Ebbene si, lo devo ammettere: i post precedenti Platone, “Apologia di Socrate” e Platone, “Critone” sono stati dei post preparatori a questo Laboratorio. Come si evince dal titolo vorrei provare a buttare giù dei parallelismi tra le figure di Socrate e quella di Gesù e sia l’”Apologia” che il “Critone” mi servivano per preparare un pò il terreno. Credo infatti che tutti quanti sappiamo qualcosa sulla vita di Gesù, e credo che l’”Apologia” e il “Critone” siano necessari per delineare una sagoma della figura di Socrate.

Ipotizzare un parallelismo tra queste due figure non è un esperimento poi così originale, già Erasmo da Rotterdam nel “De Libero Arbitrio” paragonò Gesù ad un sileno, esattamente la stessa similitudine che Platone nel “Simposio” attribuisce a Socrate; naturalmente Erasmo conosceva bene il “Simposio” di Platone.

I punti di contatto tra le due figure sono molteplici, andiamo ad analizzarne qualcuno:
1) Sia Socrate che Gesù non hanno mai scritto nulla, la loro vita, la loro morale e la loro religione ci sono state filtrate da altri scrittori. Dagli scritti di Platone, Senofonte ed Aristotele è possibile tracciare una figura di Socrate; i Vangeli, sia canonici che apocrifi ci narrano la vita di Gesù.
2) Socrate e Gesù hanno vissuto in povertà, applicandosi, nella loro esistenza, nel dialogo e nella pedagogia del volgo. Nei dialoghi platonici ricorre più volte la povertà di Socrate. Nell’”Apologia” Socrate afferma che un demone lo comanda a vivere la propria vita filosofando, ignorando gli affari sia pubblici che privati, interrogando gli altri e mostrando loro quali sono le vie che portano alle virtù. La figura del Gesù povero, falegname, che percorre la Giudea predicando la parola di Dio torna e ritorna in tutti i Vangeli.
3) Sia Socrate che Gesù non si occupano di filosofie metafisiche ma dell’uomo. Infatti se l’insegnamento più grande di Socrate è quello di vivere secondo la virtù, l’insegnamento più grande di Gesù è quello dell’amore. Naturalmente ambedue le figure onorano i propri dei, ovvero gli dei del popolo in cui vivono, ma nessuno dei due ha una propria metafisica o una propria cosmologia.
4) Sia Socrate che Gesù invitano l’uomo al rispetto delle leggi terrene. Socrate non fugge la propria morte per non tradire le leggi. Gesù invita l’uomo a seguire la legge e la giustizia terrena avendo fede nella giustizia divina infallibile.
5) Ambedue sono stati condannati a morte per motivi meramente politici. Il politico Anito porta Socrate in tribunale con false accuse infondate; Gesù viene processato perchè si definiva il re dei Giudei.
6) Ambedue sono morti precocemente e ingiustamente. E qui credo di non dovere nessuna spiegazione per confermare questa tesi. Piuttosto vorrei fare una breve riflessione perchè credo che questo sia il punto in comune più forte tra i due. Credo che le loro figure non avrebbero avuto la stessa fortuna letteraria se fossero morti di vecchiaia o per un’overdose di barbiturici. In tal caso Platone non avrebbe potuto fare di Socrate l’esempio perfetto dell’uomo virtuoso che va incontro alla morte fiero e rispettoso delle leggi che lo hanno condannato a morte. In tal caso il Cristianesimo non avrebbe potuto fare di Gesù il martire immacolato che prende su di sè i peccati del mondo e lava le colpe dei peccatori con il suo sangue puro.
7) Sia Socrate che Gesù vanno incontro alla morte senza paura, anzi sembra quasi che l’attendessero con impazienza. Il coraggio di fronte alla morte di Socrate è testimoniato nell’”Apologia”, quello di Gesù nei Vangeli. Naturalmente anche questo punto è molto importante per gli sviluppi successivi: ovvero la figura di un uomo che affronta una condanna a morte dignitosamente, senza paura di ciò che lo attende, anzi fiducioso che la vita nell’aldilà sia migliore di quella nell’aldiquà è una figura molto carismatica. Chiunque non ne può rimanere che attratto.
