Briciole di Filosofia

Platone, “Apologia di Socrate”

12 Ottobre, 2007 · 15 Commenti

L’”Apologia di Socrate” è il “Critone” sono gli scritti di Platone che hanno come tema centrale il processo subito da Socrate. Il processo di Socrate è avvenuto nel 399 a.C. e probabilmente i due dialoghi sono stati scritti prima del 387 a.C..

Naturalmente l’”Apologia” non è immune alla cosidetta questione socratica. Come sappiamo Socrate non ha lasciato alcuno scritto, dunque l’”Apologia” è una fedele ricostruzione dei discorsi tenuti da Socrate stesso o è una mera finzione costruita da Platone per onorare la memoria del suo maestro? Per una pura convenzione si cerca un punto d’incontro tra questi due estremi e si definisce l’”Apologia” come una ricostruzione dei fatti attinente alla realtà.

apologia

L’”Apologia” è la difesa di Socrate durante il processo. Socrate viene condotto in processo da Meleto che viene aiutato dal politico Anito nell’accusa. L’accusa è quella di empietà e di corruzione dei giovani, la pena richiesta dall’accusa è quella di morte. Secondo l’uso di Atene l’accusato può difendersi, e nel far questo può suggerire un’altra pena. In seguito i giudici decideranno se applicare la pena suggerita dall’accusa o quella proposta dall’accusato. L’intento degli accusatori è quello di intimare Socrate, infatti all’epoca era uso scappare prima del processo. Socrate non fugge, si presenta al processo e come accusato suggerisce una pena inaccettabile dalla corte. Gli accusatori non volevano certo portare Socrate alla morte, è Socrate stesso che spinge verso la sua condanna definitiva non volendo accettare nessuna ritrattazione.

L’”Apologia” apre con la solita arringa socratica contro la retorica forense, tanto bella e sofisticata quanto vuota. Socrate premette che si difenderà parlando di cose vere e non con bei argomenti falsi. In seguito Socrate prende a difendersi dalle accuse più antiche. Infatti da molto tempo si accusava Socrate di essere un filosofo naturale e un sofista, ovvero un ateo e un corruttore di giovani ma queste sono solo le solite accuse “che sogliono dire contro tutti i filosofi”.

Si giunge quindi a discutere della saggezza di Socrate. Fu l’oracolo di Delfi a designare Socrate come il più saggio tra gli uomini. Socrate racconta della sua ricerca e della sua deduzione. Egli stesso ha interrogato i sapienti della città e si è trovato di fronte uomini arroganti della loro sapienza. Solo Socrate non è arrogante in quanto sa di non sapere, e sapendo di non sapere è propenso ad apprendere. La saggezza di Socrate non riguarda le mere tecniche di vita o di politica, ma verte sulle virtù.

Quindi Socrate prende a discernere sulle accuse mossegli nel processo. Egli è accusato di non riconoscere gli dei che la città riconoscere e di introdurre altre nuove divinità. Socrate smonta senza problemi queste accuse con la sua arte maieutica: egli è pio ed è lo stesso dio a dirigerlo nella sua ricerca filosofica. Socrate vive in povertà per rispettare il volere del demone che ha dentro e che gli suggerisce una vita dedita alla ricerca filosofica piuttosto che una vita dedita allo stato o ai beni materiali.

Quindi Socrate analizza: “Quale pena merito io di patire, o quale multa pagare, io che nella vita rinunciai sempre a ogni quiete, e trascurando quel che curano i più non badai ad arricchire nè a governare la mia casa, non aspirai a comandi militari nè a favori di popolo nè ad altri pubblici onori, non m’immischiai in congiure nè in sedizioni cittadine, ritenendo me stesso troppo sinceramente onesto perchè potessi salvarmi se mi ci fossi immischiato; e insomma non m’intromisi là dove sapevo che intromettendomi non avrei recato vantaggio nè a me nè a voi; e volgendomi invece a beneficiarvi singolarmente e privatamente di quello che io reputo il beneficio maggiore, a questo mi adoperai, cercando persuadervi, uno per uno, che non delle proprie cose bisogna curarsi prima che di se stessi chi voglia diventare veramente virtuoso e sapiente, e nemmeno degli affari della città prima che della città stessa, e così via del rimanente allo stesso modo?” Dunque Socrate suggerisce la sua pena, ovvero quella di:“essere nutrito nel Pritanèo.”

socrate

Socrate si ritiene innocente e in quanto tale non cerca nessun patteggiamento. Egli non ha paura della morte, ha invece paura di difendersi con false parole e pianti e poi di continuare a vivere in quella maniera.

Avviandosi alla morte Socrate predice:“… una vendetta ricadrà su di voi, subito dopo la mia morte, assai più grave di quella onde vi siete vendicati di me uccidendomi.” Ovvero: “Non più solo, ma molti saranno a domandarvene conto” (delle virtù). Socrate predice la nascita delle scuole socratiche.

Infine si avvia alla morte con queste parole:“… io ho così grande speranza che morire sia un bene. Una di queste cose è il morire: o è come un non essere più nulla, e chi è morto non ha più nessun sentimento di nulla; o è proprio come dicono alcuni, una specie di mutamento e di migrazione dell’anima da questo luogo qua giù a un altro luogo.” E’ dunque a fronte alta che Socrate cammina verso una morte ingiusta, senza alcun rimpianto: “Ma ecco che è l’ora di andare: io a morire, e voi a vivere. Chi di noi vada verso il meglio è oscuro a tutti, fuori che a Dio.”

Questa è la difesa che Platone fa di Socrate, una difesa forte e integerrima. Socrate si avvia a testa alta verso la sua condanna a morte, non mostra cenno alcuno di paura. Muore esattamente come aveva vissuto, cercando la verità e la virtù.

Platone

Categorie: Apologia di Socrate · Classici · Critone · Filosofia · Filosofia Greca · Letture Consigliate · Platone · Socrate

15 risposte finora ↓

  • Nausicaa // 12 Ottobre, 2007 a 4:12 pm | Replica

    Beh da ex studentessa del classico di Socrate e Platone ne ho sentito spesso parlare, nn sl duratnte le lezioni di filosofia….quante e quante versioni di greco (e anche di latino a volte) su stralci delle loro opere, compreso lo stralcio dell’Apologia di Socrate che hai riportato tra virgolette…com’è bello ricordarlo ora che nn devo più tradurre ahah

  • mimhe // 13 Ottobre, 2007 a 2:21 pm | Replica

    mamma mia che mattonata di post supe didscalico e scolastico!

  • Platone, “Critone” « Briciole di Filosofia // 16 Ottobre, 2007 a 2:25 am | Replica

    [...] 16th, 2007 by fiak Se l’“Apologia di Socrate” racconta del processo che condannò Socrate a morte ed è incentrata nella sua arringa finale, il [...]

  • Laboratorio: “Parallelismi tra le figure di Socrate e di Gesù” « Briciole di Filosofia // 17 Ottobre, 2007 a 12:08 am | Replica

    [...] si, lo devo ammettere: i post precedenti Platone, “Apologia di Socrate” e Platone, “Critone” sono stati dei post preparatori a questo Laboratorio. Come si [...]

  • Lorenzo Pontiggia // 3 Aprile, 2008 a 6:26 pm | Replica

    Al Festival della Poesia di Parma, sarò presente il 21/22 Giugno, alle ore 15,30/16,30 di Domenica parlerò al pubblico della mia Poesia e del primo processo storico, attualissimo di Socrate(libretto).
    Lo rappresenterò in Villa Calliope, di sera, all’aperto durante i mesi caldi, tempo permettendo, entrata gratis…

    La Casta imputata
    (SOCRATE processato)
    Voce-
    In una città in cui la convivenza è assicurata dagli interessi e dalla paura del giudizio degli altri, una persona che non è manipolabile è un cittadino cattivo e pericoloso.

    Socrate-

    Non so voi cittadini, chiamati a decidere del mio futuro, che ne dite delle accuse fattemi dai miei accusatori con quel castello di fumo…, io non saprei che pensare, posso solo ammirare le loro capacità persuasive…
    Così, dovrò superarmi per riuscire a far emergere la giustizia di verità insabbiata da cotali accusatori sul vuoto negativo alla mia persona.
    Se non fossi chiamato in causa, mi congratulerei con loro per averla cantata soave, girando il bene in male, presentandomi come un diavolo tentatore che minasse il futuro della nostra Città, nel traviare i giovani a perdere tempo con la retorica, nel insidiarli a giocare come consuetudine del nostro ambiente…
    Voglio farvi notare che son stato amico della bella e sapiente Aspasia, la concubina di Pericle, e a chi si rivolgeva a me, chiedendo sull’Amore di Cupido, il mio consiglio: di rivolgersi all’etera Diotima.

    Ho sposato Mirto ed avuto un figlio, poi Santippe con due figli ancor giovani.

    Nell’ambiente dei giovani capita che ci s’innamori del professore…
    Vi racconto un fatto sul bell’Alcibiade che lui stesso raccontò ad altri: desiderando essere il mio ragazzo, m’invitò a casa sua, e dopo aver cenato e dialogato, non ebbe il coraggio di farsi avanti, cose che succedono quando ci s’innamora, ma a me neanche balenava l’idea per la virtù che ci tenevo a non macchiare. Alcibiade innamorato studiò un semplice piano, mi riinvitò a casa, mi tenne al desco a parlare e bere fino a tarda ora, poi mi consigliò, essendo già tardi, di fermarmi avendo già fatto preparare un letto per me.
    Non trovando niente di strano, accettai di rimanere, mi coricai, il servitore uscì dalla stanza e spense la candela, Alcibiade si fece forte e mi si presentò da innamorato dichiarandosi disponibile, ma non risposi.
    Lui mi si adagiò contro coprendosi col suo mantello.
    Alla mattina, raccontò era come se avessi dormito con mio padre o mio fratello maggiore.

    Ateniesi, il gran bene che può capitare ad una persona, è discorrere ogni giorno della virtù e per capirla va coltivata, comportandosi da uomo, tenendo presente che una vita senza valori, non è degna d’essere vissuta. Ne consegue che non ho vizi e nessuna paura.

    - La verità non fa male, è il male taciuto che s’irradia in metastasi -.

    Nella gioia di viver la vita, vivo con lealtà senza paura di scontrarmi con chicchessia, da generare invidia nel dire le cose come stanno in cielo e in terra.
    Il mio fine è preparare il futuro ai figli, ai figli d’Atene non ancora concepiti, scolpendoli quando li incontro, da maestro, come Fidia, insegnando ai giovani i valori che il dio Apollo fin da fanciullo m’indicava per aiutare il prossimo, il tutto in un dialogo per crescere insieme non solo ai vicini, da stagliarmi nel gruppo fin dall’adolescenza, da suscitare sempre in alcuni compagni un’ignara invidia per il modo semplice di comportarmi; essi, se era possibile, mi scartavano dal gioco, affidandomi già fin d’allora epiteti evolvendosi nell’attuale tafano, e parlando male, non capendo l’AMORE disinteressato che portavo nei loro confronti. La voce che io ero-non ero cominciò a girare, d’essere guardato con sospetto, soprattutto perché aiutavo i più sfortunati, i più indigenti, disinteressatamente, da far pensare a mire in alto miravo, poiché nemmeno il cane muove la coda per nulla.

    Cittadini, le mie cellule si riproducevano armoniosamente in un cantico d’innamoramento alla Vita, nello scoprire continui orizzonti di sapere con la Riflessione Pura, donazione dell’Immanenza del divino, d’affermare che ogni giorno doveva essere vissuto, perché si scopriva il bello del vivere, dono della Luce Capire, nell’insegnare a dare il meglio di sé senza nulla chiedere… Non come gli antidemocratici o falsi sapienti che quel poco che sanno, lo tengono stretto per vantarsi e comandare su gli altri, arrivando a parlar male di chi più sa di loro, per non perdere i propri vantaggi di saccenti, da lasciare i vicini nell’ignoranza per meglio sfruttarli e riprenderli col tono presuntuoso, arrogante, se sbagliano, sentendosi divinità…
    Arrivano perfino a dare falsi consigli nel mettere in guardia non solo i giovani, verso coloro che la pensano diversamente per non correre il rischio di perdere i benefici di facciata.
    Come fanno ora con voi cittadini!

    I miei Maestri sono stati i miei genitori, mia madre Finarete, il suo lavoro, la maieutica (levatrice), mio padre Sofronisco, alle dipendenze dell’architetto Fidia. In sostanza agli interlocutori tiravo fuori il loro sapere e glielo scolpivo affinandogli il gusto dell’apprendere razionale, il cui fine era contribuire a migliorare il futuro alla nostra Città.
    Ateniesi, giuro di non aver mai raggirato nessuno, e se per ipotesi è capitato, ho sbagliato in buona fede, per ignoranza, ugualmente pronto serenamente a pagare con tutto me stesso!.
    Durante il mio camminare, m’accorsi d’essere una voce nel deserto, ma la mia Virtù, la mia amica, pur presa di mira, non solo da calunniatori incalliti, aveva il sostegno della Divina Provvidenza, nel pane quotidiano, da fortificarmi non scalfirmi nel mio operare, ero solo un numero, uno solo ma col distinguo, non preso dalla vorace democrazia demoniaca speculativa dell’ignoranza dei numeri, comprata venduta giocata, ingannatrice di pedine, e di giocatori giocati, creata e difesa per il tornaconto della cima della piramide, il duce, il dio, le deità.
    Oggi pago io, domani voi, nell’alterare il mio sapere del non sapere in sofismi senza costrutto, arrivavano a vendermi come prestigiatore di parole, sofista incallito che sfrutta l’ignorante arricchendosi vendendo fumo! Da far passare l’intelligenza per furberia, ma l’intelligenza pura è pura non furbizia…
    Loro, per interesse, mancando d’intelligenza son furbi d’affermare che son maestro di vuota oratoria, che specula sul nulla di vero in fraseggi disordinati spontanei che nascono dalla mia mente tendente alla pazzia, da richiamarli ed allontanarsi dalla mia follia, il tutto ingigantito dalla casta che per ragion di stato mi vuol tener lontano.

    A voi, giurati, capire il dramma ordito dal potere che vi ritiene ignoranti da non riconoscere la sincerità…

    A voi Ateniesi, gente di mondo, chiedo venia se adopero parole ripetitive, già dette in piazza o altrove, che parecchi di voi già conoscono, essendo diventato vecchio in Atene, Atene che io Amo più della mia vita, a difesa dell’inganno sortito nei miei, nei vostri confronti.

    Prego, non mormorate, lasciatemi come gallina cuocere nel mio brodo nel vivere come son vissuto.

    So che chi opera per il popolo, difficilmente è capito, e deve sempre avere la valigia pronta, nell’essere pronto a dare la vita per la Democrazia Intellettiva Elettiva della Patria nel realizzarsi in se stesso, nell’esempio di donazione alla Sacra Libertà del Popolo d’Atene.

    Eolo, si diverte a scombussolare le menti deboli, da trovarmi a settanta anni, arrogante e per la prima volta in Tribunale, paradossalmente a chiedere grazia per il mio modo d’esprimermi, nell’essere piacevole o meno a voi giurati che non giudicate me, ma voi stessi.

    La virtù del giudice è giudicare, dell’imputato riconoscere, dell’oratore dire la verità!

    Cittadini, rappresentanti del Popolo, s’inizia col chiamare in causa i primi accusatori, i più micidiali, i quali non possono che essere in contumacia, per aver irrorato la mia figura di tafano col peggior ddt, ed aver permesso l’arringa al ricco sfrontato Anito, autentico democratico (voce di popolo), ambizioso, spregiudicato, che vi avverte che Atene è in grave pericolo per la mia presenza; Meleto, eletto a principe accusatore in cerca di fortuna; Licone, agli ordini d’Anito organizza il tutto, costruendo dal nulla il teorema delle false accuse, supportate dalla mafia.
    Accuse sull’acqua in un diluviare su me!
    E pensare che perfino la mosca nel vino riportavo in vita!
    L’accusa paradossalmente che mi potete fare è d’aver fatto il mio dovere alla Patria, la guerra per difenderla, da cittadino di Atene!

    Ateniesi, fin da fanciulli, nelle vostre orecchie risuonava che ero un mangiafuoco e per la vostra incolumità di non avvicinarvi, alta tensione!

    Il potere dei furbi insinuava nella mente del popolo che io ero, sapientone, speculatore di cose del cielo e di cose di sottoterra portatore di sventure, che trasformava un discorso debole in un ragionamento razionale forte d’arrivare a farvi non credere negli dei, negli uomini che vi comandavano.

    Non entro nei meandri della retorica di chi più o meno parla male di me o di altri per sentito dire.

    Chi vive di malalingua, non conosce la felicità, sta sempre sul chi va là, e nell’ignoranza non vuol ammettere che ignora, da sentirsi saccente, non sapendo che il male che si fa ricade ancor di più sulla sua povertà, da perdere il piacere di vivere in armonia con se stesso in perenne incontentabilità.

    Essi, ricchi di se stessi, non vogliono conoscersi, vogliono apparire sapienti, ma sapendo che io so che non lo sono, m’infangano con fumus persequi iniurias, così girano la mia verità in barzelletta da farmi passare per pazzo.

    Loro sono convincenti quanto i miei accusatori, e vendono bene la lezione, di star lontano dal tafano, così nasce la catena di S.Antonio, che gira rigira non fa polenta, ma terra bruciata alla verità, da sprofondarsi sempre più nella palude in cui vegetano, mai soddisfatti, da imprecare alla propria sfortuna.
    I sapientoni nella loro mirabile accusa riescono con parole vuote ad accusarmi di nulla, convincendo voi burattini della mia colpevolezza, avendo dietro di loro la piramide: il dio, il duce e le deità che senza apparire applaudono!

    Popolo d’Atene, la legge è legge anche per me, finché non sarò condannato sono innocente, da chiedere democraticamente ai tanti visibili/invisibili che mi accusano di presentarmi un chiaro atto di constatazione d’accusa, da tacitare la vostra incoscienza d’aver violato il codice etico sociale della Democrazia di Pericle.

    La loro contumacia si fa forte di voi cittadini, nel detto: -La giustizia umana è verità umana per non dire divina-. Voi condannandomi, dando ragione agli accusatori, diventate correi di false accuse; a voi resta il rimorso d’aver condannato un innocente.

    Voi giurati, ignorando la verità, siete incolpevoli, ma il dramma sta nel credere alla loro gelosia tentacolare che non muore, da emularli nel sostenerli senza che possa difendermi dalle calunnie, giudicato senza via di speranza.

