“Aut Aut”(1843) è il primo libro di Kierkegaard e, paradossalmente, è forse l’opera in cui il pensiero dell’autore raggiunge il suo apice.
“Aut Aut” è una raccolta di scritti pseudonimi in cui si contrappongono i due stadi fondamentali della vita: la vita estetica e la vita etica.
La vita estetica è la forma di vita di chi vive nell’attimo. L’esteta vive poeticamente, in uno stato di ebrezza intellettuale continua. L’esteta fugge la ripetizione, ma non pone il suo godimento nella ricerca sfrenata del piacere, bensì nella limitazione e nell’intensità del godimento. Ma la vita estetica rivela la sua monotonia nella noia. La noia altro non è che l’angoscia procurata da un’altra alternativa possibile, da un altro modo di vivere. L’angoscia procura nell’esteta la possibilità di lasciare la vuota vita estetica e di vivere eticamente.
La vita etica è una scelta continua, è il dominio della riaffermazione di sè, è quindi il dominio della libertà grazie alla quale l’uomo si sceglie di continuo. Se nella vita estetica l’uomo evita la scelta nella fuga della ripetizione, nella vita etica l’uomo è libero di scegliere se stesso e di formare la sua vita. Se lo stereotipo della vuota vita estetica è il seduttore, quello della vita etica è il marito. Il matrimonio infatti è il simbolo dell’eticità kieerkegardiana, in quanto è un compito che può essere proprio di tutti. Se nella vita estetica l’esteta riesce ad essere felice solo grazie alla sua unicità, nella vita estetica ognuno è in grado di trovare la propria felicità nel matrimonio, ognuno può sentirsi realizzato perchè vive del proprio lavoro.
Nella vita etica l’uomo compie la scelta assoluta di scegliere se stesso, ovvero di scegliere la propria vita e la propria libertà. Dopo aver scelto la propria vita l’uomo scopre di avere in sè una storia nella quale egli trova la sua identità. L’identità non è astratta dalla società, ma forma l’individuo all’interno della società. In base a questa scelta l’uomo accetta ogni attimo della sua storia, anche gli aspetti dolorosi di essa. Il pentimento è l’ultima fase della vita etica, infatti nel pentimento la vita etica sfocia nella più alta vita religiosa, ma lo scacco della vita etica e la rottura tra questa e la vita religiosa non sono argomenti di “Aut Aut” ma sono trattati da Kierkegaard in “Timore e Tremore”.
Voglio concludere con il giudizio che Kierkegaard stesso da di “Aut Aut” nella “Postilla Conclusiva non Scientifica” (1846):
“In Aut-Aut, il cui titolo è già significativo, si lascia che il rapporto esistenziale tra lo stadio estetico e lo stadio etico venga presentato sotto la figura di singole individualità esistenti. In ciò si nasconde per me la indiretta polemica contro la speculazione, per la quale l’esistenza è indifferente. Che in queto libro non si dia un risultato o una conclusione precisa, è un espressione indiretta per la comprensione della verità come vita interiore, e così forse anche una polemica contro il concetto della verità come sapere.”
3 risposte finora ↓
Kierkegaard e la patafisica « mezzanottefonda // 28 Settembre, 2007 a 2:42 pm |
[...] info By chiarac Categories: filosofiaeletteratura Questo articolo di fiak mi ha dato spunto per una riflessione, che mi sembrava troppo lunga per lasciarla come [...]
mimhe // 29 Settembre, 2007 a 1:38 pm |
ma smittl!
Kierkegaard, Briciole di Filosofia - La dicotomia della Possibilità dalla Necessità « Briciole di Filosofia // 26 Settembre, 2008 a 1:21 pm |
[...] Kierkegaard, “Aut Aut” [...]