Ambedue, dopo la propria vita, hanno ispirato sette e religioni. La religione ispirata da Cristo è lampante sotto gli occhi di tutti: il Cristianesimo. La setta che ha ispirato Gesù è, per l’appunto, il primo Cristianesimo. Per quanto riguarda Socrate sappiamo come l’Accademia di Platone non fosse solo una scuola nel significato moderno del termine. L’Accademia, così come ogni altro movimento filosofico nell’antica grecia, era si un luogo di scambio di idee e di teorie ma era soprattutto una setta dove si pregavano gli dei e dove si aderiva ad un determinato stile di vita. Per quanto riguarda la religione ispirata da Socrate è la stessa religione interna all’Accademia. Bisogna ricordare che l’Accademia è esistita fino al VI sec. d.C..
9) Sia Socrate che Gesù sono state gli iniziatori di un movimento ideologico-culturale che ha portato allo sgretolamento delle società in cui essi sono vissuti. E’ oramai innegabile che la causa prima del disfacimento dell’Impero romano è il Cristianesimo. L’ideologia del Cristianesimo:”Tutti gli uomini sono uguali” ha negato all’Impero romano la base della propria fortuna: gli schiavi. Per quanto riguarda Socrate Nietzsche ne “La Nascita della Tragedia” afferma che la forza del mondo greco era nel connubio tra apollineo e dionisiaco, e sempre Nietzsche vede in Socrate il punto di rottura di tale connubio. (Nietzsche ne ha detta qualcuna anche sulla figura storica di Gesù…).
Naturalmente questa è una mia disgragazione, esattamente come ogni altra cosa postata sotto il tag di Laboratorio, quindi sono ben accetti commenti sia positivi che negativi e nuovi spunti.
35 risposte finora ↓
chiarac // 17 Ottobre, 2007 a 9:39 am |
Interessante questo parallelo, devo dire che non mi era mai venuto in mente. C’è però l’ovvia e sostanziale differenza che socrate non si appoggiava a nessuna autorità superiore per dare forza al proprio predicare.
E sull’attendere la morte senza paura, come dimenticare il grido di Gesù sulla croce, “Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?”. Curiosamente il divino dei due è anche il più umano, mentre Socrate con la sua inarrivabile serenià e razionalià sembra anni luce lontano da ogni comune mortale.
Mi viene da pensare che questo sia dovuto proprio ai diversi punti di partenza: Gesù è divino, quindi è necessario che affermi la sua umanità per restare vicino a discepoli e fedeli. Socrate invece è umano e deve mostrare la sua eccezionalità per indicare la via ai discepoli.
fiak // 17 Ottobre, 2007 a 12:14 pm |
@chiarac
Belle obbiezioni e bell’analisi, non c’è che dire. Per quanto riguarda il grido di Gesù egli ha avuto solo quel istante di sbandamento. Hai pienamente ragione!
mimhe // 17 Ottobre, 2007 a 3:17 pm |
Il parallelismo zoppica, bisogna mattere un pò di paletti… innanzitutto, come anticipato da chiarac, il senso del divino presnte in Cristo: non so se volontariamente, o non, hai omesso l’essenza dell’intera vita di Gesù…la resurrezione. Il suo iter spirituale, dottrinario e religioso è tale con la resurrezione finale altrimenti le sua figura perderebbe il suo falore simbolico e la metafora della redenzione. In Socrate la mancanza del divino, della resurrezione e dei super poteri ne fanno una figura terrena innalzandone il comportamento etico fine a se stesso, diciamo non remunerato dopo la morte.
