Premetto che non è mia intenzione fare un quadro completo di tutta la filosofia di Marcuse qui, in quanto penso che un lavoro del genere abbia bisogno di più spazio e quindi di più post, premetto già dall’inizio che forse questo post è un pò troppo lungo ma quasi tutta la filosofia di Marcuse è incentrata verso la rivoluzione. Dal titolo si evince che Marcuse si rifà a Marx, chiedo venia per non aver già trattato Marx, porrò rimedio a breve.

Herbert Marcuse (1898 – 1979) è uno degli esponeti di spicco de La Scuola di Francoforte, e forse, nell’ambito della Scuola è l’autore che più si rifà a Marx. Già nei primi scritti evince l’intento di fondare l’azione del proletariato sul “concetto di esistenza autenticamente storica, determinata da Marx e ripresa da Heidegger” (Rusconi, La Scuola di Francoforte). Successivamente l’interesse di Marcuse si sposta su Hegel e nel saggio Sui Fondamenti Filosofici del Concetto di Lavoro nella Scienza Economica (1933) Marcuse analizza filosoficamente il lavoro rifacendosi ad Hegel in quanto:“Nell’ambito della filosofia Hegel è l’ultimo a fondare l’essenza del lavoro.”
Secondo Marcuse il lavoro non è semplicemente una determinata attività, bensì è “la prassi specifica dell’esistenza umana nel mondo” ovvero il lavoro è il darsi da fare attraverso il quale l’uomo diventa ciò che egli è, acquistando in questa maniera la forma del suo esser-ci. Dunque il senso primo del lavoro non è la produzione di beni bensì l’autoproduzione dell’esistenza medesima.
Approfondendo il concetto di lavoro Marcuse si trova a cozzare con una massima del marxismo, infatti per il marxismo il lavoro non è oggettivante ed alienante in quanto tale, ma ad essere alienante è solo il lavoro salariato, in quanto in questo tipo di lavoro l’uomo è separato dai frutti della propria attività. Marcuse vede invece negatività originaria e una ineliminabile alienazione nel lavoro. Alienante non è il lavoro in quanto tale, ma il lavoro vigente nella società capitalistica: “L’uomo può giungere al suo proprio essere soltanto passando attraverso l’altro da se stesso, egli può conquistare se stesso attraverso l’alienazione e l’estraneazione.”
Da quest’analisi deriva il compito storico-rivoluzionario dell’uomo, ovvero quello di far si che “il lavoro, liberato dalla estraneazione e dalla reificazione, ridiventi ciò che in esso è nella sua essenza: la realizzazione piena e libera dell’uomo intero nel suo mondo storico.”
Conclusa la trattazione del lavoro con l’ipotesi di una rivoluzione di stampo marxista Marcuse si distacca da quest’argomento. In questo periodo è molto famoso il libro Eros e Civiltà (1955) in cui il filosofo analizza come la repressione degli istinti sessuali sia necessaria per portare avanti la società capitalista. In questa analisi il concetto di felicità si lega, per la prima volta, a quello di rivoluzione in quanto: “Ciò che assume importanza non è che il processo di lavoro sia regolato e pianificato, ma la questione di quali interesse determini la pianificazione, e se in questo interesse saranno conservati la libertà e la felicità delle masse. L’inosservanza di questo elemento toglie alla teoria qualcosa di essenziale, eliminando dall’immagine dell’umanità liberata l’idea della felicità, che dovrebbe distinguerla da ogni altra forma di umanità realizzata finora. Senza libertà e felicità nei rapporti sociali tra gli uomini, anche il più grande incremento della produzione e l’abolizione della proprietà individuale dei mezzi di produzione rimangono ancora legati alla vecchia ingiustizia.”
In Ragione e Rivoluzione. Hegel e il Sorgere della Teoria Sociale (1941) è presente un tentativo di separare Hegel dal totalitarismo. Secondo Marcuse Hegel avrebbe anticipato molte delle tesi del marxismo ma Hegel si sarebbe limitato a risolvere questi problemi teoricamente. In Marx si verifica il passaggio dalla filosofia alla critica socio-politica. Marx è visto come un autore utopico, la rivoluzione marxista non è un semplice mutamento delle strutture economiche, ma una trasformazione radicale dell’uomo. E’ per questo che Marx e tutto il marxismo sono separati dal comunismo sovietico.