    La loro furbizia è non presentarsi, d’aver l’alibi di lavarsi le mani lasciando a voi il giudizio inappellabile risolutivo di un solo giorno, pagando con la potenza del denaro, voti, anime.

    So di combattere una guerra persa contro l’arroganza del potere, lontano dalla giustizia divina, perciò tutti sono innocenti e colpevoli, ed io il capo espiatorio di quest’infame società, vittima del peccato d’empietà!

    Sarà difficile, ma obbedirò alla legge nel difendermi, e poi, sarà come a dio piace e vorrà ricevermi.
    Gente di popolo, l’accusa di Meleto nei miei confronti eccola: .
    Aristofane, con la commedia ‘Le nuvole’ fa parlare Lesina, contadino attorniato da creditori, perché il figlio Fedippede, giocando alle corse dei cavalli, s’è indebitato. Lui lo consiglia di rivolgersi a me, essendo io, un gran pagatore di furbe parole? Il giovane non l’ascolta. Il padre disperato mi cerca al pensatoio del Mercato, appeso in una cesta a contemplare il cielo. Dialogo come faccio con tutti e dico che m’impegno a risolvergli il problema invocando le Nuvole.
    Chiedo a voi giurati, perché non invitate Aristofane, dotto uomo, gran fantasista di parodie; c’è da pensare che questo processo sia una sua invenzione, una nuova satira che infanga di sterco a destra a manca, oltre la mia filosofia, eminenti uomini politici, poeti, musicisti, scienziati e mette alla berlina ogni innovazione culturale, con l’ingegno primario di far cadere la mia “tirannide” che ostacola il suo divenire, la sua figura, da togliere il sano che donavo a chi incontravo e lasciare andare ancor più a rotoli la società attuale! La sua parodia diverte non solo le teste incoronate, sfrutta la mia ricerca alla verità per far quattrini, per soddisfare i gufi dalla testa ai piedi nella calunnia, arrivando a dirmi che sono una testa che sa troppo, quindi per ragion di stato va fatta rotolare dalla rupe e che Poseidone l’infilzi tra cielo e terra come avvertimento che non si può calunniare il padrone del mondo, l’uomo che comanda, il dio, il duce.
    Voce del pubblico – Socrate, tu che non sei l’ultimo arrivato, dicci, come mai ti hanno infangato e Meleto ti ha chiamato a rispondere di calunnia in Tribunale ?-.
    Socrate La causa che non è causa è di Cherofonte, che tutti conoscono impulsivo; un giorno gli viene in mente di conoscere il nome dell’uomo più sapiente, si reca a Delfo, ad interrogare l’oracolo d’Apollo. Non ridete alla risposta della sacerdotessa Pizia: . Se fossi saggio, sarei qui in tribunale? Di questo fatto chiamo a testimoniare il fratello che è qui presente, essendo Cherofonte nel mondo dei più, affinché vi sia chiara l’origine della calunnia.
    Adoperando la Riflessione Pura, cercai la risposta: che vorrà l’Iddio? Che nasconde nelle sue parole? Io non ho coscienza d’essere sapiente, ma lui afferma che sono sapientissimo!
    La razionalità era di confrontarmi con i saggi, gli intelligenti, con i maestri dell’arte, in pratica con coloro ritenuti sapienti, da smentire il vaticinio nel mostrare all’oracolo i più sapienti di me.
    Così cominciai a tampinare i sapienti di professione, ma i loro valori facevano acqua nel mare di tutti, c’era solo apparenza; per onestà spiegai a loro di cambiare il metodo d’apprendere per migliorarsi, di adoprare il Dono dato agli uomini dall’Immanenza del Mistero divino: la Riflessione Riflessiva Intuitiva, Riflettente, da cui nasce il Carisma, con la responsabilità di non deludere chi crede in loro, nell’essere fautori di benessere sociale!
    I boriosi, pieni di se stessi, invece di ringraziarmi, cominciarono a calunniarmi ancor di più; contraddizioni della casta!
    Voce esterna-
    Dovevi tacere non cantare la povertà che c’è in loro, così ti sei attirato fulmini, saette, boati e strilli. A loro interessa non lasciare le poltrone, ma fare i giochi per il proprio tornaconto, ne dicono di bugie che il naso di pinocchio infilzerebbe tutto lo stivale! Tu Socrate cercatore di verità, sei inviso e ignorato, per la tua scelta scomoda di uomo vero!
    Socrate- La mia voce interiore divina non mi ha mai tradito, mi ha permesso di continuare ad essere una luce, lucciola in mezzo alle tenebre!
    Ateniesi, chiedo a Meleto, all’Arconte Re, a tutti i giurati presenti d’essere riconosciuto per quello che sono, non per quello che certuni inventano per i propri interessi, affinché gli scenari futuri per la mia Patria siano democratici, non malefici: . La Storia se non insegna, non è Storia.
    Portare avanti la Virtù divina è rischiare più volte la vita nell’essere se stesso; l’ingrata verità è la briciola di pane che scalda il cuore da non lasciarsi circuire dalle sirene di belle parole vuote, antidemocratiche finalizzate al denaro nel detto: – nessuno è profeta in patria-, risponde alla furbizia dei potenti per neutralizzare con l’esilio chi può dar fastidio, imponendogli di lasciare il paese come Anassanagora, Democrito, Eraclito ed altri, affinché non diventino tafani come me.
    Democrito, affermava nei Canoni, ci sono due modi di conoscenza, mediante i sensi e mediante l’intelletto: , che io definisco Riflessione Pura! La riflessione speculativa non è il fine, ma un pizzico di sale nel piatto della vita, il tallone d’Achille!

    Chi tira il carretto per vivere, o respirare non ha il tempo per invidiare, calunniare e perfino sognare. Chi impera con gelosia, invidia, ingordigia ha sempre voglia di far la guerra, il suo fine è acquisire maggior potere e vantarsi sulla pelle del popolo comprato con una pagnotta di pane.
    Essi, professionisti del sapere agiscono per riflessione speculativa, vendendo parole di fumo a danno di chi crede in loro, così, chi più paga, più è abbindolato, né l’esempio Eveno di Paro che, avendo soldi da spendere per i suoi figli, fa venire sofisti d’altre città, strapagandoli, convinto che più si pagano gli educatori, più i figli saranno intelligenti… Contento lui, più ancora i sofisti, ma i suoi figli, non potranno che essere arroganti, presuntosi e somari.
    I figli dei benestanti e dei potenti in famiglia assorbono solo furbizia scambiandola per intelligenza, salvo eccezione, ed avendo tempo non da buttare si ritrovano a far cultura da me, punto di ritrovo, come l’oratorio, senza nulla pagare, perché non sono un sofista, un perditempo, ma credo nell’opera di trasmettere i veri valori della vita da buon maestro soddisfatto nell’essere d’aiuto a tirar fuori del grembo l’uomo che c’è in loro, praticando come mia madre la maieutica, coinvolgendoli a partecipare ai vari problemi, analizzandoli a fondo partendo dalla Riflessione Pura, dono che si riceve alla nascita.

    Paradossalmente questi giovani che poco apprendono, credendosi già sapienti nell’aver il germe, meglio il verme della casta, credendo d’aver capito l’arte della maieutica, da bambocci si divertono a disturbare chi incontrano. Se a loro vengono poste delle domande, i bamboccini, prontamente rispondono col sofisma: – Socrate insegna le cose del cielo e le cose di sotto terra, a non credere in iddio, e a fare della verità la falsità-. Chi sente questa risposta se la prende con me, mandando maledizioni: -Socrate è un criminale, un perditempo che guasta i giovani -. I colpevoli restano immuni da colpe, essendo figli di signori, gente per bene che ha pecunia, e che li protegge.

    Ateniesi, da questi continui esami son nate molte inimicizie, aspre e fierissime, che il vento di dicerie ha sparso dappertutto in una moltitudine di calunnie, ma il paradosso, non sapendo riconoscere la sapienza del vero sapiente dalla saccenteria dell’arrogante, quando parlano, mi chiamano Maestro, in mia assenza la loro ipocrisia sboccia nel denigrarmi ironizzando, da sfogare lo stress della demoniaca democrazia che alimenta infelicità/incontentabilità.
    Esiodo, già nel VIII/VII a.C. declamando poesie afferma che la Poesia è Politica = Filosofia, sintesi di vita non solo pastorale, così, io Socrate, filosofo, politico sono accusato d’empietà verso la casta…

    E tuttavia la mia fama corre col vento, persone oneste vorrebbero conoscermi, sentire la mia opinione, sui vari problemi del mondo, ma son fermi alle foto gratuite fatte girare per invidia, e ai consigli di non disturbare il folle, per non correre il rischio d’essere derisi dalla compagnia degli amici, dei conoscenti che hanno sentito nei miei riguardi solo barzellette. Prima di pretendere di conoscere gli altri, vale il detto: -Conosci te stesso!-
    Rischi di bruciar le foto e fai un danno al sociale!

    Cittadini, davanti a codesta chiara esposizione non vi son sorti dei dubbi sulle accuse nei miei riguardi? Qualcuno dei presenti, può dissentire sulla razionalità del mio atto d’accusa contro il prossimo visibile invisibile? Chi non è d’accordo lo gridi, sia se stesso, dimostri coraggio, non sono un mangia uomo! Anzi lo ringrazio per il suo, il mio coraggio! Aggiungo: tutti i sapienti esaminati, stanno ad ascoltare, annuiscono al buon senso delle mie parole, mi promettano d’impegnarsi, poi anche a causa della moglie per il quieto vivere desiste al cambiamento.
    Ateniesi, ripeto, l’AMORE al prossimo, mi è stato ordinato dal divino, con oracoli, sogni svolti dalla Riflessione Pura o sesto Senso, che l’uomo ha in dotazione alla nascita per differenziarlo dagli altri organismi viventi. Tuttavia, agli occhi dei miei contemporanei, passo, per matto, non sono matto sono un folle perché nulla chiedo in cambio e continuo ad essere me stesso un tafano, insegnando nel possibile a dare il meglio a chi ha la fortuna d’incontrarmi e d’interrogarmi per crescere insieme.
    Così come ogni capello va al pettine, le diffamazioni nei miei confronti hanno riempito le orecchie di chi non voleva sentire, da non poter più digerire. Meleto, per proprio interesse difende i poeti, Anito, gli artefici, artigiani e politici, Licone, i retori, da presentare, regolare denuncia sul nulla, non sulla carta della verità, d’incantarvi di belle parole.
    Ma la legge, è legge, ha l’obbligo d’appurare la verità, nient’altro che la verità. E qui è fondo notte! Domani, avvolto dalle mie amiche nuvole veglierò su Atene, affinché la giustizia di Salomone, sì realizzi.
    Cittadini Ateniesi, chiedo quale colpa abbia la mia follia d’AMORE, nel continuare a dare il meglio di me stesso alla mia Patria, nell’aver salvato a Potidea Alcibiade, a Delio Lachete; nell’aver capito che la guerra è solo arricchimento e gioco del duce, del dio che comanda, e noi pedine sulla scacchiera ubbidienti come cani che leccano le ferite al loro padrone…
    Ora colgo la vita nei discorsi deboli in aiuto ai forti, in un dialogo in continua ascesa, nel differenziarmi dalla moltitudine di pazzi tendenti a reciproci inganni, accrescendo sempre più l’infelicità in loro stessi e nel prossimo. Giurati, condannandomi estirpate la vostra voce del Cuore, Dono di Luce nel divenire della Democrazia Ateniese.
    L’indagine in corso porta inimicizie, altre calunnie da trovarmi imputato pur innocente, davanti al mondo intero, da passare per sofista che fa la cresta confutando gli altri. Miei concittadini d’Atene, dichiaro che vi amo, ma obbedirò alla Virtù, non a voi, finché abbia respiro, finché riuscirò adoperare la Riflessione Pura, non cesserò di ammonirvi e di porgervi la mia filosofia e se l’accogliete vi renderà felici…
    Giurati della più grande città dell’Attica, mi vergogno con voi a pensar che la vostra ansia è tesa solo alle ricchezze, all’edonismo, alla guerra che nasce per mancanza d’AMORE al Prossimo, da non conoscersi, e calpestare i diritti di madre Terra, nel Dono del pane quotidiano a tutti, d’accumulare sempre più incontentabilità/infelicità. Ricordiamoci, si viene al mondo nudi dal grembo di Madre Gaia, e si rientra accolti dal Mistero a braccia aperte nella continuità del Vivere…
    Uomini che respirate, godete la Virtù dell’armonia con la vostra donna, i vostri figli, con i vicini e i lontani, nel dono di lasciare un’orma, un segno di Vita di civiltà d’AMORE.
    Cittadini, le accuse di Meleto, sono strumentali, da non rendersi conto del danno<<<<<<<<<< che arreca alla grande Atene, d’oscurare la Democrazia dell’Attica, il periodo aureo di Pericle. La causa è la madre ignoranza nel non conoscere i giovani non essendosene mai occupato, da dire che io li travio.
    Meleto, tu che ti presenti per uomo perbene, li frequenti i giovani per conoscerli?
    Da quando te ne sei interessato?

    Giurati, Meleto è il rappresentante della retorica poetica, che non serve ai giovani per il futuro d’Atene, ma a chi sta al potere della piramide: il duce, dio, le deità a commettere ingiustizie.
    L’amante della vera Poesia, sa che è sintesi di Filosofia e nella prassi è Politica Democratica, non basata sui numeri comprati al lotto, ma sulla Riflessione Pura razionale per il nostro divenire, la Poesia è AMORE, profumo di Vita, futuro al mondo intero per l’Armonia insita in poche parole dettate dal cuore universalmente parlando…
    Se ai giovani non insegnassi il benessere fisico/mentale, starebbero con me? Se insegnassi il male senza volerlo, non sarei consapevole di corromperli!

    Tenete presente che in Atene non è in uso fare causa per simili errori, ma chi inconsapevolmente erra va ammonito, spiegandogli, se continua nell’errore delude non solo il dio Apollo, soprattutto se stesso, d’essere scacciato.

    Meleto, hai evitato di scacciarmi, non mi hai dato insegnamento alcuno perché ti servivo?
    Ora, qui in tribunale vuoi condannarmi per soddisfare la tua ignoranza, i tuoi interessi, non per redimere la mia colpevolezza o innocenza?

    Meleto, rispondimi alla domanda: la democrazia attuale, si basa sulla demagogica furbizia dei voti, o sull’intelligenza al servizio del Popolo?

    - Meleto – Non ho vergogna a risponderti che nell’attuale democrazia comandano i numeri –

    Socrate- Caro Meleto, mi accusi dell’opera temeraria di cercare cose sottoterra e quelle in cielo, non credi di accusare Anassagora? Stimi così poco i giudici e li credi così poco familiari con la scrittura, da non sapere che di questi discorsi sono pieni i libri di Anassagora di Clazomene? Allora i giovani imparano da me cose che si possono avere in biblioteca per una dracma, da mettermi in ridicolo, facendo finta che siano mie elucubrazioni, ma per Zeus, ti sembro così cretino, da non credere in nessun dio?

    Meleto- Assolutamente no, per Zeus! –

    Socrate- Dì a queste cittadini chi rende migliori i giovani? Lo sai, visto che il problema giovanile t’interessa tanto e hai trovato chi li corrompe,
    d’accusarmi pubblicamente davanti a questi giudici.

    Lo vedi, Meleto, stai zitto e non sai che dire? Ma non ti sembra vergognoso? Non ti sembra una prova sufficiente di quello che dico io, che dei giovani non ti è mai importato nulla? Dimmi, caro, chi li rende migliori?

    Meleto- I costumi e le leggi. –

    Socrate- Ma non ti chiedo questo, mio caro amico, bensì quale persona, chi, in primo luogo, conosce, appunto, i costumi e le leggi?

    Melito- Loro, Socrate, i giudici. –

    Socrate- Che dici, Meleto? Sono forse capaci di educare i giovani e di renderli migliori?

    Meleto- Certamente. –

    Socrate- Proprio tutti, oppure alcuni sì e altri no?

    Meleto- Proprio tutti. –

    Socrate- Ben detto, per Giove! C’è tanta gente ad aiutarli! Ma allora questi che ci stanno ad ascoltare li rendono migliori, o no?

    Meleto- Sì, anche questi. –

    Socrate- Ed anche i cittadini del popolo?

    Meleto – Anche loro. –

    Socrate- Ma, Meleto, non sono i membri dell’assemblea del popolo, a corrompere i più giovani? Oppure anch’essi, tutti insiemi, li rendono migliori?

    Meleto- Anch’essi. –

    Socrate- Ma allora, a quanto pare, tutti gli Ateniesi, li rendono migliori, tranne me. Sono soltanto io a corromperli. E’ così che dici?

    Meleto- Affermo proprio questo, con forza. –

    Socrate- Il tuo coraggio non ha limiti, a condannarmi…

    Per Zeus Meleto, è meglio vivere fra cittadini buoni o cattivi? Amico, rispondi, non ti sto chiedendo nulla di difficile! I cattivi non fanno forse del male a chi gli sta sempre vicino, mentre i buoni del bene?

    Meleto- Senza dubbio. –

    Socrate- C’è dunque qualcuno che voglia essere danneggiato dalle persone con cui sta assieme, piuttosto che trarne vantaggio? Rispondi, mio caro amico: anche la legge te lo impone. C’è qualcuno che vuole essere danneggiato?

    Meleto- No di certo. –

    Socrate- Su, allora: mi porti qui in tribunale perché corrompo i giovani e li rendo più cattivi volontariamente o involontariamente?

    Meleto- Volontariamente. –

    Socrate- E allora, Meleto? Tu più giovane di me, sei tanto più sapiente d’accettare i miei complimenti nel riconoscere che i cattivi fanno sempre del male a chi sta loro più vicino, mentre i buoni consigliano di far solo del bene?

    Io, invece, sarei stato tanto ignorante da non rendermi conto che se rendo malvagio chi sta con me, rischierei di ricevere del male da lui: d’accordo che dico d’essere ignorante, ma non a tal punto! D’accordo che fra i tanti giovani ci sono chi mi tira tiri mancini, da farmi passare io traditore, la società tesa al soldo, senza principi crea traditori…

    E’ chiaro, se m’accorgo dell’errore, non continuerò a farlo salvo involontariamente.
    Ma tu hai evitato di stare con me e di darmi insegnamento, quale interesse a non farlo?
    Meleto in questo processo, sarai pagato profumatamente ma non otterrai gli onori che in cuore, speri dai contumaci nel condannarmi qui in tribunale davanti al Popolo, in questo caso sovrano.
    Perché non fai scoppiare il bubbone pubblicamente?