Ricordiamo che la vita di entrambe ci è stata proposta da altri allo scopo di dettare delle linee guida sociali ed umane, quindi è normale che molti elementi si accavallino per poter rafforzare i concetti cardine della moralità a loro contemporanea, proprio da questa base è deducibile che si miri ad ottenere una linea comportamentale da un lato consapevole corretta (Socrate) ed impeccabile dall’altra (Cristo) remissiva, plagiabile e dipassaggio poichè in attesa del giudizio divino, quindi Giudizio Divino VS Giudizio Umano. La differenza è abissale.
fiak // 17 Ottobre, 2007 a 3:35 pm |
@mimhe
E’ vero ho omesso il carattere divino di Gesù, ma il carattere divino di Gesù entra a far parte dei Vangeli nel 456 d.C., ovvero è in un concilio del 456d.C. che viene stabilità la divinità della figura storica di Gesù.
Inoltre parto dal presupposto che le due vite ci sono state raccontate in maniera molto romanzata e di sicuro filtrata al fine di farne dei miti.
E’ vero che questo è un carattere imprescindibile da una trattazione come questa, che mira più a creare un parallelismo immaginario che un parallelismo delle figure storiche, e forse, tradito dal fatto che non credo nè nella redenzione nè nella resurrezione, ho tenuto questi punti di differenza tra le due figure un pò in disparte.
Nonostante questo secondo me i punti in comune che ho illustrato sono validi e tra le due figure esistono molte più similitudini che differenze.
La remunerazione nella morte del comportamento di Socrate, per dirla con termini tuoi, è presente nell’”Apologia di SOcrate” quando afferma che nella morte sarà sicuramente meglio che in vita.
chiarac // 17 Ottobre, 2007 a 3:35 pm |
Bellissima esposizione e posizione, mimhe, complimenti
) è la ‘condotta remissiva e plagiabile’, che, mentre è sì tipica del cristianesimo, non so quanto sia attribuibile alla predicazione ‘originale’ di Gesù, che passva piuttosto per rivoluzionario e agitatore.
L’unico punto su cui ho qualcosa da ridire (dovete capirmi… mi diverto così!
I ‘pesi reciproci’ di vari aspetti della sua predicazione sono stati successivamente alterati, a partire da San Paolo, fino a trasformare un movimento rivoluzionario che dava dignità agli utlimi in una morale remissiva e da gregge per tenere buoni sempre quegli stessi ultimi.
fiak // 17 Ottobre, 2007 a 3:42 pm |
@chiarac
Bravissima, praticamente hai riassunto le critiche che Nietzsche porta al crisitanesimo.
I nostri due commenti si sono incrociati, il mio precedente e il tuo, credo che li stessimo scrivendo nello stesso istante…
Ahahahah che blog affollato!!!
mimhe // 17 Ottobre, 2007 a 4:59 pm |
@Fiak
Alla luce di quello che dici il parallelismo zoppica ancora di più poiche omettendo il carattere divino dalla trattazione si verrebbe a parlare di un sogetto (Cristo) di cui non si sarebbe parlato affatto e gli scritti sullo stessso non sarebbero esistiti… cioè tu stai prendendo aneddoti della vita di Gesù, raccontata e conosciuta attraverso fonti credenti, li depuri e li compari alla vita di Socrate, in pratica stai facendo na sorta di comparazione agnostico-filosofico… e che senso ha????
Cristo non srebbe stato tale e non avrebbe avuto alcun esito nel corso della storia se non fosse stato valutato divino… non si regge almeno elaborando il parallelismo nel modo in cui l’hai trattato… e come paragonare Ronaldo ed Inzaghi omettendo la tecnica del primo. Non che sia una critica religiosa ma un dato di fatto per il livello cognitivo, conoscitivo che la società di cui sei frutto ha dell’argomento!
fiak // 17 Ottobre, 2007 a 6:48 pm |
@mimhe
Ok ammetto che l’essenza di Gesù è divina e quella di Socrate è umana. A parte questo mi sono riproposto di trovare dei punti in comune tra le due figure. Ora la sostanzialità divina-umana è diversa, va bene, è un punto di differenza, ma io non ho mai voluto affermare che le figure di Socrate e di Gesù coincidono, bensì che hanno dei punti in comune (e naturalmente dei punti non in comune). Il parallelismo è una similitudine, non una identificazione!!!
mimhe // 17 Ottobre, 2007 a 7:00 pm |
PARALLELISMO
1 sm
{geometria} condizione di due o pi� rette o piani paralleli
2 sm
[in senso figurato] svolgimento parallelo di due o pi� serie di avvenimenti
http://www.dizionario-italiano.it/dizionario-italiano.php?lemma=parallelismo
Rette parallele
Definizione: Due rette di uno stesso piano sono parallele fra loro quando non hanno alcun punto in comune.