L’opera fondamentale di Marcuse è L’Uomo a una Dimensione (1964), opera che si propone di dimostrare come la società industriale contemporanea tenda ad essere totalitaria. “Il totalitarismo non si applica soltanto ad una organizzazione politico-terroristica della società, ma anche ad una organizzazione economico-tecnica, non terroristica, che opera mediante la manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti.” Il totalitarismo consiste nel fatto che la società impone le sue esigenze sul lavoro e sul tempo libero. Questo concetto si lega fortemente a quello dell’Industria Culturale. Questo totalitarismo porta falsi bisogni, la soddisfazione di questi falsi bisogni porta aggressività, miseria, infelicità e quindi rivoluzione.
In principio Marcuse è negativo verso la possibilità di una rivoluzione, in quanto se nel periodo precedente al capitalismo il proprietario, essendo una bestia da soma, aveva “il bisogno e la necessità assoluti di rovesciare condizioni di vita intollerabili” l’odierno proletario è integrato nel sistema di valori della società odierna. Dunque il popolo non può più essere il soggetto rivoluzionario. Ne L’Uomo a una Dimensione i nuovi soggetti rivoluzionari sono coloro che bensì operando dentro il sistema, di diritto sono al di fuori del sistema stesso: questi sono i disoccupati, gli extracomunitari, i reietti della società. Tuttavia le capacità economiche e tecniche della società sono abbastanza sviluppate da poter permettere concessioni a favore dei sottoproletari e le forze dell’ordine sono abbastanza equipaggiate da poter far fronte a situazioni d’emergenza. Dunque Marcuse appare scettico su una futura rivoluzione.
Ne La Fine dell’Utopia (1967) il pessimismo di Marcuse si mitiga, infatti il libro ha lo scopo di passare dall’utopia alla strategia. Il libro vuole essere una serie di indicazione rivolte alla Sinistra mondiale. Marcuse, convinto che la forza del sistema sia venendo meno, focalizza tre possibili soggetti rivoluzionari:
- I gruppi del dissenso attivi nei paesi industrialmente avanzati (minoranze raziali, studenti ed intellettuali);
- Le forze di liberazione nazionale agenti nel Terzo mondo;
- Il proletario metropolitano occidentale legato alle tradizioni di sinistra (operante soprattutto in Francia e in Italia).
“Tutte le forze di opposizione servono alla preparazione , e solo alla preparazione, di una possibile crisi del sistema.” Marcuse non crede in una rivoluzione spontanea, bensì crede in una rivoluzione preparata.

Fiducioso che l’opera più importante sia quella dell’organizzazione nell’72 il nostro scrive Controrivoluzione e Rivolta in cui si spiega come al nuovo stadio di sviluppo del capitalismo tenda a corrispondere una controrivoluzione mondiale. La rivoluzione ora appare necessaria e improbabile. Necessaria poichè il sistema esistente si mantiene solo attraverso la distruzione delle risorse della natura e della vita umana; improbabile in quanto il dominio del capitale controlla la base popolare attraverso i beni e i servizi che dispensa e attraverso le istituzioni politiche, militari e polizische. Nonostante questo, secondo Marcuse “la forza senza precedenti del capitalismo del XX secolo genererà la rivoluzione del XX secolo.” Questo accade perchè un numero crescente della classe media prima indipendente passa al servizio del capitale. Questo allargamento della classe al servizio del capitale è, insieme ad un più elevato tenore di vita, la realtà unificatrice della società consumista. Tuttavia il neocapitalismo alimenta bisogni trascendenti rispetto ad esso. L’insoddisfazione di questi bisogni porta “una trasformazione radicale dei bisogni e delle aspirazioni stesse, sia culturali che materiali, della coscienza e della sensibilità, del lavoro e del tempo libero.” Ciò crea una classe di potenziali soggetti rivoluzionari.
Qui Marcuse auspica la nascita di una Nuova Sinistra che dovrebbe farsi interprete e guida di tale potenziale rivoluzionario. La Nuova Sinistra dovrebbe preferire alla lotta frontale contro il sistema una lotta nel sistema istituzionale stesso; “bisogna addivenire a dei compromessi: è finito il tempo del rifiuto globale dei democratici, o meglio, non è ancora venuto. La sinistra ha molto da guadagnare dalla protesta legale contro la guerra, l’inflazione, la disoccupazione, dalla difesa dei diritti civili e forse anche dal male minore dei risultati elettorali.”
Vorrei concludere questa disgregazione con un’ ultima citazione di Marcuse: “La prossima rivoluzione terrà… occupate generazioni e generazioni, e la crisi finale del capitalismo potrà durare anche un secolo.”