    Meleto – Dico che tu non credi assolutamente negli dei. –

    Socrate- Stupefacente Meleto, io, non credo, come altre persone, che il sole e la luna siano dei?

    Meleto- No, giudici, per Zeus, asserisce, che il sole è pietra e la luna terra! –

    Socrate- Ateniesi, quello che ho detto vi è ormai chiaro, di queste cose a Meleto non importa né tanto né poco. Tuttavia, Meleto, dimmi: – In che modo corrompo i giovani?- E’ evidente che, secondo l’accusa che hai scritto, insegno a non credere negli dei in cui crede la città.

    Meleto- Affermo proprio questo-.
    Socrate- Ma io affermo che insegno a non credere nelle nuove divinità demoniache in cui si celano uomini falsi e corrotti. Tu Meleto, non sei credibile neppure in te stesso! Cittadini Ateniesi, mi sembra che egli sia assolutamente presuntuoso ed avventato, e che mi accusi per un qualche genere d’insolenza e d’avventatezza giovanile, come per mettermi alla prova con un enigma: “Socrate il sapiente si accorgerà delle mie contraddizioni, che scherzo nel credere non crede negli dei giocandoci sopra, ingannando lui e tutti gli altri ascoltatori da giocherellone.
    Cittadini, le accuse di Meleto, nascono da un odio grande e diffuso che causerà la mia condanna: Meleto, Anito, Licone sono pedine interessate al servizio della casta, in contumacia, paradossalmente da pagare con la vita, per il mio pensiero libero per la purezza alle virtù, per gelosia nei miei confronti…

    Questo ha condannato molti altri uomini buoni, e altri ancora saranno – credo – condannati perché dicono la verità da ringraziare fin d’ora iddio di non farmi mancare una così interessante compagnia.

    Ateniesi, ipotizzerò, che questa volta non credete, ad Anito, d’assolvermi, ma che non sprechi più tempo a traviare i giovani e non fare più filosofia, e se non ascoltassi, la morte!
    Se m’assolveste come ho detto, risponderei, Ateniesi, ho AMORE e rispetto per voi, ma ubbidirei al dio che c’è dentro di me, piuttosto che a voi, e finché avrò respiro e sarò in grado di farlo, non smetterei di fare filosofia, di consigliarvi e d’insegnare a chiunque incontri: Ateniese, della città più grande e famosa per sapienza e forza, perché ti preoccupi solo delle dracme e non della reputazione, dell’onore, da non curarti del pensiero razionale della Riflessione o saggezza, della verità, nel conoscere la felicità.
    Nel mio cammino quotidiano ho trascurato tutto quel che mi riguardava, perfino non curando gli affari di famiglia, per fortuna Santippe ha compreso l’AMORE che portavo ad Atene e mi ha lasciato fare, ai vostri figli, cercato d’insegnare la Virtù, agli uomini della casta, un tafano per tenerli svegli, affinché non vi sfruttassero, mai elemosinato e neanche ora lo farò, di quel che dico posso produrre a testimone solo la mia povertà, la sola ricchezza che possiedo.
    In questi tempi in città avvengano molte ingiustizie e illegittimi atti, da scontrarsi le deità della piramide, più volte, si ode il tintinnio dei coltelli. Io son stato nel mio brodo, a tanti sono indigesto, non ho mai cercato di salire i gradini, qualche hanno fa son stato sorteggiato co presidente dei cinquecento come voi ora che mi giudicate, per giudicare i dieci strateghi che non avevano raccolto i naufraghi della battaglia navale; io solo mi opposi a voi, per non violare la legge. La Legge, ha per base il Buonsenso, io sto con la Legge anche a costo della vita.
    Così successe quando s’affermò l’oligarchia dei Trenta Tiranni, m’ingiunsero di portare via, Leonte di Salamina per metterlo a morte, rifiutai l’ordine dimostrando di non aver paura della morte.
    Credete, se mi sia occupato, d’affari pubblici, in modo degno da uomo responsabile al servizio del prossimo, nel riconoscere chi ha ragione, e mai cedere alla prepotenza, ai fondamentalismi, ai vari colori, non sarei qui, ma nel Mistero, senza eseguire il mio mandato di tafano, ma fra poco mi riceverà con AMORE, per non averlo deluso al mandato affidatami. Così ringrazio la casta per avermi fatto raggiungere la nobile età nell’aver elargito io il meglio alla città che amerò anche da lassù. Dirvi grazie è poco, figli d’Atene, rimarrete nel mio cuore, nell’AMORE del MISTERO.
    Qualcuno potrebbe dire:
    - Socrate, non ti vergogni di esserti dedicato ad un’attività per la quale sei ora esposto al rischio di morire? –
    Ribatterei:
    Ragazzo, pensi che un uomo anche di valore modesto desideri vivere da vile o debba donare la vita per una giusta causa?
    Ateniesi, non parlo per difendermi, ma mi sembra che il dio mi abbia unto per questa funzione per la nostra città d’Atene, per voi, nell’essere il tafano affinché non vi addormentate sui vizi.

    Non sono una deità, ma chi ha dialogato con me pur disprezzandomi per i suoi interessi edonistici, in fondo al duro cuore si ricorda di un palpito d’AMORE di sincera Virtù, amici, cittadini di questo mondo col vostro affetto mi anticipate l’abbraccio al Mistero, idealizzandomi da trovarmi impreparato, da non crederci, ma per l’AMORE alla Virtù, la Fede o il pane del conoscere per conoscersi, affermo nel principio del vivere sociale: se mi condannate, spegnete la luce, e mi dispiace perché è difficile trovare ai giorni nostri dietro l’angolo un altro che prenderà il mio posto per tener in vita la vera Giustizia, la Speranza nel futuro d’Atene.
    Giurati, a prescindere dalla reputazione, non mi sembra giusto supplicare il giudice d’assolvermi con le preghiere. Il giudice non è qui per concedere favori, ma per giudicare! Credo, cittadini ateniesi, che nessuno dei miei accusatori e voi e dio, giudicherete nel modo migliore per me e per voi. Ritornando all’inciput della mia difesa da questa idiota farsa di calunnie nei miei confronti, non so se in così poco tempo sia riuscito a spiegarvi. Se ritenete che non sia stato chiaro circa l’odio nato nei miei confronti, in nome della verità, mi sublimo a ripetere: ma ritenendomi soddisfatto della mia difesa, come già detto accetterò il vostro verdetto, il verdetto degli uomini.
    Voce narrante: Socrate, con la sua spontanea ironia, appariva ai concittadini un sofista insidioso, pur non insegnando retorica a pagamento. Tra i suoi discepoli c’era stato l’ambiguo Alcibiade e Crizia, uno dei Trenta Tiranni. D’essere accusato per empietà o ateismo! – La giuria, vota: Socrate è giudicato colpevole.
    II ATTO
    LA RICHIESTA DELLA PENA
    Giurati, la filosofia insegna il comportamento del vivere in società per la società, accettando la realtà, trovando i miglior rimedi possibili nella Virtù dell’essere per essere da dire: «è meglio subire ingiustizia piuttosto che farla».

    Pensavo ad una condanna più pesante, invece per soli trenta voti, schivo l’anonimato! Mi dispiace per Meleto, d’accordo, ha giocato basso la sua scians della vita, ed ha perso, così ritorna al buio. Caro Meleto cominciavi a piacermi, ma del tafano non ti scorderai, non sono una deità, pensandomi ringrazierai in cuore d’essermi stato amico.
    Giurati, la pena è già una pena per voi che mi regalate i celesti pascoli nell’anticipare l’incontro col Padre di tutti: il MISTERO, l’AMORE ETERNO, che Dona, che rinnova l’infinito giorno della Vita.
    Preciso che la razionalità non è destino, il destino è casualità, ognuno di noi, ripeto nel giorno che nasce riceve sei talenti, che ci differenza tra tutte le cellule viventi su Gaia, lo sconosciuto sesto senso, il più importante o il più ovvio è la Riflessione Pura, l’incontaminata Virtù d’AMARE il Prossimo, nell’essere utile al Popolo, e con tutti i suoi passaggi si ritorna alla Razionalità, scoprendo ogni giorno colorate novità che fan bella la vita, ma per capire la bontà del vivere, si deve tener al guinzaglio o basso regime la riflessione speculativa o l’ingordigia, dell’avere senza dare che ci abbruttisce da vivere come bestie ringhiose.
    Ripeto, ormai, sono agli sgoccioli, preparato alla Virtù Eterna, parlo non da masochista, ma da chi ha dato il meglio nel possibile chi incontrava, fregandosene se gli sparlano dietro le spalle, se dovessi aver paura dell’ombra che ci portiamo dietro dalla nascita, come potrei sentirmi realizzato. Neanche pagare per salvarmi per una pena non commessa, non sarebbe giusto, la mia Virtù non l’accetterebbe, anche se i miei amici volessero pagar loro per me.
    Se chiedo di finire in gloria i miei ultimi giorni in pensione nel Prinateo, insieme ai vincitori d’Olimpiadi, a dir la verità mi sentirei in buona compagnia, ma loro come potrebbero trovarsi con un tafano come me?
    La casta degli uomini, è una piovra tentacolare del sistema, se non s’è all’erta, ci stritola o rimpinguiamo le file; la legge dell’uomo diventa divina perché chi comanda è il duce, divinità, il punto più alto della piramide: .
    Riconosciuto colpevole e condannato a morte (il paradosso: i Trenta Tiranni lo volevano far fuori, ma caduti in disgrazia non poterono, ora i democratici lo condannano).
    La giuria delibera sulla pena, la maggioranza è aumentata, vota a favore della pena di morte, proposta da Meleto.
    IL CONGEDO DI SOCRATE
    Mentre i magistrati sono occupati, arriva Santippe, Socrate la vede:
    Antifonte: .
    Poi si rivolge ai cittadini: niente impedisce che si conversa fra noi, finché è permesso.
    A voi, perché mi siete amici, ho voglia di far vedere qual è il senso di quello che mi è successo oggi, a me, giudici – e chiamandovi giudici credo di chiamarvi correttamente – è accaduto qualcosa di meraviglioso.
    Dico questo solo a chi ha votato per la mia condanna a morte, da dirle grazie, nel dimostrare a me stesso ciò che pensavo di sorridere nell’ultimo amplesso col Mistero.
    In battaglia riuscivo ad evitar la morte per salvar la mia Patria, ma la malvagità è una malattia infettiva con tanti alibi che non ci s’accorge essendo un laser di morte vivente.
    È stato un bel gioco, esco vincitore da singolar tenzone di sfrontatezza e spudoratezza, nel dirvi la verità che non fa male, ma che non vi ha fatto piacere ascoltare nel sentirvi poveri d’aver sbagliato tutto sull’impostazione del vivere. Io vivo, voi il vuoto.
    Eliminare persone che vi fanno critica è da barbari, perché non tendete alla Virtù, sbagliate. Continueranno ad esserci, è, la Vita stessa che genera la prima Virtù d’AMARE, nel Dono alla VitA.
    La mia condanna è l’ala alata del vincitore che nel mondo dei più ispirerà le menti vive di continuare la mia opera, e saranno tanto più duri quanto più sono giovani, però a vantaggio del futuro dei nostri figli. Giudici, uccidendo un uomo non si uccide l’idea che egli ha creato.
    Amici, la mia consigliera, la voce della Virtù del sì e no, stamattina, era in libera uscita, da trovarmi in Tribunale a far l’oracolo di me stesso, lasciato libero dalla mia Virtù per maturità, felice d’essere qui!
    Bacio la fiala di cicuta, m’addormento serenamente, lasciando la mia anima trasmigrare al Padre del Tutto, MISTERO.
    Quante volte svegliandoci si rimaneva male per aver troncato il sogno della vita? Dunque il sogno Eterno e AMORE, il più bell’amplesso.
    Nell’Ade del Mistero troverò i grandi della Storia, esempio Minosse, Omero, Esiodo, Orfeo e altri che furono giusti nella vita.
    Da non perdere il vizio di continuare ad esaminare ed interrogare quelli di là come quelli di qua, per capire chi di loro è sapiente e chi crede di esserlo, ma non lo è.
    Discutere con loro e starci insieme, è vivere, gioia, felicità! In ogni caso la gente di là non mi può chiamare in Tribunale, se quanto si dice è vero, quelli di là sono più felici di quelli di qua essendo già immortali per il tempo che rimane.
    con questo vaticinio per voi che avete votato contro di me, prendo congedo.

    Io, lento e vecchio lascerò che la dolce cicuta prenda per mano la mia ombra e l’adagio nel suo corpo per congiungersi al Mistero di Vita.

    Voi, cittadini ateniesi, riceverete, da parte di chi vuole insultare la città, la fama e la colpa di aver ucciso Socrate, uomo sapiente – perché chi vi vuole offendere dice che sono sapiente, anche se io non lo so! –

    Tuttavia, a voi faccio questa preghiera: i miei figli, una volta cresciuti, puniteli, cittadini, tormentandoli come io tormentato voi, se vi sembra che si preoccupino dei soldi e d’altro prima che delle virtù; e se fanno finta d’essere qualcosa ma non sono nulla, svergognateli come io facevo con voi, perché non si prendono cura di ciò di cui occorre curarsi e pensano d’essere qualcosa senza valer nulla. E se farete così, io sarò trattato giustamente da voi, ed anche i miei figli.

    Ma è già l’ora di andarsene, io a morire, voi a vivere; chi dei due però vada verso il meglio, è cosa oscura a tutti, meno che al dio.

    (Voce) SOCRATE, sei Luce, Maestro di vita, Dono all’Umanità nel sorriso agli accusatori, nel dolce trapasso esempio di Virtù, fortuna diuturna per chi Vive…

    Lorenzo Pontiggia
    Il Poeta marylory
    Albese con Cassano
    Villa Calliope Editore

  • Lorenzo Pontiggia // 30 Maggio, 2008 a 8:30 pm | Replica

    LA CASTA IMPUTATA, SOCRATE PROCESSATO
    Autore: il Poeta

    Prefazione

    Falsa democrazia, potere della casta, tangentopoli, politica speculativa, mafia e malaffare hanno avuto una forte influenza nella produzione letteraria attuale: gli scrittori sembrano coinvolti in queste tematiche, nelle trasformazioni, nelle denunce, nel rinnovamento della società e dell’uomo, eppure si avverte un clima crescente di tensione, di sofismo, di demagogie, di accondiscendenza al lassismo e al compromesso, di scelta di temi revisionisti o celebrativi. Che gli intellettuali del nostro tempo, sotto la pressione del consumismo, dell’edonismo, dell’omologazione progettuale e della perdita di identità non siano più in grado di darci risposte? E se gli stimoli a sentire come valore l’esigenza di operare nell’etica, di recuperare la dignità umana ci venisse da un poeta naìf?
    Non ci sarebbe da stupirsi, visto che abbiamo perso la capacità di provare meraviglia, quella meraviglia che è alla base del filosofare con semplicità nel tentativo di conoscere la verità, di voler lavorare attorno alle questioni accumulando consapevolezza e un pizzico di saggezza.

    Quella meraviglia che prova il poeta naìf quando riproponendoci, come passaggio dall’ignoranza al sapere, la semplice lettura del processo a Socrate, stentiamo a coglierne il messaggio.
    E lui, da saggio, sente che oggi più che mai è necessario tornare alle origini della filosofia per ritrovare l’uomo e il suo senso.
    Lo fa proponendoci un testo teatrale dalle forme linguistiche insolite, dalle strutture non convenzionali, dai toni di corrosiva ironia, di notevole intensità, nell’intreccio di una dimensione dell’io individuale e di una dimensione della realtà culturale e sociale.

    IVANA RACCIS

    I A T T O

    Voce – In una città in cui la convivenza
    è assicurata dagli interessi e
    dalla paura del giudizio degli
    altri, una persona che non si
    lascia manipolare è un cittadino
    reprobo e pericoloso.

    Socrate – Non so voi cittadini, chiamati
    a decidere del mio futuro, che
    dite delle accuse mosse dai
    miei accusatori con quel
    castello di fumo…
    Io non saprei che pensare, posso
    solo ammirare le loro capacità
    persuasive…
    Ora dovrò superarmi per riuscire
    a far emergere la giustizia
    la verità insabbiata da cotali
    accusatori, sul vuoto negativo,
    alla mia persona.
    Se non fossi chiamato in causa,
    mi congratulerei con loro
    per averla cantata soave,
    girando il bene in male,
    presentandomi come un diavolo
    tentatore che minaccia il futuro
    della nostra Città, nel traviare
    i giovani a perdere tempo
    con la retorica, nell’insidiarli
    a giocare come consuetudine
    del nostro ambiente…

    Voglio farvi notare che son stato
    amico della bella e sapiente Aspasia,
    la concubina di Pericle, e a chi
    si rivolgeva a me, chiedendo
    sull’Amore di Cupido, il mio consiglio:
    di rivolgersi all’etera Diotima.

    Ho sposato Mirto ed avuto un figlio,
    poi Santippe con due figli ancor giovani.

    Nell’ambiente dei giovani capita
    che ci si innamori del professore…
    Vi racconto un fatto sul
    bell’Alcibiade che lui stesso
    confidò ad altri: desiderando
    essere il mio ragazzo,
    m’invitò a casa sua, e dopo aver
    cenato e dialogato, non ebbe
    il coraggio di farsi avanti,
    cose che succedono quando
    ci s’innamora, ma a me neanche
    balenava l’idea, per la virtù che
    ci tenevo a non macchiare.

    Alcibiade innamorato studiò
    un semplice piano, mi riinvitò
    a casa, mi tenne al desco
    a parlare e bere fino a tarda ora,
    poi mi consigliò, essendo
    già tardi, di fermarmi avendo
    già fatto preparare un letto
    per me.
    Non trovando niente di strano,
    accettai di rimanere, mi coricai;
    il servitore uscì dalla stanza e
    spense la candela; Alcibiade
    si fece forte e mi si presentò
    da innamorato dichiarandosi
    disponibile, ma non risposi.
    Lui mi si adagiò contro
    coprendosi col suo mantello.
    Alla mattina raccontò:
    - …era come se avessi dormito
    con mio padre o mio fratello
    maggiore -.

    Ateniesi, il gran bene che può
    capitare ad una persona,
    è discorrere ogni giorno della
    virtù per capire come va
    coltivata, comportandosi da
    uomo, tenendo presente che
    una vita senza valori,
    non è degna d’essere vissuta.
    Ne consegue che non ho vizi
    e nessuna paura.

    - La verità non fa male, è il male
    taciuto che s’irradia in metastasi -.