Forse il tuo non è un Parallelismo.
Ma parliamo di semplici corrispondenze!
fiak // 17 Ottobre, 2007 a 7:05 pm |
@mimhe
Ok sono delle semplici corrispondenze e forse il termine parallelismo è errato.
Mamma che critici pesanti!!!!!
md // 17 Ottobre, 2007 a 7:28 pm |
Post e discussione molto interessanti, che però richiederebbero molto più spazio e tempo. A una prima impressione mi verrebbe da dire che il parallelismo o le corrispondenze per essere ci sono, ma sono forse più determinate a posteriori dalla nostra visione e lettura (storicamente determinate) delle due figure. Ad esempio in campo etico o sociopolitico. Intendo dire che entrambi hanno prodotto una serie di effetti di lunga durata – forse inaspettata o incongrua rispetto ai dati di partenza – che andrebbero analizzati con maggiore attenzione.
Faccio un solo esempio: la concezione occidentale di “individuo” e di “persona” con la relativa questione della responsabilità morale, che non sarebbero quelli che sono senza il cristianesimo, condizionano la lettura della figura di Socrate. Nello stesso tempo la tradizione cristiana si è imbevuta di non pochi elementi della filosofia greca (anzi, la filosofia cristiana non esiste e non può esistere autonomamente senza quella greca): forse anche la lettura della figura di Gesù è stata a sua volta condizionata. Ma mi fermo qui.
fiak // 17 Ottobre, 2007 a 8:00 pm |
@md hai ragione sullo spazio e sul tempo, questa discussione ne merita di più di ambedue, ma “Briciole di Filosofia” è un pò la mia palestra, quindi a volte azzardo…
Per quanto riguarda la mia visione storicamente determinata hai ragione, ma io sono costretto a vedere tutto il mondo che mi circonda in un’ottica storicamente determinata. La stessa filosofia è una materia storicamente determinata. Non credo, quindi, che il carattere della mia visione storicamente determinata tolga validità ai parallelismi o alle corrispondenze, anche perchè non credo di poter avere una visione non storicamente determinata…
Ps Che bella discussione, grazie ragazzi!!
Ariel // 18 Ottobre, 2007 a 6:33 pm |
Sia Socrate che Gesù sono stati condannati a morte ingiustamente perchè erano delle figure scomode e nessuno dei due si è ribellato alla propria condanna ma l’hanno accettata.Socrate sarebbe potuto fuggire….Gesù come figlio di Dio sarebbe potuto scendere dalla croce così come gli dicevano quelli che lo”provocavano”…
Sì,un parallellismo già sentito…
Lorenzo Pontiggia // 20 Dicembre, 2007 a 7:50 pm |
L’analogia esiste: in un mio libro di Filosofia Politica la Riflessione, edito da me stesso Villa Calliope editore, presentato a Torino a Maggio 2007…
Gesù, ritrovato dai genitori al tempio a discutere con i Dottori, i quali, riuscirono a convincere Giuseppe a mandare il loro figlio ad acquisire conoscenze dello scibile umano ad Alessandria d’Egitto, presso la famosa Biblioteca, e che mentre ampliava gli orizzonti, contribuiva a sistemare (essendo già un capace falegname) un’ala bruciata della Biblioteca…
Questa mia intuizione è il tassello mancante della vita di Gesù di Nazaret…
Grazie…
Lorenzo Pontiggia
fiak // 20 Dicembre, 2007 a 9:15 pm |
@Lorenzo Pontiggia
Interessante il tuo libro… Perchè non mi mandi una tua recensione del tuo libro sul mio indirizzo harryhaller@email.it ? Magari con relativo link per un’eventuale sito del libro?
