo (e magari pure meglio) anche senza di noi.
fiak // 21 Settembre, 2007 a 1:06 pm |
@chiarac
Oh che la natura potrebbe stare meglio senza di noi mi sembra naturale, ahahah!
Il superamento del dualismo e dell’antropocentrismo credo che sia da vedere nei risultati e non nelle cause: ovvero il risultato sta nel fatto che l’uomo non si preoccupa più solo di se stesso ma anche della natura. Poi è logico che l’uomo pensi alla natura non per la salvaguardia della natura stessa ma per la salvaguardia di se stesso, non ti dimenticare che essere infido è l’uomo e che da quando esiste l’etica (la prima etica è l’etica nicomachea di Aristotele) questa è stata una materia unicamente antropocentrica.
Cmq è sempre un piacere quando mi vieni a fare visita, cara chiarac!
fiak // 21 Settembre, 2007 a 1:10 pm |
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