    Nella gioia di viver la vita,
    procedo con lealtà senza paura
    di scontrarmi con chicchessia,
    da generare invidia nel dire
    le cose come stanno in cielo e
    in terra.
    Il mio fine è preparare il futuro
    ai figli, ai figli d’Atene non
    ancora concepiti, scolpendoli
    quando li incontro, da maestro,
    come Fidia, il Partenone,
    insegnando ai giovani
    i valori che il dio
    Apollo fin da fanciullo
    m’indicava per aiutare
    il prossimo, il tutto in un
    dialogo per crescere insieme
    da stagliarmi nel gruppo fin
    dall’adolescenza, da suscitare
    sempre in alcuni compagni
    un’ignara invidia per il modo
    semplice di comportarmi;

    essi, se era possibile, mi
    scartavano dal gioco,
    affidandomi già fin d’allora
    epiteti che si sono evoluti
    nell’attuale tafano, e parlando
    male, non capendo l’AMORE
    disinteressato che portavo nei
    loro confronti.
    La voce che io ero-non ero
    cominciò a girare, d’essere
    guardato con sospetto,
    soprattutto perché aiutavo
    i più sfortunati,
    i più indigenti,
    disinteressatamente, da far
    pensare a quale mire in alto
    miravo, poiché nemmeno
    il cane muove la coda
    per nulla.

    Cittadini, le mie cellule
    si riproducevano
    armoniosamente in un
    cantico d’innamoramento
    alla Vita, nello scoprire
    continui orizzonti del sapere
    con la Riflessione Pura
    (Riflente = Riflessione-mente),
    donazione dell’Immanenza
    del divino, d’affermare che
    ogni giorno va vissuto
    scoprendo il bello
    del vivere, dono della Luce,
    capire, nell’insegnare a dare
    il meglio di sé senza nulla
    chiedere…

    Non come gli antidemocratici
    o falsi sapienti che quel poco
    che sanno, lo tengono stretto
    per vantarsi e comandare
    su gli altri, arrivando
    a parlar male di chi più sa
    di loro, per non
    perdere i propri vantaggi,
    da lasciare i vicini
    nell’ignoranza per meglio
    sfruttarli e riprenderli con
    tono presuntuoso,
    arrogante, se sbagliano,
    sentendosi divinità…
    Arrivano perfino a dare
    falsi consigli nel mettere
    in guardia non solo i giovani,
    verso coloro che la pensano
    diversamente per non
    correre il rischio di perdere
    i benefici di facciata.
    Come fanno ora con voi
    cittadini!

    I miei Maestri sono stati
    i miei genitori, mia madre
    Fenarete, il suo lavoro,
    la maieutica (levatrice),
    mio padre Sofronisco, alle
    dipendenze dell’architetto
    Fidia. In sostanza agli
    interlocutori estrapolavo
    il loro sapere e glielo
    scolpivo affinando il gusto
    dell’apprendere razionale,
    il cui fine era contribuire
    a migliorare il futuro alla
    nostra Città.
    Ateniesi, giuro di non
    aver mai raggirato nessuno,
    e se per ipotesi è capitato,
    ho sbagliato in buona fede,
    per ignoranza, ugualmente
    pronto serenamente a pagare
    con tutto me stesso!

    Durante il mio camminare,
    m’accorsi d’essere una voce
    nel deserto, ma la mia Virtù,
    la mia amica, pur presa
    di mira, non solo da
    calunniatori incalliti,
    aveva il sostegno della
    Divina Provvidenza, nel pane
    quotidiano, da fortificarmi,
    non scalfirmi nel mio operare:
    ero solo un numero, uno solo
    ma col distinguo, non preso
    dalla vorace democrazia
    demoniaca speculativa
    dal gioco dei numeri,
    comprata venduta giocata,
    ingannatrice di pedine, e di
    giocatori giocati, creata e
    difesa per il tornaconto della
    cima della piramide, il duce,
    il dio, le deità.

    Oggi pago io, domani voi,
    nell’alterare il mio sapere del
    non sapere in sofismi senza
    costrutto; arrivavano a
    vendermi come prestigiatore
    di parole, sofista incallito che
    sfrutta l’ignorante arricchendosi
    vendendo fumo!
    Da far passar l’intelligenza per
    furberia, ma l’intelligenza pura
    è pura non furbizia…
    Loro, per interesse, mancando
    d’intelligenza, astutamente
    affermano che son maestro di
    vuota oratoria, che specula sul
    nulla di vero in fraseggi
    disordinati, spontanei che
    nascono dalla mia mente
    tendente alla pazzia, da
    richiamarli ad allontanarsi
    dalla mia follia, il tutto
    ingigantito dalla casta che
    per ragion di stato mi vuol
    tener lontano.

    A voi, giurati, capire il dramma
    ordito dal potere che vi ritiene
    ignoranti da non riconoscere
    la sincerità…

    A voi Ateniesi, gente di mondo,
    chiedo venia se adopero parole
    ripetitive, già dette in piazza o
    altrove, che parecchi di voi già
    conoscono, essendo diventato
    vecchio in Atene, Atene che
    amo più della mia vita,
    a difesa dell’inganno sortito
    nei miei, nei vostri confronti.

    Prego, non mormorate,
    lasciatemi come gallina
    cuocere nel mio brodo nel
    vivere come son vissuto.

    So che chi opera per il popolo,
    difficilmente è capito,
    e deve sempre avere la valigia
    pronta, nell’essere sempre
    disposto a dare la vita per la
    Democrazia Intellettiva Elettiva
    della Patria nella realizzazione
    di se stesso, nell’esempio di
    donazione alla Sacra Libertà
    del Popolo d’Atene.

    Eolo si diverte a scombussolare
    le menti deboli, da trovarmi a
    settanta anni arrogante, e per la
    prima volta in Tribunale,
    paradossalmente, a chiedere
    grazia per il mio modo
    d’esprimermi, nell’essere
    piacevole o meno a voi giurati
    che non giudicate me, ma voi
    stessi.

    La virtù del giudice è giudicare,
    dell’imputato riconoscere,
    dell’oratore dire la verità!

    Cittadini, rappresentanti del
    Popolo, s’inizia col chiamare
    in causa i primi accusatori, i
    più micidiali, i quali non
    possono che essere in
    contumacia, per aver irrorato
    la mia figura di tafano col
    peggior ddt, ed aver permesso
    l’arringa al ricco sfrontato
    Anito, autentico democratico
    (secondo la voce del popolo),
    ambizioso, spregiudicato, che
    vi avverte che Atene è in grave
    pericolo per la mia presenza;
    Meleto, eletto a principe
    accusatore in cerca di fortuna;
    Licone, agli ordini d’Anito
    organizza il tutto, costruendo
    dal nulla il teorema delle false
    accuse, supportate dalla mafia.

    Accuse sull’acqua in un
    diluviare su me!
    E pensare che perfino la mosca
    nel vino riportavo in vita!
    L’accusa paradossalmente
    che mi potete fare è d’aver
    fatto il mio dovere alla Patria,
    la guerra per difenderla,
    da cittadino di Atene!

    Ateniesi, fin da fanciulli,
    nelle vostre orecchie
    risuonava che ero un
    mangiafuoco e per la vostra
    incolumità di non avvicinarvi:
    “ alta tensione! “

    Il potere dei furbi insinuava
    nella mente del popolo che
    io ero, demagogo, speculatore
    di cose del cielo e di cose di
    sottoterra, portatore di
    sventure, che trasformava un
    discorso debole in un
    ragionamento razionale forte
    a farvi credere negli dei,
    negli uomini che vi
    comandavano.

    Non entro nei meandri
    della retorica di chi più
    o meno parla male di me
    o di altri per sentito dire.

    Chi vive di malalingua,
    non conosce la felicità,
    sta sempre sul chi va là,
    e nell’ignoranza non
    vuol ammettere che ignora,
    da essere saccente, non
    sapendo che il male che si
    fa ricade ancor di più
    sulla sua povertà, da perdere
    il piacere di vivere in
    armonia con se stesso
    in perenne incontentabilità.

    Essi, ricchi di se stessi,
    non vogliono conoscersi,
    vogliono apparire sapienti,
    ma sapendo che io so che
    non lo sono, m’infangano
    con fumus persequi iniurias,
    così girano la mia verità in
    barzelletta da farmi passare
    per pazzo.

    Sono convincenti loro quanto
    i miei accusatori, e vendono
    bene la lezione, di star lontano
    dal tafano, così nasce la catena
    di S.Antonio, che gira rigira
    non fa polenta, ma terra bruciata
    alla verità, da sprofondarsi
    sempre più nella palude in cui
    vegetano, mai soddisfatti, da
    imprecare alla propria sfortuna.
    I sapientoni nella loro mirabile
    accusa riescono con parole
    vuote ad accusarmi di nulla,
    convincendo voi burattini
    della mia colpevolezza, avendo
    dietro di loro la piramide:
    il dio, il duce e le deità che
    senza apparire applaudono!

    Popolo d’Atene, la legge è legge
    anche per me, finché non sarò
    condannato sono innocente, da
    chiedere democraticamente ai
    tanti visibili/invisibili che mi
    accusano di presentarmi un
    chiaro atto di constatazione
    d’accusa, da tacitare la vostra
    incoscienza d’aver violato il
    codice etico sociale della
    Democrazia di Pericle.

    La loro contumacia si fa forte
    di voi cittadini, nel detto:
    - La giustizia umana è verità
    umana per non dire divina -.
    Voi condannandomi, dando
    ragione agli accusatori,
    diventate correi di false accuse;
    a voi resta il rimorso d’aver
    condannato un innocente.

    Voi giurati, ignorando
    la verità, siete incolpevoli,
    ma il dramma sta nel credere
    alla loro gelosia tentacolare
    che non muore, da emularli
    nel sostenerli senza che possa
    difendermi dalle calunnie,
    giudicato senza via di
    speranza.

    La loro furbizia sta nel
    presentarsi, d’aver l’alibi di
    lavarsi le mani lasciando a voi
    il giudizio inappellabile
    risolutivo di un solo giorno,
    pagando, con la potenza
    del denaro, voti, anime.

    So di combattere una guerra
    persa contro l’arroganza del
    potere, lontano dalla giustizia
    divina, perciò tutti sono
    innocenti e colpevoli, ed io
    il capo espiatorio di
    quest’infame società, vittima
    del peccato d’empietà!

    Sarà difficile, ma obbedirò
    alla legge nel difendermi,
    e poi, sarà come a dio piaccia
    e vorrà ricevermi.

    Gente di popolo, l’accusa
    di Meleto nei miei confronti
    eccola: “Socrate è accusato
    dell’opera temeraria di cercare
    le cose sottoterra e quelle in
    cielo, e i suoi ragionamenti
    non hanno senso creando
    panico nel popolo!”

    Aristofane, in Le Nuvole
    fa parlare Lesina, contadino
    attorniato da creditori, perché
    il figlio Fedippede, giocando
    alle corse di cavalli, s’è
    indebitato. Lui lo consiglia di
    rivolgersi a me, essendo io,
    un gran pagatore di furbe
    parole!
    Il giovane non l’ascolta.
    Il padre disperato mi cerca
    al pensatoio del mercato,
    appeso in una cesta
    a contemplare il cielo.
    Dialogo come faccio con
    tutti e dico che m’impegno
    a risolvere il loro problema
    invocando le nuvole.

    Chiedo a voi giurati, perché
    non invitiate Aristofane, dotto
    uomo, gran fantasista di
    parodie; c’è da pensare che
    questo processo sia una sua
    invenzione, una nuova satira
    che infanga di sterco, a destra
    a manca, oltre la mia filosofia,
    eminenti uomini politici,
    poeti, musicisti, scienziati e
    mette alla berlina ogni
    innovazione culturale, con
    l’ingegno primario di far
    cadere la mia “tirannide”
    che ostacola il suo divenire,
    la sua figura, da togliere il
    sano che donavo a chi
    incontravo e lasciare andare
    ancor più a rotoli la società
    attuale!

    La sua parodia diverte non
    solo le teste incoronate,
    sfrutta la mia ricerca della
    verità per far quattrini, per
    soddisfare i gufi dalla testa
    ai piedi, nella calunnia,
    arrivando a dirmi che sono
    una testa che sa troppo,
    quindi per ragion di stato
    va fatta rotolare dalla rupe,
    e che Poseidone l’infilzi tra
    cielo e terra come avvertimento,
    che non si può calunniare il
    padrone del mondo, il potente
    di turno che comanda, il dio,
    il duce.

    Voce Socrate, tu che non sei l’ultimo
    arrivato, dicci come mai ti
    hanno infangato e Meleto ti
    ha chiamato a rispondere di
    calunnia in Tribunale?

    Socrate La causa che non è causa è
    di Cherofonte che tutti
    conoscono impulsivo: un
    giorno gli viene in mente di
    conoscere il nome dell’uomo
    più sapiente, si reca a Delfo,
    ad interrogare l’oracolo
    d’Apollo. Non ridete alla
    risposta della sacerdotessa
    Pizia: “Nessuno è più sapiente
    di Socrate”. Se fossi saggio,
    sarei qui in tribunale?
    Di questo fatto chiamo a
    testimoniare il fratello che è
    qui presente, essendo
    Cherofonte nel mondo dei più,
    affinché vi sia chiara l’origine
    della calunnia.

    Adoperando la Riflessione Pura,
    cercai la risposta: che vorrà
    il dio? Che nasconde nelle sue
    parole?
    Io non ho coscienza d’essere
    sapiente, ma lui afferma che
    sono sapientissimo!
    Io so di non voler deludere
    me stesso:

    “non deludendo se stessi,
    non si deludono gli altri”

    La razionalità era di
    confrontarmi con i saggi,
    gli intelligenti, con i maestri
    dell’arte, in pratica con coloro
    ritenuti sapienti, da smentire
    il vaticinio nel mostrare
    all’oracolo i più sapienti di me.

    Così cominciai a tampinare
    i sapienti di professione, ma i
    loro valori facevano acqua nel
    mare di tutti, c’era solo
    apparenza; per onestà spiegai a
    loro di cambiare il metodo
    d’apprendere per migliorarsi,
    di adoprare il Dono dato agli
    uomini dall’Immanenza del
    Mistero divino: la Riflente,
    Riflessiva Intuitiva, Riflettente,
    da cui nasce il Carisma, con la
    responsabilità di non deludere
    chi crede in loro, per essere
    fautori di benessere sociale!

    I boriosi, pieni di se stessi,
    invece di ringraziarmi,
    cominciarono a calunniarmi
    ancor di più:
    contraddizioni della casta!

    Voce Dovevi tacere non cantare
    la povertà che c’è in loro,
    così ti sei attirato fulmini,
    saette, boati e strilli. A loro
    interessa non lasciare le
    poltrone, ma fare i giochi
    per il proprio tornaconto,
    dicono bugie che il
    naso di pinocchio
    infilzerebbe tutto lo stivale!
    Tu Socrate cercatore di
    verità, sei inviso e ignorato,
    per la tua scelta scomoda
    di uomo vero!

    Socrate La mia voce interiore divina
    non mi ha mai tradito, mi
    ha permesso di continuare
    ad essere una luce, lucciola
    in mezzo alle tenebre!

    Ateniesi, chiedo a Meleto,
    all’Arconte Re, a tutti i
    giurati presenti d’essere
    riconosciuto per quello che
    sono, non per quello che
    certuni inventano per i propri
    interessi, affinché gli scenari
    futuri per la mia Patria siano
    democratici, non malefici:
    “ Errare è umano perseverare
    è diabolico”.
    La storia se non insegna, non
    è storia.

    Portare avanti la Virtù divina
    è rischiare più volte la vita
    nell’essere se stesso; l’ingrata
    verità è la briciola di pane che
    scalda il cuore da non lasciarsi
    circuire dalle sirene di belle
    parole vuote, antidemocratiche
    finalizzate al denaro nel detto:
    - nessuno è profeta in patria -;
    è offrire l’occasione alla furbizia
    dei potenti per neutralizzare con
    l’esilio chi può dar fastidio,
    imponendogli di lasciare il
    paese come Anassagora,
    Democrito, Eraclito ed altri,
    affinché non diventino tafani
    come me.

    Democrito, affermava nei Canoni,
    che ci sono due modi di
    conoscenza, mediante i sensi e
    mediante l’intelletto: “…quando
    la conoscenza oscura non può
    più spingersi ad oggetto più
    piccolo né col vedere, né con
    l’udire, né col gusto, né con
    la sensazione del tatto, si
    deve indirizzar la ricerca a
    ciò che è ancor più sottile,
    allora soccorre la conoscenza
    genuina, come quella che
    possiede appunto un organo
    più fine, appropriato al pensare”,
    che io definisco Riflessione Pura!
    La riflessione speculativa non è
    il fine, ma un pizzico di sale
    nel piatto della vita, il tallone
    d’Achille!

    Chi tira il carretto per vivere,
    o respirare non ha il tempo
    per invidiare, calunniare e
    perfino sognare. Chi impera
    con gelosia, invidia, ingordigia
    ha sempre voglia di far la guerra,
    il suo fine è acquisire maggior
    potere e vantarsi sulla pelle del
    popolo comprato con una
    pagnotta di pane.

    Essi, professionisti del sapere
    agiscono per riflessione
    speculativa, vendendo parole di
    fumo a danno di chi crede in
    loro, così, chi più paga, più è
    abbindolato, ne é esempio
    Eveno di Paro che, avendo soldi
    da spendere per i suoi figli, fa
    venire sofisti d’altre città,
    strapagandoli, convinto che più
    si pagano gli educatori, più
    i figli saranno intelligenti…
    Contento lui, più ancora i
    sofisti, ma i suoi figli, non
    potranno che essere arroganti,
    presuntuosi e somari.

    I figli dei benestanti e dei
    potenti in famiglia assorbono
    solo furbizia scambiandola
    per intelligenza,
    salvo eccezione, ed avendo
    tempo non da buttare si
    ritrovano a far cultura da me,
    punto di ritrovo, come
    l’oratorio, senza nulla pagare,
    non essendo un sofista,
    un perditempo, ma credo
    nell’opera di trasmettere i
    veri valori della vita da buon
    maestro soddisfatto nell’essere
    d’aiuto a tirar fuori dal grembo
    l’uomo che c’è in loro,
    praticando come mia madre
    la maieutica, coinvolgendoli
    a partecipare ai vari problemi,
    analizzandoli a fondo partendo
    dalla Riflente, dono
    che si riceve alla nascita.