Pubblicherò la tua recensione qui su “Briciole”, lo so, non è una grande pubblicità, ma è il massimo che posso offrirti!
Lorenzo Pontiggia // 3 Aprile, 2008 a 6:22 pm |
A giorni andra in stampa (rivisto).
Al Festival della Poesia di Parma, sarò presente il 21/22 Giugno, alle ore 15/16 di Domenica parlerò al pubblico della mia Poesia e del primo processo storico, attualissimo di Socrate(libretto).
Lo rappresenterò in Villa Calliope, di sera, all’aperto durante i mesi caldi, tempo permettendo, entrata gratis…
La Casta imputata
(SOCRATE processato)
Voce-
In una città in cui la convivenza è assicurata dagli interessi e dalla paura del giudizio degli altri, una persona che non è manipolabile è un cittadino cattivo e pericoloso.
Socrate-
Non so voi cittadini, chiamati a decidere del mio futuro, che ne dite delle accuse fattemi dai miei accusatori con quel castello di fumo…, io non saprei che pensare, posso solo ammirare le loro capacità persuasive…
Così, dovrò superarmi per riuscire a far emergere la giustizia di verità insabbiata da cotali accusatori sul vuoto negativo alla mia persona.
Se non fossi chiamato in causa, mi congratulerei con loro per averla cantata soave, girando il bene in male, presentandomi come un diavolo tentatore che minasse il futuro della nostra Città, nel traviare i giovani a perdere tempo con la retorica, nel insidiarli a giocare come consuetudine del nostro ambiente…
Voglio farvi notare che son stato amico della bella e sapiente Aspasia, la concubina di Pericle, e a chi si rivolgeva a me, chiedendo sull’Amore di Cupido, il mio consiglio: di rivolgersi all’etera Diotima.
Ho sposato Mirto ed avuto un figlio, poi Santippe con due figli ancor giovani.
Nell’ambiente dei giovani capita che ci s’innamori del professore…
Vi racconto un fatto sul bell’Alcibiade che lui stesso raccontò ad altri: desiderando essere il mio ragazzo, m’invitò a casa sua, e dopo aver cenato e dialogato, non ebbe il coraggio di farsi avanti, cose che succedono quando ci s’innamora, ma a me neanche balenava l’idea per la virtù che ci tenevo a non macchiare. Alcibiade innamorato studiò un semplice piano, mi riinvitò a casa, mi tenne al desco a parlare e bere fino a tarda ora, poi mi consigliò, essendo già tardi, di fermarmi avendo già fatto preparare un letto per me.
Non trovando niente di strano, accettai di rimanere, mi coricai, il servitore uscì dalla stanza e spense la candela, Alcibiade si fece forte e mi si presentò da innamorato dichiarandosi disponibile, ma non risposi.
Lui mi si adagiò contro coprendosi col suo mantello.
Alla mattina, raccontò era come se avessi dormito con mio padre o mio fratello maggiore.
Ateniesi, il gran bene che può capitare ad una persona, è discorrere ogni giorno della virtù e per capirla va coltivata, comportandosi da uomo, tenendo presente che una vita senza valori, non è degna d’essere vissuta. Ne consegue che non ho vizi e nessuna paura.
- La verità non fa male, è il male taciuto che s’irradia in metastasi -.
Nella gioia di viver la vita, vivo con lealtà senza paura di scontrarmi con chicchessia, da generare invidia nel dire le cose come stanno in cielo e in terra.
Il mio fine è preparare il futuro ai figli, ai figli d’Atene non ancora concepiti, scolpendoli quando li incontro, da maestro, come Fidia, insegnando ai giovani i valori che il dio Apollo fin da fanciullo m’indicava per aiutare il prossimo, il tutto in un dialogo per crescere insieme non solo ai vicini, da stagliarmi nel gruppo fin dall’adolescenza, da suscitare sempre in alcuni compagni un’ignara invidia per il modo semplice di comportarmi; essi, se era possibile, mi scartavano dal gioco, affidandomi già fin d’allora epiteti evolvendosi nell’attuale tafano, e parlando male, non capendo l’AMORE disinteressato che portavo nei loro confronti. La voce che io ero-non ero cominciò a girare, d’essere guardato con sospetto, soprattutto perché aiutavo i più sfortunati, i più indigenti, disinteressatamente, da far pensare a mire in alto miravo, poiché nemmeno il cane muove la coda per nulla.