22 risposte finora ↓
Pablo // 7 Ottobre, 2007 a 2:02 pm |
Non c’è niente di più obsoleto ed invecchiato male della filosofia marcusiana oggigiorno..alcuni dei suoi paradigmi li definirei proprio dannosi…rimarranno come esempi perfetti, fossili d’antan, dell’intossicazione ideologica dell’era dei combustibili fossili.
Il ritorno all’aratro farà giustizia.
fiak // 7 Ottobre, 2007 a 2:24 pm |
@pablo
Ecco bravo, va ad arare!
mimhe // 8 Ottobre, 2007 a 12:00 am |
Marcuse, le proteste studentesche del 77, la comune di Parigi… tutte cose molto molto belle… ma quella chee chiami attualità nel post, effettivamente, è un’attualità passata da 30anni… e come valutare l’itinerario prima di un’incrocio già svolto… così il post è un’ottima introduzione a marcuse ma autoreferenziale e staccata dal nostro attuale contesto storico sociale… pablo mi sembra esageri un pò troppo e salti a piè pari tanta carne che sta ancora rosolando… ma… effettivamente certi discorsi sono superati!
mimhe // 8 Ottobre, 2007 a 12:02 am |
a…. dimenticavo… decisamente più interessante e vicino all’umanità di anselmo d’aosta (che sembra da compito in classe strozo delle superiori)!
fiak // 8 Ottobre, 2007 a 12:21 am |
@mimhe
prima di parlare di attualità cito il libro e l’anno in cui è stato scritto, quindi è logico che mi riferisco a quel periodo, poi è naturale che certi discorsi siano in parte separati.
Per quanto riguarda Anselmo effettivamente è un pò passato e molto noioso, ma indispensabile, la sua prova ontologica sarà ripresa e modificata per quasi 900 anni. Prima o poi ne dovevo parlare per potermi permettere di parlare di altri filosofi.
Cmq grazie perchè penso che il post ti sia piaciuto.
Nausicaa // 8 Ottobre, 2007 a 5:43 pm |
Marcuse mi manca…non so nulla sull’argomento, prof. Fiak posso venire la prossima volta? La prego…
fiak // 8 Ottobre, 2007 a 7:20 pm |
Ma certo che può venire, anzi lei queste cose non dovrebbe neanche chiederle…
Cristian // 8 Ottobre, 2007 a 10:21 pm |
dick, So ke non è il post adatto ma ti invito a rispondermi a questo post
Cristian // 8 Ottobre, 2007 a 10:22 pm |
al posto del “dick” dovevo scrivere “fiak” scusami…
fiak // 8 Ottobre, 2007 a 10:36 pm |
@cristian
caro cristian esatto questo non è il posto adatto nonostante questo e la tua ripetuta analfabetizzazione non lascio pure spazio a tuoi commenti in linea con l’ideologia di base di lasciare libertà d’espressione a tutti quanti, quindi di conseguenza anche a quelli che non hanno nulla di intelligente da dire. Ti consiglio però di non abusare di questa libertà e di non fare altro spamming qui sul mio blog, potrei sempre fare un’eccezione alla regola!
mimhe // 8 Ottobre, 2007 a 10:45 pm |
sangue sangue!!!!!
apolide // 10 Ottobre, 2007 a 12:44 am |
Madai…cos’è questo casino? Censurali, fiak.
Il post è interessante. Io avevo letto di Marcuse “Essere o avere” e “L’arte di amare”. Forse debbo ammettere di averli trovati idealisti, come testi, ma la scuola di Francoforte è idealista.
E’ una fase storica di revisione, con gli occhi degli intellettuali sugli esiti della fallita rivoluzione mondiale (di cui tanto si parlava, a partire da Marx in poi) e dell’involuzione totalitaria comunista.
Sull’orizzonte, le masse giovanili che si svegliano e preparano il ‘68. Marcuse ha fatto da retroterra culturale a generazioni di giovani, ma non è detto che non abbia dei limiti. Ogni opera umana, specie se guardata in prospettiva ne ha… Del marxismo mi piace molto l’analisi, ma nessun autore marxista ha secondo me trovato soluzioni “funzionanti” ai problemi del mondo capistalistico. Ciò non toglie valore all’analisi,che consiglio ai galletti un po’ ignoranti di rispolverarsi, con almeno un pomeriggio di navigazione -base di partenza google- a keyword “Marcuse”.
E’ un autore che era un must, al liceo circolava “clandestinamente”. Ma ha ancora da dire. Quanto meno a livello di analisi. E per migliorare il mondo non si può buttare il bambino assieme all’acqua sporca…
fiak // 10 Ottobre, 2007 a 1:42 am |
@apolide
I’m Sorry ma non ancora non ho ceduto alle lusinghe della censura.