    Paradossalmente questi giovani
    che poco apprendono, credendosi
    già sapienti nell’aver il germe,
    meglio il verme della casta,
    credendo d’aver capito l’arte
    della maieutica, da bambocci
    si divertono a disturbare chi
    incontrano. Se a loro vengono
    poste delle domande,
    i bamboccini, prontamente
    rispondono col sofisma:
    - Socrate insegna le cose del
    cielo e le cose di sotto terra,
    a non credere in dio, e a fare
    della verità la falsità -.
    Chi sente questa risposta se
    la prende con me, mandando
    maledizioni: – Socrate è un
    criminale, un perditempo
    che guasta i giovani -.
    I Colpevoli restano immuni
    da colpe, essendo figli di
    signori, gente per bene che ha
    pecunia e che li protegge.

    Ateniesi, da questi continui
    esami son nate molte inimicizie,
    aspre e fierissime, che il vento
    di dicerie ha sparso dappertutto
    in una moltitudine di calunnie,
    ma il paradosso è che non
    sapendo discernere la sapienza
    del vero sapiente dalla
    saccenteria dell’arrogante,
    quando parlano, mi chiamano
    Maestro, in mia assenza la loro
    ipocrisia sboccia nel denigrarmi
    ironizzando, da sfogare lo stress
    della demoniaca democrazia che
    alimenta infelicità/incontentabilità.

    Esiodo, già nel VIII/VII a.C.
    declamando poesie afferma che la
    Poesia è Politica = Filosofia, sintesi
    di vita non solo pastorale, così, io
    Socrate, filosofo, politico sono
    accusato d’empietà verso la casta…

    E tuttavia la mia fama corre col
    vento, persone oneste vorrebbero
    conoscermi, sentire la mia
    opinione, sui vari problemi del
    mondo, ma son fermi alle foto
    gratuite fatte girare per invidia,
    e ai consigli di non disturbare
    il folle, per non correre il rischio
    d’essere derisi dalla compagnia
    degli amici, dei conoscenti che
    hanno sentito nei miei riguardi
    solo barzellette.
    Prima di pretendere di conoscere
    gli altri, vale il detto: – Conosci
    te stesso! -.
    Rischi di bruciar le foto e fai un
    danno al sociale!

    Cittadini, davanti a codesta
    chiara esposizione non vi son
    sorti dei dubbi sulle accuse nei
    miei riguardi? Qualcuno dei
    presenti, può dissentire dalla
    razionalità del mio atto d’accusa
    contro il prossimo visibile
    invisibile? Chi non è d’accordo
    lo gridi, sia se stesso, dimostri
    coraggio, non sono un
    mangia uomo! Anzi ringrazio
    per il suo, il mio coraggio!
    Aggiungo: tutti i sapienti
    esaminati, stanno ad ascoltare,
    annuiscono al buon senso delle
    mie parole, mi promettano
    d’impegnarsi, poi sollecitati
    anche dalle mogli, per il quieto
    vivere, desistono dal cambiamento.

    Ateniesi, ripeto, l’AMORE al
    prossimo, mi è stato ordinato
    dal divino, con oracoli, sogni
    svolti dalla Riflente
    o Sesto Senso, che l’uomo ha
    in dotazione dalla nascita per
    differenziarlo dagli altri
    organismi viventi.
    Tuttavia, agli occhi dei miei
    contemporanei, passo, per matto,
    non sono matto sono un folle
    perché nulla chiedo in cambio e
    continuo ad essere me stesso
    un tafano, che insegna nel
    possibile a dare il meglio a chi
    ha la fortuna d’incontrarmi e
    d’interrogarmi per crescere
    insieme.

    Così come ogni capello va al
    pettine, le diffamazioni nei
    miei confronti hanno riempito
    le orecchie di chi non voleva
    sentire, da non poter più
    digerire. Meleto, per proprio
    interesse difende i poeti, Anito,
    gli artefici, artigiani e politici,
    Licone, i retori, da presentare,
    regolare denuncia sul nulla,
    non sulla carta della verità,
    d’incantarvi di belle parole.
    Ma la legge è legge, ha
    l’obbligo d’appurare la verità,
    nient’altro che la verità.
    E qui è fondo notte!
    Domani, avvolto dalle mie
    amiche nuvole veglierò su
    Atene, affinché la giustizia
    di Salomone entri in vigore.

    Cittadini Ateniesi, chiedo
    quale colpa abbia la mia follia
    d’AMORE, nel continuare a
    dare il meglio di me stesso alla
    mia Patria, nell’aver salvato a
    Potidea Alcibiade, a Delio
    Lachete; nell’aver capito che la
    guerra è solo arricchimento e
    gioco del duce, del dio che
    comanda, e noi pedine sulla
    scacchiera ubbidienti come
    cani che leccano le ferite al
    loro padrone…
    Ora colgo la vita nei discorsi
    deboli in aiuto ai forti, in un
    dialogo in continua ascesa,
    nel differenziarmi dalla
    moltitudine di pazzi tendenti
    a reciproci inganni, accrescendo
    sempre più l’infelicità in loro
    stessi e nel prossimo.

    Giurati, condannandomi estirpate
    la vostra voce del Cuore, Dono
    di Luce nel divenire della
    Democrazia Ateniese.
    L’indagine in corso porta
    inimicizie, altre calunnie da
    trovarmi imputato pur
    innocente, davanti al mondo
    intero, da passare per sofista
    che fa la cresta confutando gli
    altri. Miei concittadini d’Atene,
    dichiaro che vi amo, ma obbedirò
    alla Virtù, non a voi, finché abbia
    respiro, finché riuscirò adoperare
    la Riflessione Pura, non cesserò
    di ammonirvi e di porgervi la
    mia filosofia e se l’accogliete vi
    renderà felici…

    Giurati della più grande città
    dell’Attica, mi vergogno con
    voi a pensar che la vostra ansia
    è tesa solo alle ricchezze,
    all’edonismo, alla guerra che
    nasce per mancanza d’AMORE
    al prossimo, da non conoscersi,
    e calpestare i diritti di madre
    Terra, nel Dono del pane
    quotidiano a tutti, d’accumulare
    sempre più incontentabilità/infelicità.

    Ricordiamoci, si viene al mondo
    nudi dal grembo di Madre Gaia,
    e si rientra accolti dal Mistero a
    braccia aperte nella continuità
    del Vivere…

    Uomini che respirate, godete
    la Virtù dell’armonia con la
    vostra donna, i vostri figli, con
    i vicini e i lontani, nel dono di
    lasciare un’orma, un segno di Vita
    di civiltà d’AMORE.

    Cittadini, le accuse di Meleto
    sono strumentali; egli non si
    rende conto del danno che arreca
    alla grande Atene, nell’oscurare
    la Democrazie dell’Attica, il
    periodo aureo di Pericle.
    La causa va ricercata nella
    corruzione circolante nell’aria
    che si respira nella mancanza di
    maestri per vocazione, nella
    delega ai sapientoni, demagoghi,
    furbi che occupandosi dei giovani,
    li traviano!

    Meleto, tu che ti presenti come
    uomo perbene, frequenti i giovani
    per conoscerli?
    Da quanto te ne sei interessato?

    Giurati, Meleto è il
    rappresentante della
    retorica, che non serve ai
    giovani per il futuro d’Atene,
    ma a chi sta al potere della
    piramide: il duce, il dio, le
    deità che non sono uguali
    per tutti!

    L’amante della vera Poesia,
    sa che è sintesi di Filosofia e
    nella prassi è Politica
    Democratica, non basata sui
    numeri comprati al lotto, ma
    sulla Riflessione Pura razionale
    garante del nostro avvenire;
    il profumo della Poesia è Vita
    al mondo intero, Armonia insita
    in poche parole dettate dal cuore,
    universalmente AMORE…
    Se ai giovani non insegnassi il
    benessere fisico/mentale,
    starebbero con me?
    Se insegnassi il male senza
    volerlo, non sarei consapevole
    di corromperli!

    Tenete presente che in Atene
    non è in uso fare causa per
    simili errori, ma chi
    inconsapevolmente sbaglia va
    ammonito, e se, spiegato
    l’errore, lo rifà, delude non
    solo il dio Apollo, soprattutto
    se stesso, d’essere scacciato.

    Meleto, senza alcun preavviso
    hai mandato l’ingiunzione di
    presentarmi, troppo comodo
    per te e chi ti paga!
    Ora qui in tribunale vuoi
    condannarmi per soddisfare
    la tua ignoranza, i tuoi
    interessi, non per educarmi!
    Meleto, rispondi alla domanda:
    la democrazia attuale si basa
    sulla demagogica manipolazione
    dei voti, o sull’intelligenza al
    servizio del popolo?

    Meleto – Non ho vergogna a risponderti
    che nell’attuale democrazia
    comandano i numeri –

    Socrate – Caro Meleto, accusando me
    dell’opera temeraria di cercare
    cose sottoterra e quelle in cielo,
    stimi così poco i giudici e li
    credi così poco familiari con la
    scrittura, da non sapere che di
    questi discorsi sono pieni i
    libri di Anassagora di Clazomene?
    Allora i giovani imparano da me
    cose che si possono avere in
    biblioteca per una dracma, da
    mettermi in ridicolo, facendo
    finta che siano mie elucubrazioni,
    ma per Zeus, ti sembro così
    cretino, da non credere in nessun
    dio? -

    Meleto – Assolutamente no, per Zeus! –

    Socrate – Domanda a questi cittadini chi
    rende migliori i giovani!
    Lo sai, visto che il problema
    giovanile t’interessa tanto e hai
    trovato chi li corrompe,
    d’accusarmi pubblicamente
    davanti a questi giudici.
    Lo vedi, Meleto, stai zitto
    e non sai che dire?
    Ma non ti sembra vergognoso?
    Non ti sembra una prova
    sufficiente che dimostra che
    dei giovani non ti è mai
    importato nulla?
    Dimmi, caro, chi li rende
    Migliori? -

    Meleto – I costumi e le leggi! –

    Socrate – Ma non ti chiedo questo,
    mio caro amico, bensì quale
    persona, chi, in primo luogo,
    conosce, appunto, i costumi
    e le leggi. –

    Meleto – Loro, Socrate, i giudici! –

    Socrate – Che dici, Meleto?
    Sono forse capaci d’educare
    i giovani e di renderli migliori? -

    Meleto – Certamente! -

    Socrate – Proprio tutti, oppure alcuni
    sì e altri no? -

    Meleto – Proprio tutti! -

    Socrate – Ben detto, per Giove!
    C’è tanta gente ad aiutarli!
    Ma allora i presenti che ci
    stanno ad ascoltare li rendono
    migliori, o no? -

    Meleto – Sì, anche questi! –

    Socrate – Ed anche i cittadini del
    popolo? -

    Meleto – Anche loro! –

    Socrate – Ma, Meleto, non sono i membri
    dell’assemblea del popolo a
    corrompere i più giovani?
    Oppure anch’essi, tutti insieme,
    li rendono migliori? -

    Meleto – Anch’essi! –

    Socrate – Ma allora, a quanto pare, tutti
    gli Ateniesi, li rendono migliori,
    tranne me. Sono soltanto io a
    corromperli.
    E’ così che dici? –

    Meleto – Affermo proprio questo,
    con forza! –

    Socrate – Il tuo coraggio non ha limiti,
    a condannarmi…
    Per Zeus, Meleto, è meglio
    vivere fra cittadini buoni o
    cattivi?
    Amico, rispondi, non ti sto
    chiedendo nulla di difficile!
    I cattivi non fanno forse del
    male a chi sta loro sempre
    vicino, mentre i buoni del
    bene? -

    Meleto – Senza dubbio! –

    Socrate – C’è dunque qualcuno che
    vuole essere danneggiato dalle
    persone con cui sta assieme,
    piuttosto che trarne vantaggio?
    Rispondi, mio caro amico:
    anche la legge te lo impone.
    C’è qualcuno che vuole essere
    danneggiato? -

    Meleto – No di certo! -

    Socrate – Su, allora: mi porti qui in
    tribunale perché corrompo i
    giovani e li rendo più cattivi
    volontariamente o
    involontariamente? -

    Meleto – Volontariamente! –

    Socrate – E allora, Meleto, tu più giovane
    di me, sei tanto più sapiente
    d’accettare i miei complimenti
    nel riconoscere che i cattivi
    fanno sempre del male a chi sta
    loro più vicino, mentre i buoni
    consigliano di far solo del bene?

    Io sarei tanto ignorante da non
    rendermi conto che se rendo
    malvagio chi sta con me
    rischierei di ricevere del male
    da lui?
    D’accordo che dico d’essere
    ignorante, ma non a tal punto!

    D’accordo che fra i tanti
    giovani c’è chi mi fa tiri
    mancini, da farmi passare
    per traditore: la società
    senza principi, basata sul
    soldo crea traditori e
    prostituti!
    E’ chiaro, se m’accorgo
    dell’errore, non continuerò
    a farlo salvo involontariamente
    da non essere perseguibile, ma
    riportato sulla giusta strada!

    Meleto in questo processo
    sarai pagato profumatamente,
    ma non otterrai dai contumaci
    gli onori che in cuore speri
    per la mia condanna qui in
    tribunale davanti al Popolo,
    in questo caso sovrano.
    Meleto, vuoi dimostrare al
    mondo che sei un uomo?
    Fai scoppiare pubblicamente
    il bubbone!
    La storia ti farà grande!-

    Meleto – Dico che tu non credi
    assolutamente agli dei! –

    Socrate – Stupefacente Meleto,
    io non credo, come altre
    persone, che il sole e la luna
    siano dei?

    Meleto – No, giudici, per Zeus,
    asserisce, che il sole è pietra
    e la luna terra! –

    Socrate – Ateniesi, quello che ho detto
    vi è ormai chiaro, di queste
    cose a Meleto non importa
    un fico secco! Tuttavia, dimmi:
    in che modo corrompo i giovani?
    E’ evidente che, secondo
    l’accusa che hai scritto, insegno
    a non credere agli dei in cui
    crede la città. -

    Meleto – Affermo proprio questo! –

    Socrate – Io sostengo che insegno
    a non credere nelle nuove
    divinità demoniache in cui
    si celano uomini falsi e corrotti!
    Tu Meleto, non sei credibile
    neppure in te stesso!

    Cittadini Ateniesi, mi sembra
    che egli stia giocando, mi
    accusa per chissà quali errori
    giovanili, come per mettermi
    alla prova con un enigma:
    “Socrate il sapiente si
    accorgerà delle mie
    contraddizioni, nel credere
    non credere negli dei,
    ingannando se stesso e tutti
    gli altri ascoltatori.

    Cittadini, le accuse nascono
    da un odio grande e diffuso
    che causerà la mia condanna:
    Meleto, Anito, Licone sono
    pedine interessate al servizio
    della casta, in contumacia,
    paradossalmente pagherò con
    la vita il mio pensiero libero,
    la purezza delle mie virtù, per
    gelosia nei miei confronti…

    Questo è accaduto a molti altri
    uomini giusti, e altri ancora a
    venire, condannati perché
    dicono la verità, da ringraziare
    fin d’ora il dio di non farmi
    mancare una così interessante
    compagnia.

    Ateniesi, ipotizzerò che
    questa volta non crediate
    ad Anito, assolvendomi, da
    smettere di traviare i giovani
    e non fare più filosofia; in
    tal caso vi direi: Ateniesi,
    ho AMORE e rispetto per voi,
    ma ubbidirò al dio che c’è
    dentro di me, piuttosto che
    a voi, e finché avrò respiro
    e sarò in grado di farlo, non
    smetterò di fare filosofia, di
    consigliarvi e d’insegnare a
    chiunque incontri.

    Nel mio cammino quotidiano
    ho trascurato tutto quel che mi
    riguardava, perfino non curando
    gli affari di famiglia; per
    fortuna Santippe ha compreso
    l’AMORE che portavo ad Atene
    e mi ha lasciato fare; ai vostri
    figli ho cercato d’insegnare la
    Virtù; con gli uomini della casta
    sono diventato un tafano per
    tenerli svegli, affinché non vi
    sfruttassero; non ho mai
    elemosinato e neanche ora lo
    farò; di quel che dico posso
    produrre a testimone solo la
    mia povertà, la sola ricchezza
    che possiedo.

    In questi tempi in città
    avvengono molte ingiustizie e
    illegittimi atti, si scontrano le
    deità della piramide; più volte
    si ode il tintinnio dei coltelli.
    Io son stato nel mio brodo,
    a tanti indigesto, non ho mai
    cercato di salire i gradini;
    qualche anno fa son stato
    sorteggiato co-presidente dei
    cinquecento come voi ora
    che mi giudicate, per giudicare
    i dieci strateghi che non
    avevano raccolto i naufraghi
    della battaglia navale; io solo
    mi opposi a voi, per non
    violare la legge.

    La Legge ha per base il
    buonsenso, io sto con la
    legge anche a costo della vita.
    Così successe quando s’affermò
    l’oligarchia dei Trenta Tiranni,
    m’ingiunsero di portare via
    Leonte di Salamina per metterlo
    a morte, rifiutai l’ordine
    dimostrando di non aver paura
    delle conseguenze.
    Credetemi, se mi fossi occupato
    d’affari pubblici, in modo degno,
    da uomo responsabile al servizio
    del prossimo riconoscendo chi
    ha ragione, senza cedere alla
    prepotenza, ai fondamentalismi,
    ai vari colori, non sarei arrivato
    alla vecchiaia, o sarei già lassù
    nel Mistero, senza aver eseguito
    il mandato di tafano.

    Fra poco la mia anima
    raggiungerà l’AMORE Eterno,
    felice per essere stato un
    esempio di Virtù, nella
    continuità di chi prima di me
    ha pagato con la vita in nome
    della Democrazia del Popolo
    facendo grande Atene!
    Dirvi grazie è poco, figli
    d’Atene, sarete nel mio cuore,
    nell’AMORE del MISTERO.

    Qualcuno potrebbe dire:
    - Socrate, non ti vergogni
    di esserti dedicato ad una
    attività per la quale sei ora
    esposto al rischio di morire? –

    Ragazzo, pensi che un uomo
    desideri vivere da vile o donare
    la vita per una giusta causa?

    Ateniesi, non parlo per
    difendermi, mi sembra che il
    dio mi abbia scelto, unto per
    questa funzione per essere il
    tafano che vi impedisca di
    addormentarvi sui vizi.

    Se mi condannate, spegnete
    la luce, e mi dispiace perché
    è difficile trovare ai giorni
    nostri dietro l’angolo un
    altro che prenderà il mio posto
    per tener in vita la vera
    Giustizia, la Speranza al
    vostro futuro.

    Giurati, se ritenete che non vi
    abbia chiarito le ragioni
    dell’odio nato nei miei
    confronti, in nome della
    verità, mi sublimo a ripetere,
    ma ritenendomi soddisfatto
    della mia difesa, accetterò
    il vostro verdetto, il verdetto
    degli uomini.

    II A T T O

    Voce – La giuria, vota: Socrate
    è giudicato colpevole.
    Dei 500 giurati 220 hanno
    votato contro la colpevolezza!

    LA RICHIESTA DELLA PENA

    Giurati, la filosofia insegna il
    comportamento del vivere in
    società per la società, accettando
    la realtà, trovando i miglior rimedi
    possibili nella Virtù dell’essere per
    essere da dire: “è meglio subire
    ingiustizia piuttosto che farla”

    Pensavo ad una condanna più
    pesante, invece per soli trenta
    voti, schivo l’anonimato!

    Meleto, hai giocato basso la
    tua chance, ed hai perso,
    ritorni nel dimenticatoio.
    Ma del tafano non ti scorderai,
    pensandomi ringrazierai in
    cuore tuo d’essermi stato amico,
    perché ti sento amico, amico!

    Giurati, la razionalità non è
    destino, il destino è casualità,
    ognuno di noi, nel giorno in cui
    nasce riceve un Senso in più,
    che ci differenza fra le cellule
    viventi su Gaia; lo sconosciuto
    Sesto Senso, il più importante o
    il più ovvio: la Riflente o Riflessione
    Pura, l’incontaminata Virtù
    d’AMARE!

    Ormai sono agli sgoccioli,
    preparato alla Virtù Eterna,
    parlo non da masochista, ma
    da persona che ha dato il
    meglio a chi incontrava,
    fregandosene delle dicerie
    alle sue spalle.
    Se dovessi aver paura
    dell’ombra che ci portiamo
    dietro dalla nascita, come
    potrei sentirmi realizzato?
    Neanche pagherei per salvarmi
    per una pena non commessa,
    la mia Virtù non l’accetterebbe,
    anche se i miei amici si sono
    offerti di pagare per me.

    Se chiedo di finire in gloria
    i miei ultimi giorni in pensione
    nel Prinateo, insieme ai
    vincitori d’Olimpiadi, a dir la
    verità mi sentirei in buona
    compagnia, ma loro come
    potrebbero trovarsi con un
    tafano come me?

    La casta è una piovra
    tentacolare del sistema,
    se non si sta all’erta, stritola,
    emana leggi che diventano
    divine perché chi comanda
    è il duce, il dio, la divinità,
    perciò non vale il motto:
    - La Legge è uguale per tutti -.

    Voce – Riconosciuto colpevole?
    Condannato a morte?
    (Paradosso: i Trenta Tiranni
    lo volevano far fuori, ma caduti
    in disgrazia non poterono, ora
    i democratici lo condannano).
    La giuria delibera sulla pena,
    la maggioranza di coloro che
    votano a favore della condanna
    a morte è aumentata.

    IL CONGEDO DI SOCRATE

    Mentre i magistrati sono
    occupati, arriva Santippe:

    Socrate – Antifonte, accompagna a casa
    Santippe, non voglio che soffra… -

    Giudici, chiamandovi giudici
    credo di definirvi correttamente;
    a voi e soprattutto a coloro che
    hanno votato per la mia
    condanna intendo chiarire
    il senso di quello che mi è
    successo oggi:
    qualcosa di meraviglioso
    per cui vi devo dire grazie.
    Colgo l’occasione di
    dimostrare a me stesso di
    saper sorridere nell’ultimo
    amplesso col Mistero.

    In battaglia ho evitato la
    morte nel salvar la mia Patria,
    ma la malvagità è una malattia
    infettiva che fa più paura, che
    crea alibi più veloci di un
    laser, da non poter brindare
    con la cicuta!

    E’ stato un bel gioco, esco
    vincitore da singolar tenzone
    di sfrontatezza e spudoratezza,
    vi ho detto la verità che non
    fa male, ma che non vi ha fatto
    piacere ascoltare sentendovi
    poveri e inadeguati alla vita.
    Io vivo nella pienezza, voi
    nel vuoto!
    Amici giudici tendete alla
    Vita, generatrice di Virtù
    d’AMORE.

    La mia condanna è l’ala
    alata del vincitore che nel
    mondo dei più ispirerà le
    menti vive a continuare la
    mia opera a vantaggio del
    futuro dei nostri figli.

    Ateniesi, la mia consigliera,
    la voce della Virtù del sì e del
    no, stamattina, era in libera
    uscita, da trovarmi in
    Tribunale a far l’oracolo di
    me stesso, nella mia maturità,
    felice d’essere qui!

    Bacio la fiala di cicuta,
    m’addormento serenamente,
    lasciando la mia anima
    trasmigrare al Padre del Tutto,
    MISTERO.

    Quante volte svegliandoci si
    rimaneva male per aver troncato
    il sogno della vita?
    Dunque il sogno Eterno è
    AMORE, il più bel amplesso.
    Nell’Ade del Mistero troverò i
    grandi della Storia: Minosse,
    Omero, Esiodo, Orfeo e altri
    che furono giusti nella vita,
    da non perdere il vizio di
    continuare ad esaminare ed
    interrogare quelli di là come
    quelli di qua, per capire chi di
    loro è sapiente e chi crede di
    esserlo, ma non lo è.
    Discutere con loro e starci
    insieme è vivere!

    In ogni caso la gente di là
    non mi può chiamare in
    Tribunale; si dice che quelli
    di là siano più felici di quelli
    di qua essendo già immortali
    per il tempo che rimane.

    Con questo vaticinio, per voi
    che avete votato, prendo
    congedo.

    Io, lento e vecchio, lascerò che
    la dolce cicuta prenda per mano
    la mia ombra e la trasporti nel
    Mistero della Vita.

    Voi, cittadini ateniesi,
    riceverete, da parte di chi
    vuole insultare la città, la
    fama e la colpa di aver ucciso
    Socrate, uomo sapiente: – perché
    chi vi vuole offendere dice che
    sono sapiente, anche se io non
    lo so! -

    Tuttavia, a voi faccio questa
    preghiera: i miei figli, una volta
    cresciuti, puniteli, cittadini,
    tormentandoli come io ho
    tormentato voi, se vi sembra
    che si preoccupino del proprio
    tornaconto e del proprio utile
    prima che delle virtù; e se fanno
    finta d’essere ma non sono nulla,
    svergognateli come io facevo
    con voi!

    E se farete così, io sarò
    ricompensato giustamente
    da voi, ed anche i miei figli.

    Ma è già l’ora di andarsene,
    io a morire, voi a vivere:
    chi di noi però vada verso
    il meglio, è cosa oscura a
    tutti, meno che al dio.

    Voce – SOCRATE, sei Luce, Maestro
    di vita, Dono all’Umanità nel
    sorriso agli accusatori, nel
    dolce trapasso esempio di
    Virtù, fortuna diuturna per
    chi Vive….

    ——————————————————-

    Lorenzo Pontiggia, nato a Erba il 27/02/1941, commerciante per professione, poeta näif per passione, ha pubblicato libri di poesia.

    Dello stesso autore:

    Satana ride, 1971
    Perle ai Porci, 1974
    Spicchi d’amore, 1977
    Cose vive, 1978
    Preghiere di Lorenzo, 1979
    A modo mio 100 poesie, 1982
    Pensiero cristiano, 1988
    Dal ventre della terra, 1994
    Vivere, 1996
    Soffio di Vita, 2001

    Collana Editore Villa Calliope

    Lettera 22, 2007
    Non matto ma folle, 2007
    Modulazioni d’amore, 2007
    Quaderno di Filosofia Politica 2007
    La casta imputata – Socrate processato, 2008

    Indirizzi:
    Mary Lory
    (Lorenzo Pontiggia)
    Villa Calliope V.le Lombardia, 37
    Tel.031 421028 – Cell. 338 5773851
    22032 Albese con Cassano (CO)
    email lorenzopontiggia3@virgilio.it

  • Lorenzo Pontiggia // 24 Settembre, 2008 a 2:15 pm | Replica

    Dal Menone di Platone, dialogo di Socrate…
    1 Parte del libro la Riflente, in realizzazione…

    Voce esterna narrante-
    Socrate, adoperando il Dono dell’Immanenza dato all’Uomo, derivante dalla Trascendenza del MISTERO, la RIFLENTE (Riflessione Mente), riesce a rispondere e porsi delle domande nel cogliere e dare insegnando la scienza della maieutica: arte di usufruire la Riflente, linfa di vita elevazione di vasi comunicanti insiti nel popolo…

    Menone-
    Socrate, la virtù è insegnabile?

    Socrate-
    Il problema è molto complesso essendoci varie forme di virtù.
    La prima cosa è definire l’essenza della virtù, la quale differirà in qualcosa dal fatto che la virtù si può trovarla in un bambino o in un uomo…
    Menone, il ragazzo e il vecchio se sono sregolati possono diventare virtuosi?

    MENONE-
    No!

    SOCRATE-
    Ma se sono saggi e giusti?

    MENONE-
    Sì!
    Faccio un esempio di virtù relativa: la virtù del comandante è di comandare, del soldato ubbidire e così via…-.

    Socrate-
    Ne cercavamo una, invece ce ne sono tante e svariate.
    Ci vuole una buona scrematura per trovare quella giusta!

    Menone-
    La virtù è saper comandare!

    Socrate-
    Menone son contento che hai compreso che la virtù è una sola!
    Mah la definizione di comandare non sta in piedi, giacché, un servo non può essere virtuoso, se la virtù è comandare altri uomini!

    Menone-
    Allora la virtù è la capacità di desiderare cose belle e, procurarsele?

    2)Socrate-
    Sul bello intravedo la grazia, l’emozione, il piacere di vita in luce di virtù per vivere in Armonia, ma come si fa a procurarsi le cose belle, grandi, nel lecito e in Pace con tutti?
    Teniamo presente che l’illecito è un’effimera gioia, crea solo incontentabilità, infelicità di tantalismo!

    Menone-
    D’accordo, la virtù è il desiderio di riuscire a possedere cose anche grandi e belle senza ingiustizia; però la giustizia è già parte della virtù e allora?

    Socrate-
    Amico, la virtù è adoperare la scienza dell’anima (la Riflente)!
    D’altronde la virtù è un bene utile e giovevole per coloro che la esprimono, da non lasciarsi prendere dalle tentazioni di nuocere ad altri per essere in Pace prima con se stessi!

    Menone-
    D’accordo!

    Socrate-
    Le cose buone, utili, se utilizzate in modo giusto con ragionevolezza di conoscenza di sapere in Riflente, è virtù!
    La Riflente è la madre della virtù, da cui nasce l’evolversi della scienza, d’asserire che la virtù è scienza insegnabile!
    Il problema è chi dovrebbe insegnare la scienza della virtù?
    Di scolari che vogliono apprendere si trovano…
    Maestri preparati ad insegnare la virtù, e lo chiedo anche a voi che state ascoltando ce ne sono?

    A dir la verità, oggi come oggi non ne vedo all’orizzonte!

    Menone –
    Ci sono!
    Sono i Sofisti, insegnanti di retorica, che si proclamano maestri di virtù, però alcuni deludono…

    Voce narrante-
    A questo punto del dialogo entra in scena Anito, che nella realtà storica fu uno dei principali accusatori di Socrate.

    Socrate-
    Anito, i mestieranti di parole al vento son maestri di virtù?

    ANITO-
    Socrate, chi son costoro di cui parli?

    3)SOCRATE-
    Sicuramente sai, son coloro che la gente chiama sofisti.

    ANITO-
    Per Eracle, non dire parole di malaugurio!
    Nessuno dei miei familiari e amici, cittadini o stranieri non sono matti da farsi rovinare dai sofisti, da gente che prende, ma non dà, che vendono solo parole inutili, imbrogliando il prossimo!
    Hanno perfino l’ipocrisia di dire che sotto la loro egida guida i giovani crescono sani, forti, intelligenti, invece lì traviano non solo per la pederastia, ma lì lasciano ancor più ignoranti da ingraziarsi e ingrassare la casta, inoltre hanno la sfacciataggine di farsi passare per maestri d’eloquenza, e farsi pagare profumatamente (vedi Gorgia).
    Sì, ci sono i maestri di virtù, ma non tra le file dei Sofisti!
    Ogni cittadino ateniese, probo, onesto e ligio alle leggi, è in grado d’insegnare ai suoi figli la virtù, essendo un cittadino virtuoso!

    Socrate-
    La risposta d’Anito apparentemente sta in piedi, ma i figli per infiniti motivi sfuggono alle direttive dei genitori, e non essendoci la panacea demandano ad altri, in questo caso ai sofisti, i quali son sempre pronti alla soluzione del problema irrisolvibile…
    Anito, i fatti non ti danno ragione: i grandi Ateniesi non hanno saputo trasmettere la virtù ai figli, esempio, Temistocle, Aristide, Pericle e Tucidide, uomini virtuosi, ma i figli ne combinarono di tutti i colori!
    L’unica speranza è nell’esempio d’onestà, capacità, buonsenso e AMORE dei genitori…

    Anito–
    Socrate, non ti vergogni di parlar male dei grandi cittadini d’Atene…

    Socrate-
    No!
    La verità non fa male!
    È il male che fa male!
    Anito, svegliati dalla furbizia che c’è in te per interesse!
    Un bel tacere è già virtù!
    La virtù si conquista accettando la Verità!
    I grandi uomini d’Atene son virtuosi per l’opinione e non per scienza di virtù verso i figli!
    Solo chi adopera la Riflente, la Madre della scienza, potrà insegnare trasmettendo la conoscenza della virtù, correndo il rischio che non sarà ascoltato ma canzonato, preso per matto, invece solo folle, saggio!
    Menone, è valida anche la giusta opinione (voce di Popolo, voce di dio).
    La giusta opinione è una specie d’ispirazione divina che fa parte del Sesto senso o Riflente, dono dell’Immanenza del MISTERO, con la quale l’uomo che l’adopera pur inconsapevolmente guida il popolo, scegliendo la strada migliore nel fare giuste scelte all’evolversi della scienza della comunicazione!

    4)Menone-
    Ammetto di non essere capace di definirla in modo corretto, poiché tu Socrate sei una specie di pesce torpedine e, chi ti tocca s’intorpidisce.
    Ho fatto molti discorsi sulla virtù e la sua natura, ma alla tua confutazione non so che rispondere, da rimaner ammaliato della tua arte di porre domande e di riflesso le precisazioni.
    Inoltre se si trova, ma non conoscendola non è riconosciuta come la soluzione del problema ( Se qualcosa ci fosse non sarebbe conoscibile –Gorgia-).

    Socrate-
    Menone l’anima è immortale, e quando il corpo che la possiede muore essa va nell’Ade, per ritornare dopo un periodo di tempo in un altro corpo (perché nulla si disperde).
    In quel periodo di tempo l’anima conosce il tutto, e quando rientra in un altro corpo non ricorda, però antropologicamente è presente, ma per risvegliare la Riflente in positivo bisogna recuperare Abele, allontanando la riflessione speculativa, madre della casta che foraggia i sofisti avendo innalzato Caino a deità!
    Allora l’uomo incomincerà ad usare la Riflente, l’Armonia o Virtù o AMORE per camminare in avanti, felice di vivere lo spazio del nuovo corpo, e se non riesce avrà fatto un passo avanti: Antropologia culturale = Storia!

    Menone ora ti dimostrerò l’esattezza della teoria dell’anamnesi, tramite il tuo schiavo che per ammissione ignora la geometria: disegno sul terreno un quadrato di cm. 30,96 = 2 piedi per lato, gli chiedo di trovare la misura del lato nel quadrato su area uguale a 8 piedi?

    Lo schiavo-
    Son schiavo, ma rispondo da uomo, dico: il quadrato da ricercare avrà il lato di 4 piedi, esattamente il doppio del lato nel quadrato di partenza.

    Socrate-
    Giovane, il quadrato con lato di 4 piedi avrà l’area = a 16 piedi, non a 8 piedi.

    L’uomo schiavo-
    Rispondo: il lato del quadrato è la misura intermedia tra i 2 piedi del lato del primo e, i 4 piedi del secondo, quindi il lato misura 3 piedi.

    Socrate-
    Giovanotto, l’area di 3 piedi è di 9 piedi, e non di 8, rifletti che ci riesci.
    Ora disegno sul terreno 4 quadrati uguali a quello di partenza, da formare un quadrato di lato 4 piedi su area di 16 piedi.

    5)Il giovane-
    Se adopero la Riflente, come dice il Maestro, ci riesco: ha disegnato il primo quadrato che è la quarta parte del grande che ha ottenuto, quindi tracciando una delle 2 diagonali di ciascun quadrato si avrà un’area uguale a 8 piedi.

    Socrate –
    Menone hai visto che adoperando la Riflente si risolvono i problemi, e il tuo schiavo è una prova lampante, ha solo avuto un aiuto per ricorrere alla conoscenza dell’anima o Riflente che ha dentro di lui.

    Voce narrante –
    La dottrina dell’anamnesi, reminiscenza di ricordi, permette a Socrate ulteriormente di criticare la teoria della conoscenza dei sofisti, capziosi, i quali inducono le menti alla pigrizia della ricerca al vero; mentre la teoria dell’anamnesi è recettiva ed attiva nel cercare la verità che c’è dentro in ognuno di noi (maieutica) da cui nasce l’atto che non è più in potenza ma virtuale che esiste non, di fatto, in virtù dell’anima prima che s’incarnasse.

    Lorenzo Pontiggia
    il Poeta marylory

  • Lorenzo Pontiggia // 29 Ottobre, 2008 a 10:35 am | Replica

    ESIODO
    (dal Libro la Riflente –Riflessione-mente).