Sei sicuro di non confondere Marcuse con qualcun’altro? Non credo che quelli siano suoi libri…
Eh si, la Scuola di Francoforte è idealista, anche se l’idealismo designa una determinata scuola di pensiero, io più che altro definirei Marcuse e tutta la Scuola di Francoforte utopica.
A me la revisione di Marcuse piace molto perchè oltre alle utopie contiene molte analisi della società capitalista, poi rispolverare i grandi autori non può far che bene.
Grazie per il tuo prezioso commento.
md // 10 Ottobre, 2007 a 5:08 pm |
“L’arte di amare” e “Avere o essere?” sono del sociologo Erich Fromm.
md // 10 Ottobre, 2007 a 5:25 pm |
“La rivoluzione ora appare necessaria e improbabile. Necessaria poichè il sistema esistente si mantiene solo attraverso la distruzione delle risorse della natura e della vita umana; improbabile in quanto il dominio del capitale controlla la base popolare attraverso i beni e i servizi che dispensa e attraverso le istituzioni politiche, militari e poliziesche”.
Questa affermazione, insieme a moltre altre di Marcuse, non mi sembra propriamente datata…
E Dio solo sa quanto bisogno di “utopia” c’è nel triste, tristissimo – per quanto luccicante di merci – mondo neo-tardo-post ma pur sempre capitalistico nel quale (soprav)viviamo…
fiak // 10 Ottobre, 2007 a 10:24 pm |
@md
Scusa ma non ho capito, non ti sembra propriamente datata l’espressione di Marcuse perchè non è dell’72 come scrivo nel post, o, non ti sembra propriamente datata perchè Marcuse sbaglia i tempi di questa espressione? Oppure non ho capito proprio nulla del tuo commento?
Sinceramente io la vedo molto attuale come espressione, ma purtroppo vedo la rivoluzione necessaria e utopica-impossibile.
md // 11 Ottobre, 2007 a 3:31 pm |
Era più sulla urgenza e “necessità” della rivoluzione che mi trovavo d’accordo, proprio per la distruttività del capitalismo. Mentre invece all’espressione “impossibile”, preferisco “utopica”, nella sua accezione di possibilità e apertura. Sono poi d’accordo con te sull’attualità dei problemi che Marcuse pone.
lealidellafarfalla // 18 Novembre, 2007 a 5:22 pm |
A. Camus diceva che “non c’è niente a cui l’uomo non finisca per fare l’abitudine”. In questo Marcuse è sempre attuale, nell’aver intuito la forza nemmeno coercitiva ma addolcente delle sovrastrutture sociali, così si fermano le rivoluzioni, facendogli fare l’abitudine
fiak // 18 Novembre, 2007 a 7:59 pm |
@lealidellafarfalla
Ottima osservazione!
lealidellafarfalla // 18 Novembre, 2007 a 10:23 pm |
@fiack. Grazie, ma è stata stimolata dal tuo ottimo “articolo”, che ha risvegliato ricordi coperti da polveri accumulate in molti anni.
Marcuse: Il Concetto di Lavoro / Il Concetto di Alienazione « Briciole di Filosofia // 22 Novembre, 2007 a 8:30 pm |
[...] Marcuse (1898 – 1979) è già stato trattato da “Briciole di Filosofia” nel post Marcuse e la Revisione della Rivoluzione. Per capire come il nostro filosofo arrivi a sentire la necessità di una rivoluzione che vada [...]
Carlo // 4 Febbraio, 2008 a 2:56 pm |
Affermare che il pensiero di Marcuse non è attuale perchè scritto 30 anni fa (come se in questi anni in occidente fosse cambiato qualcosa, se non che le caratteristiche negative descritte da Marcuse si sono accentuate), significa non conoscerlo. Certo, su alcuni punti deve essere attualizzato, come anche tutti i filosofi del passato, ma la radice del suo pensiero è ancora fortissima (basti pensare all’azione totalitaria del sistema che unisce produttività-svago-cultura-tempo libero-linguaggio…), alcune considerazioni andranno aggiunte alle sue, ma sta di fatto che l’uomo occidentale è sempre più ad una dimensione, razionalmente irrazionale, frustrato e lontano dalla verità (proprio perchè giudica tutte le alternative possibili come “utopia”, irrazionali, anarchiche, oppure semplicemente “superate”).
Ma la filosofia può andare così facilmente fuori moda?