    Non nutro più alcuna speranza per il futuro del nostro popolo, se deve dipendere dalla gioventù superficiale d’oggi, perché questa gioventù è senza dubbio insopportabile,
    irriguardosa e saputa. Quando ero ancora giovane mi sono state insegnate le buone maniere ed il rispetto per i genitori: la gioventù d’oggi invece vuole sempre dire la sua ed è sfacciata.”-
    Esiodo

    Parole attuali riecheggianti nei secoli, dura realtà che si perpetua da Caino, e che continuerà finché i genitori non adopereranno la Riflente insegnando l’AMORE con l’esempio, e la scuola non preparerà democraticamente i giovani ai valori sociali!
    La Poesia deve possedere valori universali e originare emozioni, i poeti adoperando la Riflente sono il sale della Terra, esprimono il loro mondo a tutti gli uomini, insegnando tramite il filosofare a far Politica Democratica.
    Esiodo, già nel VIII/VII a.C. si occupò per primo di una nuova poesia: la poesia “didascalica” tesa ad insegnare che la filosofia nella prassi è politica = sintesi di vita non solo pastorale…
    Esiodo sa d’essere poeta, a differenza dei poeti tradizionali, egli è un puro, genuino che non si mescola, e per la sua avvedutezza socializzante è definito il poeta degli umili, da non essere apprezzato alle corti…
    Esiodo si fa maestro di sapienza, poeta vate, ponendo le basi alla cultura occidentale, la quale fa orecchie da mercante, adoperando solo la pseudo riflente o riflessione speculativa, da non ammettere che la filosofia è la base della vera Politica Democratica…
    Di questa realtà Esiodo è consapevole, ma la colpa non è del vate, bensì del Caino che è in noi: la furbizia o l’ignoranza delle virtù che il filosofo ci tramanda…
    Esiodo è il poeta del vivere quotidiano, consapevole dell’innovazione, un vate che vuol dare il meglio istruendo gli uomini ai valori che conferiscono dignità al vivere.
    Fu il primo poeta a specificare il numero delle Muse, e dar loro il nome.
    Calliope, ad esempio, è la musa della parola, dell’etica, la più illustre a contatto con l’autorità politica, la voce del sapere, dell’autorità e nel contempo la voce del piacere…

    Lorenzo Pontiggia
    Il Poeta marylory

  • Lorenzo Pontiggia // 9 Dicembre, 2008 a 7:20 pm | Replica

    [quote=Aliante2002,9 Dec 2008, 11:10 ]
    LENTAMENTE MUORE
    Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine
    ripetendo ogni giorn gli stessi percorsi,
    chi non cambia la marca
    chi non rischia e cambia colore dei vestiti
    chi non parla a chi non conosce
    Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru
    Muoe lentamente chi evita una passione
    ci preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i
    pittosto che un insieme di emozioni
    propio quelle che fanno brillare gli occhi
    quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso
    quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti
    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo
    chi è infelice sul lavoro
    chi non rischia le certezze x l’incertezza, inseguire un sogno
    chi non permette almeno una volta nella vita di fuggire a consigli
    sensati
    Lentamente muore chi non viaggia
    chi non legge,chi non ascolta musica,
    chi non trova grazia in se stesso
    Muore lentamente chi distrugge l’amor propio,chi non si lascia aiutare
    chi passa i giorni a lamentarsi della propia sfortuna o della pioggia
    incessante
    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo
    chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
    Evitiamo la morte a piccole dosi
    ricordando sempre che essere vivo
    richiede uno sforzo di gran lunga superiore del semplice fatto di respirare
    soltanto l’ardene pazienza porterà al raggiungimento di una splendida pazienza.
    Martha Medeiros O PAblo Neruda
    LORENZO PUOI AIUTARMI ????

    Questa è di Martha Medeiros

    ————————————-
    Pablo Neruda

    Lentamente muore
    Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
    giorno gli stessi percorsi,
    chi non cambia la marcia,
    chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
    chi non parla a chi non conosce.
    Muore lentamente chi evita una passione,
    chi preferisce il nero su bianco
    e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
    fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
    davanti all’errore e ai sentimenti.
    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
    chi e’ infelice sul lavoro,
    chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
    chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
    consigli sensati.
    Lentamente muore chi non viaggia,
    chi non legge,
    chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
    Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia
    aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
    della pioggia incessante.
    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
    chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
    risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
    Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
    vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
    di respirare.
    Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
    splendida felicita’.
    Pablo Neruda
    —————————————————————–
    Lento morire

    Colui che è servo di se stesso,
    dall’alba al tramonto, fa le cose senza calore…
    Sfugge al confronto criticando il vicino,
    triste, per la sua fortuna…
    Non vuol conoscersi per paura della verità,
    resta immobile sul mare del nulla per non pagar dazio…
    Volto all’indietro per non sbagliare
    nell’apatico tran tran del lavoro senza AMORE,
    vorrebbe, ma staccare il freno è troppo sacrificio.
    Per brillare chiede inutile consiglio a chi sa meno di lui,
    parco altresì nel dare, tronfio della sua vanità.
    Costa girare la strada viva,
    meglio stare in casa a gustare la bottiglia fino all’ultima goccia.
    Dura fatica leggere i libri e soprattutto capirli.
    Suona basso il ritmo dell’amore:
    costi, problemi, meglio stare a crogiolarsi nel proprio brodo,
    in compagnia della malinconia, in-consapevole di un lento morire…

    il Poeta

    Ciao e grazie a tutti Voi amici….
    Lorenzo

    [/quote]

    Aliante2002 Messaggio Oggi, 16:49

    utente basic

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    Utente Nr.: 153473
    Iscritto il: 19-February 08

    Grazie Lorenzo sei gentilissimo !
    Ti dedico questi versi di NERUDA:
    TU SEI COME LA NOTTE,
    TACITURNA E STELLATA.
    DI STELLA E’IL TUO SILENZIO,
    COSì LONTANO E SEMPLICE.

  • 25200 // 18 Dicembre, 2008 a 6:08 pm | Replica

    è bello come libro ma farci un compito è difficile

  • Lorenzo Pontiggia // 24 Dicembre, 2008 a 8:31 pm | Replica

    DONO CON AMORE DI BUON NATALE E ANNO 200
    Scritto da il Poeta il 2008-12-24 09:35:14
    ——————————————————————————–
    DONO CON AMORE DI BUON NATALE E ANNO 2009 ai forumisti…
    Con un grazie e arrivederci dopo l’Epifania…
    Vostro Amico Lorenzo

    Dal libro la Riflente di prossima pubblicazione

    Il CRITONE

    Voce narrante
    Ad Atene, 399 A. C., nel mese detto Targelione (Maggio-Giugno), le condanne capitali non erano eseguite prima del rientro dell’ambasceria recatasi all’isola di Delo per la festività dedicata ad Apollo…

    Critone-
    …che notte travagliata, è meglio alzarmi, sfruttare le prime luci per correre alle carceri, pagare il silenzio dei carcerieri e avvisare il Maestro che la nave sacra ha superato Capo Sunio (promontorio dell’Attica).
    Oh, come dorme saporitamente in pace alla felicità, è un peccato svegliarlo, ma è per il suo bene!
    Maestro! Maestro!

    Socrate-
    Salve, che hai, da svegliarmi, sul più bello?
    Oh, Critone, sei tu, ho rotto sul più bello: ero in compagnia di una graziosa donna vestita di bianco, che mi chiamava dicendomi che nel terzo dì da questo…

    Critone-
    Maestro, da buon allievo devo far qualcosa per salvarti, se non lo faccio, chi mi conosce che penserà di me?
    Penserà che parli e basta!

    Socrate-
    L’opinione di coloro che mancano di Riflente (Riflessione/mente) non è verità, ma confusione, che si ritorce su loro stessi, lasciandoli ignoranti e sempre insoddisfatti e sfruttati…
    Come già tu sai, per invidia, la matrigna soffia sull’ignoranza del popolo per renderlo ancor più succube; non vede di buon occhio chi sa, ne parla male, affinché chi rompe il guscio del tran tran del potere non abbia la possibilità di realizzare ciò in cui crede; lo mette all’angolo come un asino, o lo manda in esilio; il potere gli tarpa le ali, nel detto che nessuno è Profeta in Patria…

    Profeta in Patria

    Caino, il padrino,
    omaggia invidia,
    infelicità…
    Specula sul gregge…
    Alla nera zero carote,
    ridicolizzata
    emarginata
    macellata,
    affinché non sia
    Profeta in Patria…

    Critone-
    Socrate, bisogna far presto, ho dato soldi alle guardie, affinché ti allontani indisturbato per andare da miei amici in Tessaglia…

    Socrate-
    Grazie, buon giovane, ti auguro tanta fortuna!
    La mia fortuna è la felicità di sentirmi nel giusto, d’affrontare serenamente la mia sorte decisa dall’uomo fallace…
    Amico, non temere, parlo per saggezza; ora i miei occhi guardano al sole spuntare come il primo mattino del mondo nell’amplesso puro con la donna vestita di bianco, perché fra tre giorni giacerò nel sogno di tutti, e tu sei l’angelo che conferma il sogno!

    Critone-
    Socrate, chi ti ha condannato ingiustamente su false accuse, chi ti ha beffeggiato con ironia è in tilt, teme che la tua morte sia la loro fine!
    C’è, tuttavia, tanta gente che ti vuol bene, ti ammira e ha bisogno di te, Maestro!

    Socrate:
    - Caro Critone, sappi che la mia etica è da sempre rispettosa delle leggi democratiche, nel difendere gli interessi di Atene, fin da quando, Oplita, nei vent’anni di guerra militare lottai per far grande ATENE, affrontando i nemici a viso aperto e mai indietreggiando, ritornando in Patria, ricco d’esperienza, mettendo l’Amica Riflente al servizio di Pericle (periodo Aureo).
    Mancato Pericle, cercai di far risplendere ATENE, insegnando non solo ai giovani, la Pace e la Democrazia, nel rispetto delle leggi vigenti, ma i potenti, saccenti, boriosi, invidiosi, disturbati nel loro crapulare teso allo sfruttamento del Popolo, nell’essere indigesto al loro stomaco, mi diedero l’epiteto di tafano d’Atene, e fin d’allora la mia sorte era sentenziata con l’alibi della democrazia dei “demonumeri”, e della demagogia dei sofisti al servizio della casta…

    Amico, pur condannato per pochi voti, macchierei la mia dirittura d’arrivo mancando di parola da passare per vigliacco; io mai sono arretrato davanti al nemico, anzi ora come allora vivo tranquillamente in armonia con me stesso, e senza paura guardo in faccia gli avversari, perché AMO Atene.
    Ora, pensare di fuggire sarebbe rinnegare i miei insegnamenti, inoltre deluderei chi parteggia per me!
    Critone, porgi ai miei amici e ai tuoi il mio ringraziamento, di’ loro che lì vedrò nell’attimo di gioia del trapasso, in grazia, per vivere l’Eternità nel tempio dei grandi, certo di essere più utile a tutti nell’aldilà…
    Amico mio, voglio sorridere alla sorella che mi prenderà in grembo, lindo, come le acque chiare sgorganti dalla roccia, da non lasciar dubbi al finale dell’opera che fra breve si compirà, e da tafano anticipo che per tanti sarò ancor più indigesto!

    Critone-
    Maestro, comprendo il tuo grande desiderio all’amplesso con la dama bianca, ben sapendo dove tu andrai a giacere, ma i tuoi allievi piangeranno come non mai…

    Socrate-
    Intendo, ma dovrei rinnegare l’etica della Riflente: la giusta tentazione dell’uomo è la Libertà, non l’essere animale infelice, dannato all’abbruttimento, al servizio mefistofelico di Caino!

    La Riflente non coincide con i demonumeri, né col potere del dittatore, perché ambedue non sono frutto della Riflessione PURA.
    Le leggi sono interpretate soggettivamente, quindi l’oggettività è carente nel sociale, da lasciar prosperare la riflessione speculativa di Caino, padrone nostro…
    Io non son mai stato né bestia, né sofista, e delle dicerie me ne faccio un vanto ben sapendo di trovarmi sul campo di battaglia per l’ultima Vittoria, la più grande, e di ciò sono fiero davanti all’AMORE infinito dell’Eternità, ultimo palpito di vita terrena…
    Caro Critone, nell’usare la Riflente, la saggezza, conosco i problemi della Società da non poter avvallare il comportamento di chi interpreta la legge senza usare il buonsenso, ma agendo solo per i propri interessi o di pochi, e così la favola del tafano d’Atene s’è sparsa in tutta l’Attica da passare per il rompiballe della politica, ma per Amor di Atene non mi son mai ribellato; il mio fine non era la gloria, ma riuscire a portarli all’assennatezza, affinché assumessero la responsabilità al compito assunto davanti agli elettori, e più criticavo più AMAVO Atene di quell’AMORE Puro disinteressato che dà Luce al Vivere della Speranza, e più forza nell’usare la spada dell’AMORE per sconfiggere il male della speculazione che attanaglia e conviveva in loro…
    La mia dipartita nel non fuggire è la loro sconfitta che DONO ad ATENE nel lasciare un segno d’AMORE Imperituro, al futuro di figli non ancora concepiti!
    Amico come posso rinnegare la Riflente, nel non essere me stesso!
    Non son mai stato un sofista, anzi col fioretto li combattevo lasciandoli nudi da sentir gli strali ancor in quest’ora d’esser fiero davanti all’AMORE infinito!

    Figlio d’Atene, è stata una fortuna trovarmi qui in collegio, usando l’oro rimasto nella bisaccia del mio spazio, ho messo a fuoco l’attimo fuggente in Riflente, regalandomi l’acqua calda, la miracolosa goccia sul naso di tutti:
    il Testamento Genetico Eterno, Dono del MISTERO!

    Ringrazio coloro che mi hanno condannato, la dea bendata che mi ha difeso in lungo e in largo nel mio camminare da Attore Naif sul palcoscenico della Storia. Nell’ultima cena con l’Amica Riflente ho colto la mela matura: il SESTO SENSO!

    Il Testamento è per tutti coloro che vogliono cambiar vita, smettere di criticare e non fare, che vogliono sentirsi vivi e Liberi in Armonia di partecipazione d’AMORE senza ricorrere alle infinite droghe che il quotidiano Caino elargisce per farci suoi schiavi…
    Basta avvicinarsi alla RIFLENTE o SESTO SENSO, Madre di ogni Scienza, per vivere armoniosamente nella Sfera della Vita nell’aiuto reciproco del nostro Spazio di Vita…

    Critone, tu hai l’onore di partecipare alla mia gioia di sempre nell’essere il primo dell’Umanità a capire il SESTO SENSO, la RIFLENTE, la mia compagna, Dono dell’Immanenza che fa la differenza dalle altre cellule di vita.
    Ho cominciato ad analizzare a fondo la Riflente che deriva dalla TRASCENDENZA, da cui ha origine l’Immanenza del Tutto, compreso l’uomo che ha avuto in dono la Riflessione Pura, il cui fine è di armonizzare le cellule viventi su Gaia.
    In successione ho razionalizzato le varie fasi della Riflente:
    - Riflessione come Intuizione…
    - Riflessione come Analisi…
    - Riflessione come Carisma…
    - Riflessione come Profezia…
    - Riflessione come Razionalità…
    -
    Figlio, pensa, veleggerò negli infiniti mari del cielo ritrovando e accogliendo i grandi di ieri, d’oggi e di domani, l’amico Pericle, Cherofonte, Alcibiade e altri; parlerò del Sesto Senso o Riflente in Poesia e nell’atto della Maieutica, arricchendo il vivere lassù in Eterno!
    Così chiudo in bellezza nel Dono all’Umanità del recupero della Riflente/Abele o Sesto Senso…
    Critone, mio principe sostenitore, la coerenza di un uomo nelle sue idee vive, se supportate dalla Riflente, rende la persona vincente, che non teme il giudizio degli altri, nell’essere se stesso, perché sa dominare i vizi e le paure…

    Voce narrante:
    Socrate spiega a Critone che la vera Democrazia non è basata sui numeri, ma sui migliori (Aristocratici) eletti dal Popolo, che operano per sviluppare la Società per vocazione, non per professione; ciò non succede essendo la massa giocata, comprata dal potere speculativo, arrivista incontentabile, che sfoga la propria infelicità, togliendo l’identità al mercato degli schiavi moderni, i demonumeri (democrazia dei numeri).
    Inoltre si rifà nel far prolificare paure, stress, ansia, invidia, depressione, i mali che Caino elargisce generosamente ai suoi dipendenti…
    Così i potenti di turno con il benestare del popolo si creano l’alibi per troneggiare e spolpare a loro piacere pantalone in nome della democrazia, non ascoltando la voce della Saggezza.
    Per fortuna, in fondo al vaso di Pandora c’è la Speranza, la Riflente, il futuro d’AMORE senza Caino…

    Critone-
    Maestro, te ne vai nel mondo dei più ingiustamente offeso, vincendo la battaglia sui figli di Caino…
    Non ho altro da dirti, sia fatta la tua volontà d’AMORE!

    Socrate
    Mio caro giovane, mi spiace per gli amici, ma la mia Riflente allontana anche la più remota volontà d’andarmene senza autorizzazione degli Ateniesi!
    Ringrazia gli amici di ieri, d’oggi e di domani che vivranno nel mio pensiero in un domani certo, democraticamente come ho sempre fatto, anche per la scoperta del Sesto Senso, non obbligo né plagio alcuno a credermi, ma usando la Riflente in piena libertà, invito ognuno a scoprire in sé la VERITA’!

    Voce narrante
    - Ma se c’è in me la verità -deve esplodere. Non posso rifiutarla, rifiuterei me stesso!- Karol Wojtyla.

    Voce narrante
    Socrate,
    Luce libera,
    Guida
    Alla felicità,
    Lasci orfani
    Non solo
    Gli Ateniesi…

    ——————–
    Dal Menone di Platone, dialogo di Socrate…

    Voce narrante
    Adoperando la RIFLENTE (Riflessione Mente), “Abele”, Dono dell’Immanenza dato all’Uomo dalla Trascendenza del MISTERO, riesce a porsi domande e dare risposte insegnando la maieutica: arte di usufruire della Riflente, linfa di vita, elevazione di vasi comunicanti, insita in tutti, ma dimenticata…

    Menone:
    - Socrate, la virtù è insegnabile?-

    Socrate:
    - Il problema è molto complesso essendoci varie forme di virtù.
    Per prima cosa bisogna definire l’essenza della virtù, la quale differirà in qualcosa poiché la virtù si può trovare in un bambino o in un uomo…
    Menone, il ragazzo e il vecchio se sono sregolati possono diventare virtuosi?-

    Menone:
    -No!-

    Socrate:
    -Ma se sono saggi e giusti?-

    Menone:
    -Sì!
    Maestro, mi permetto di farti un esempio di virtù relativa: la dote del comandante è di comandare, del soldato ubbidire e così via…-

    Socrate:
    -Ne cercavamo una, invece tante ballano in maniera svariata.
    C’è bisogno quindi di una buona scrematura per trovarla!-

    Menone:
    - La virtù è saper comandare!-

    Socrate:
    - Caro Menone, son contento che hai afferrato che la virtù è una sola!
    Mah, la definizione di virtù come comando non sta in piedi, dal momento che un servo non potrebbe essere virtuoso mancando di autorità nell’impartire ordini ad altri uomini!-

    Menone:
    - Allora la virtù è la capacità di desiderare cose belle e procurarsele?-

    Socrate:
    - Menone, nel bello s’intravede la grazia, l’emozione, il piacere in luce di virtù nell’operare bene, ma come si fa a procurarsi le cose belle, grandi nel lecito, in pace e in armonia con tutti?
    Teniamo presente che l’illecito è un’effimera gioia, crea solo incontentabilità, infelicità e ci rende schiavi di noi stessi!-

    Menone:
    - D’accordo, la virtù è il desiderio di riuscire a possedere cose anche grandi e belle senza ingiustizia; però la giustizia è già parte della virtù e allora?-

    Socrate:
    - Amico, la virtù è impiegare la Riflente, che fa sbocciare la scienza, alla cui base sta la verità o l’olio che viene a galla e smuove in avanti l’opera in virtù della scienza dell’Immanenza in Riflente!
    D’altronde la virtù è un bene utile e giovevole per coloro che la esprimono, e nella tenacia di non farsi prendere dalle tentazioni di nuocere ad altri si è in pace prima con se stessi!-

    Menone:
    - D’accordo!-

    Socrate:
    - Menone, Le cose buone e utili utilizzate in modo giusto, con ragionevolezza, per amor di sapere in Riflente, è virtù!
    La Riflente per l’uomo è la madre di tutte le virtù dell’AMORE, da cui nasce l’evolversi della scienza al servizio dell’umano, d’affermare che la virtù è scienza insegnabile in continua progressione…
    Il problema si pone per chi dovrebbe insegnare la scienza della virtù!
    Scolari che vogliono apprendere si trovano…
    Maestri di virtù, chiedo a voi che state ascoltando, esistono?
    In sincerità, oggi come oggi, non ne vedo all’orizzonte, salvo qualche mosca bianca!-

    Menone:
    - Ci sono!
    Sono i Sofisti, insegnanti di retorica, che si proclamano maestri di virtù, però non mettendoci AMORE deludono!-

    Voce narrante:
    A questo punto del dialogo entra in scena Anito che nella realtà storica fu uno dei principali accusatori di Socrate.

    Socrate:
    - Anito, i mestieranti di parole al vento son maestri di virtù?-

    Anito:
    - Socrate, tu che affermi la verità, di’ a noi di chi parli?-

    Socrate:
    - E’assodato che son coloro che la gente chiama sofisti.-

    Anito:
    - Per Eracle, non dire parole di malaugurio!
    I miei famigliari e amici non sono matti da farsi rovinare dai sofisti, da gente che prende, ma non dà, che vende solo parole inutili, imbrogliando il prossimo!
    Hanno perfino l’ipocrisia di dire che sotto la loro tutela i giovani crescono sani, forti, intelligenti…
    Li traviano invece non solo per la pederastia, ma li lasciano ancor più ignoranti da ingraziarsi e ingrassare la casta, inoltre son sfacciati da farsi passare per insegnanti d’eloquenza, sì, son maestri a farsi pagare profumatamente, com’è accaduto a Gorgia!
    Sì, ci sono i maestri di virtù, ma non tra le file dei sofisti!
    Ogni cittadino ateniese, probo, onesto e ligio alle leggi, è in grado d’insegnare ai suoi figli la virtù, essendo un cittadino virtuoso!-

    Socrate:
    - La risposta di Anito apparentemente sta in piedi, ma i figli per infiniti motivi sfuggono alle direttive dei genitori, e non essendoci la panacea, demandano ad altri, in questo caso ai sofisti, i quali son sempre pronti a sfruttare la situazione nel porre la soluzione al problema irrisolvibile…
    Anito, i fatti non ti danno ragione, i grandi Ateniesi non hanno saputo trasmettere la virtù ai figli, ad esempio Temistocle, Aristide, Pericle e Tucidide, uomini virtuosi, i cui figli ne combinarono di tutti i colori!
    L’unica speranza sta nell’esempio d’onestà, capacità, buonsenso e un Puro AMORE dei genitori verso la prole…-

    Anito:
    - Socrate, non ti vergogni di parlar male dei grandi cittadini d’Atene?-

    Socrate:
    - No!
    La verità non fa male!
    È il male che fa male!
    Anito, scuotiti dalla furbizia che c’è in te per ambizione di potere!
    Un bel tacere è già una virtù!
    La virtù si conquista accettando la Verità!
    I grandi uomini d’Atene son virtuosi per fama e non per la virtù verso i figli!
    Solo chi usa la Riflente, la Madre della scienza, potrà insegnare trasmettendo la conoscenza della virtù ai figli, tenendo presente che Esiodo, già nell’VIII/VII a.C., scrive:
    - Non nutro più alcuna speranza per il futuro del nostro popolo, se deve dipendere dalla gioventù superficiale d’oggi, perché questi giovani sono senza dubbio insopportabili, irriguardosi e saputelli. Quando ero ancora giovane, mi sono stati insegnati le buone maniere e il rispetto per i genitori:
    la gioventù d’oggi invece vuole sempre dire la sua ed è sfacciata.
    Esiodo
    Inoltre Esiodo afferma chi fa Politica per il Popolo a vantaggio della Democrazia del progresso Sociale non può essere che Filosofo e in sintesi Poeta.

    Parole ancor attuali che riecheggiano nei secoli, dura realtà che si perpetua da Caino, e che continuerà finché i genitori non adopereranno la Riflente insegnando l’AMORE con l’esempio, e la scuola non preparerà democraticamente i giovani ai valori sociali!

    Menone, può esser valida anche la vox popoli, voce di dio.
    Il giusto sentire, una specie d’ispirazione divina, la Riflente, dono dell’Immanenza del MISTERO, che fa divenire chi la sa usare guida al popolo nel saper scegliere la strada migliore e adeguare le misure per favorire l’evolversi della scienza e della comunicazione a vantaggio della collettività!-

    Menone:
    - Ammetto di non essere capace di definirla in modo corretto, poiché tu Socrate sei una specie di pesce torpedine, e chi ti tocca, s’intorpidisce.
    Ho fatto molti discorsi sulla virtù e la sua natura, ma alla tua confutazione non so che rispondere, da rimaner ammaliato della tua arte di porre domande e di riflesso fornire precisazioni.
    Se ci s’imbatte nella virtù, non riconoscendola, ci sfugge di mano ed elude il problema!-

    Socrate:
    - Menone, la Riflente è immortale, e quando il corpo che la possiede muore, essa ritorna nell’Eden, poi ricompare dopo un periodo in un altro corpo, perché nulla si disperde.
    La Riflente nel tutto movimento si evolve e quando rientra in un altro corpo, è in amnesia, però è presente, per svegliarla non ci vuole un bacio ma la volontà di operare per la Società, di cui ognuno di noi è partecipe e socio!
    A questo punto il risveglio della Riflente c’è, in noi germoglia Armonia, Virtù e AMORE per camminare in avanti, felici di vivere il nuovo spazio…
    Il pessimismo e le paure si allenteranno, s’inizierà a credere in noi stessi, a guardare il vicino con simpatia senza invidia e speculazione…
    Incominceremo un nuovo ciclo, mettendo alla porta Caino, recuperando Abele, per vivere in compagnia dell’Amica Riflente nel respirare aria nuova, senza dover aspettare l’ultimo respiro quaggiù per capire l’errore che si è fatto in vita nel non aver usato il gran Dono della Riflente…

    Menone, ora dimostrerò l’esattezza della teoria dell’anamnesi, tramite il tuo schiavo che per sua ammissione ignora la geometria: disegno sul terreno un quadrato di cm. 30,96 = 2 piedi per lato, chiedo, di trovare la misura del lato nel quadrato su area uguale a 8 piedi.

    Lo schiavo:
    - Son schiavo, ma rispondo da uomo: il quadrato da ricercare avrà il lato di 4 piedi, esattamente il doppio del lato nel quadrato di partenza.-

    Socrate:
    - Giovane, il quadrato con lato di 4 piedi avrà l’area = a 16 piedi, non a 8 piedi.-

    Lo schiavo:
    - Il lato del quadrato è la misura intermedia tra i 2 piedi del lato del primo e, i 4 piedi del secondo, quindi il lato misura 3 piedi.-

    Socrate:
    - Giovanotto, l’area di 3 piedi è di 9 piedi, e non di 8, rifletti che ci riesci.
    Ora disegno sul terreno 4 quadrati uguali a quello di partenza, da formare un quadrato di lato 4 piedi su area di 16 piedi.-

    Lo schiavo:
    - Se uso la Riflente, come dice il Maestro, ci riesco: ha disegnato il primo quadrato che è la quarta parte del grande che ha ottenuto, quindi tracciando una delle 2 diagonali di ciascun quadrato, si avrà un’area uguale a 8 piedi.-

    Socrate:
    - Menone, hai visto che usando la Riflente, si risolvono i problemi, e il tuo schiavo n’è prova lampante, ha solo avuto un aiuto nel ricorrere all’Amica Riflente, che ha dentro di lui.

    Voce narrante
    La dottrina dell’anamnesi, reminiscenza di ricordi, permette a Socrate di ulteriormente criticare la teoria della conoscenza dei sofisti, capziosi, i quali inducono le menti alla pigrizia evitando di ricercare il vero; la teoria dell’anamnesi, invece, è ricettiva e attiva nel cercare la verità che c’è in ognuno di noi…

    Il Poeta marylory
    Lorenzo Pontiggia

  • lorenzo pontiggia // 14 Marzo, 2009 a 11:48 am | Replica

    Attualità della Satira
    -
    -Lorenzo cosa ci trovi di buono in Grillo? La classe politica fa schifo…non c’è bisogno che me lo dice lui. Sa fare solo monologhi e dire “vaffa”…sa solo come arricchirsi parlando e sparlando…Nel suo movimento parla solo lui e tutti gli altri che lo seguono come pecoroni a dire “vaffa” di qua e di là.
    [Modificato da =AluxMateL= 09/03/2009 3.24]-

    Amico, non solo tu hai scarsa informazione dovuto ai mass media…
    Grazie…
    AMORE

    Nasce con l’uomo ed è frutto della Riflente (Riflessione-mente) che anticipa i tempi…
    La si trova già negli scritti di Omero, Iliade e Odissea, nella critica al potere, simbolicamente attribuito a Zeus e al sottobosco d’intrighi degli dei…
    Omero, con maestria trasla la satira alla casta con metafore e fantasie irreali nella realtà delle deità a cui si attribuiscono i giochi di potere dei politicanti…
    Con il poema “Margite” inizia la satira comica, ingrediente fondante della satira di Aristofane, circa V – IV a.C. (periodo socratico).
    Aristofane poeta visivo e filosofo, con mente critica, si attiene al pensiero di Esiodo (VIII-VII):
    -… la prassi del filosofo è la Politica!-.
    Ironizza sui politicanti intrallazzatori che si fan guerra per il potere, da porsi nudi davanti al popolo attonito, che non avendo più nulla da perdere s’accontenta di ridere di gusto, aria fritta sul mal governo…

    Le caste si susseguono, non guardano al domani, e la ricchezza di Madre Terra corre il rischio di esaurirsi: con l’attuale globalizzazione sta ritornando il latifondismo e sistema feudale, il futuro è cupo, ma chi domina è incontentabile, sempre affamato, volto ad ingurgitare e digerire di tutto, importante non perdere il possesso della poltrona, e ride di gusto, pur storcendo la bocca, indifferente alla satira che lo mette alla berlina come trofeo senza vergognarsi, ma tronfio di se stesso!
    Il povero popolo che è alla macina, torchiato, non in grado di vedere il futuro dei figli, trova nella satira un momento di gioia da scordare la fame, le ansie e le paure nel vedere i potenti di turno che arrancano nel ridicolo, credendosi vestiti, invece nudi!
    Essi sono gli eredi di Caino, vivono e vegetano, prodotti dalla pseudo cultura che avvalla menzogne, demagogia, e fa solo del politichese, tramite gli imbonitori di turno, i mass media, che speculano sul popolo credulone e ignorante per l’arricchimento degli amici degli amici…

    Aristofane in “Le Nuvole”, sbeffeggia i sofisti, i servi del dio denaro…
    Nello spettacolo “Le vespe”, attacca il sistema giuridico ateniese per gli intrallazzi
    non salomonici!
    Così la satira arguta nasce per denunciare le ipocrisie, le vergogne del potere, da dire che niente c’è di più ridicolo di un RE nudo!

    Oggi, in Italia il personaggio che meglio di tutti interpreta la miscela della satira sagace,
    dal mio punto di vista, è Beppe Grillo, che nella tradizione genovese gioca in casa a 360°,
    nel rinnovarsi con genialità in conversazione colta, raffinata, spiritosa, ed anche papale
    papale o terra terra, perché quando ci vuole non può mancare… divertendo il pubblico
    per la sua spontaneità nel saper variare la mimica, le parole e i sentimenti,
    presentando ridendo scherzando le verità dell’attuale politica antidemocratica…
    La Costituzione Italiana sta ballando su chi ha dato la vita per darle un volto:
    il volto di tutti gli Italiani!
    Oggi, dopo la caduta del muro di Berlino, in Italia, c’è solo il caos, il vuoto!
    I cittadini non possono stare a guardare, vogliono partecipare per salvare il salvabile,
    e responsabilizzano il Grillo parlante ricco d’AMORE al Prossimo, a salvare
    il vuoto Costituzionale, la buona Carta Italiana…
    La Corte di Cassazione, si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira:

    « È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi
    si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica
    opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso
    suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene. »

    Il Poeta marylory
    Lorenzo Pontiggia

  • lorenzo pontiggia // 22 Marzo, 2009 a 9:04 pm | Replica

    Internet

    -Ciao a tutti,
    essendone direttamente interessati abbiamo deciso di lanciare una discussione su uno dei temi caldi del momento: quali regole per Internet?-

    Rispondo:
    le regole in Internet nascono in coscienza di Riflente (Riflessione-mente), soprattutto nelle scuole, dove buone maestre possono insegnare non solo ad usare il computer…

    -La Rete delle Reti oggi si configura come una zona franca ove, nel bene e nel male, si può fare e dire praticamente tutto e – se si è un minimo accorti e si dispone degli strumenti adatti – l’impunità è poco meno che garantita.-

    Rispondo:
    la Libertà d’espressione e l’educazione civica comportamentale è demandata alla scuola almeno dell’obbligo, ma purtroppo per mancanza di etica da parte dei governanti che sfruttano l’ignoranza non è insegnata, così si tira a campare…

    -La natura intrinseca di Internet ne fa una struttura sovranazionale e la sua regolamentazione richiederebbe un approccio mondiale, forse addirittura un ripensamento del concetto di diritto applicabile agli Stati sovrani.-

    Rispondo:
    Fallita la globalizzazione per mancanza d’umanità, non vorrei vedere una globa-gattopardo sovranazionale al servizio ancor di più di chi comanda!

    -Mentre si continua a pensare però la Rete ospita di tutto: meravigliose battaglie democratiche e civili, orizzontalizzazione dei saperi e delle conoscenze, amplificazione del ventaglio delle opportunità individuali, condivisione di valori ed esperienze; dati estremamente positivi ai quali purtroppo si somma un rovescio della medaglia composto da cybercrimes, truffe, adescamenti, diffamazioni, pedopornografia e traffici illeciti di vario genere e natura, il cui contrasto è sempre più difficile.-

    Rispondo:
    la scuola è un fallimento, la Rete può dare alle nuove generazione ciò che manca alla scuola!
    Non si può pretendere che Caino l’assassino, il nostro antenato per non dire padre, iniziatore delle maleguerre s’arrenda!
    Ripeto: è la testa di comando che deve dare l’esempio!

    -Vorremmo raccogliere le vostre opinioni su quelli che ritenete i metodi più corretti per favorire
    uno sviluppo armonico della Rete che massimizzi i valori positivi, arginando nel contempo
    le distorsioni provocate dalle attività illecite.
    Grazie per la partecipazione,
    Team Community Rai-

    Rispondo:
    è da nove anni che navigo in un paradiso d’intrighi, ma d’AMORE e sono solo all’inizio del più bell’amplesso dopo quello della Vita e in futuro del Trapasso, d’essere meravigliosamente felice del Dono d’Internet, datoci dall’Immanenza del MISTERO, tramite la Riflente, il mezzo per creare, cambiare in meglio la società a dimensione Umana, principio della Rivoluzione d’AMORE!
    Internet è già controllata da Finanza, Polizia, Carabinieri…
    Quindi lasciatela vivere affinché diventi la scuola del domani…

    Lorenzo Pontiggia
    il Poeta marylory

  • lorenzo pontiggia // 27 Aprile, 2009 a 2:52 pm | Replica

    Succede, AMORE

    Perdere…
    Spemo che non tremi…

    Non cerco
    nel confronto la pagliuzza…

    A malincuore
    non c’è vincitore..

    La purezza brilla
    nel volto del vivere…

    Assolviamo pensando
    alle dolci ore…

    Son Poeta, megalomane,
    che colpa ho!

    Se Amo girar la strada
    lavorando d’Amor…

    Centellinando il verbo
    siam finiti a terra…

    Pensandoci
    ho il magone…

    Per fortuna ho scritti
    che parlan di te…

    Così in libertà
    vivi in me AMORE…

  • lorenzo pontiggia // 14 Luglio, 2009 a 10:53 am | Replica

    “ Il DUELLO” di Anton Cechov

    Scritto nel 1891…
    -…come ha ragione Tolstoj, pur essendo crudele nella sua ragione!-
    Sposare una donna senza amarla è vile ed è indegno per un uomo, allo stesso modo che servire messa senza credere.-
    -…mentre l’umanità degenererà completamente e allora noi saremo colpevoli di tutto ciò.-
    - La legge morale che è propria a ciascun uomo, è stata inventata dai filosofi, oppure l’ha creata Iddio insieme al nostro corpo?-
    -La questione sta nel fatto che Egli è stato crocifisso non dai forti, ma dai deboli.-
    - Se non credete in Cristo, perché lo ricordate così spesso?-
    -Io ci credo, soltanto non a modo vostro, ma a modo mio.-
    -… si avvicinò alla finestra ed appoggio la fronte al vetro. Fuori imperversava in tutta la sua violenza e in tutta la sua bellezza l’uragano: all’orizzonte i lampi, come dei nastri lucenti e bianchi, univano la superficie del mare alle nuvole gettando sprazzi di vivida luce sopra le inquiete onde nerastre; lampeggiava dappertutto.-
    - Infine Lajevskij stesso, per primo, soffriva dei suoi difetti allo stesso modo, come un malato soffre per le sue ferite.-
    -Nella ricerca della verità gli uomini fanno due passi in avanti ed uno indietro… ma la sete della verità e la tenace volontà li spingono in avanti… in avanti… E chissà, forse riusciranno a raggiungere la verità vera…-

    Un quadro dove poesia, filosofia e realtà vanno a braccetto…
    Scorrevolissimo da consigliare…

    Lorenzo Pontiggia
    il Poeta marylory

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