Cittadini, le mie cellule si riproducevano armoniosamente in un cantico d’innamoramento alla Vita, nello scoprire continui orizzonti di sapere con la Riflessione Pura, donazione dell’Immanenza del divino, d’affermare che ogni giorno doveva essere vissuto, perché si scopriva il bello del vivere, dono della Luce Capire, nell’insegnare a dare il meglio di sé senza nulla chiedere… Non come gli antidemocratici o falsi sapienti che quel poco che sanno, lo tengono stretto per vantarsi e comandare su gli altri, arrivando a parlar male di chi più sa di loro, per non perdere i propri vantaggi di saccenti, da lasciare i vicini nell’ignoranza per meglio sfruttarli e riprenderli col tono presuntuoso, arrogante, se sbagliano, sentendosi divinità…
Arrivano perfino a dare falsi consigli nel mettere in guardia non solo i giovani, verso coloro che la pensano diversamente per non correre il rischio di perdere i benefici di facciata.
Come fanno ora con voi cittadini!
I miei Maestri sono stati i miei genitori, mia madre Finarete, il suo lavoro, la maieutica (levatrice), mio padre Sofronisco, alle dipendenze dell’architetto Fidia. In sostanza agli interlocutori tiravo fuori il loro sapere e glielo scolpivo affinandogli il gusto dell’apprendere razionale, il cui fine era contribuire a migliorare il futuro alla nostra Città.
Ateniesi, giuro di non aver mai raggirato nessuno, e se per ipotesi è capitato, ho sbagliato in buona fede, per ignoranza, ugualmente pronto serenamente a pagare con tutto me stesso!.
Durante il mio camminare, m’accorsi d’essere una voce nel deserto, ma la mia Virtù, la mia amica, pur presa di mira, non solo da calunniatori incalliti, aveva il sostegno della Divina Provvidenza, nel pane quotidiano, da fortificarmi non scalfirmi nel mio operare, ero solo un numero, uno solo ma col distinguo, non preso dalla vorace democrazia demoniaca speculativa dell’ignoranza dei numeri, comprata venduta giocata, ingannatrice di pedine, e di giocatori giocati, creata e difesa per il tornaconto della cima della piramide, il duce, il dio, le deità.
Oggi pago io, domani voi, nell’alterare il mio sapere del non sapere in sofismi senza costrutto, arrivavano a vendermi come prestigiatore di parole, sofista incallito che sfrutta l’ignorante arricchendosi vendendo fumo! Da far passare l’intelligenza per furberia, ma l’intelligenza pura è pura non furbizia…
Loro, per interesse, mancando d’intelligenza son furbi d’affermare che son maestro di vuota oratoria, che specula sul nulla di vero in fraseggi disordinati spontanei che nascono dalla mia mente tendente alla pazzia, da richiamarli ed allontanarsi dalla mia follia, il tutto ingigantito dalla casta che per ragion di stato mi vuol tener lontano.
A voi, giurati, capire il dramma ordito dal potere che vi ritiene ignoranti da non riconoscere la sincerità…
A voi Ateniesi, gente di mondo, chiedo venia se adopero parole ripetitive, già dette in piazza o altrove, che parecchi di voi già conoscono, essendo diventato vecchio in Atene, Atene che io Amo più della mia vita, a difesa dell’inganno sortito nei miei, nei vostri confronti.
Prego, non mormorate, lasciatemi come gallina cuocere nel mio brodo nel vivere come son vissuto.
So che chi opera per il popolo, difficilmente è capito, e deve sempre avere la valigia pronta, nell’essere pronto a dare la vita per la Democrazia Intellettiva Elettiva della Patria nel realizzarsi in se stesso, nell’esempio di donazione alla Sacra Libertà del Popolo d’Atene.
Eolo, si diverte a scombussolare le menti deboli, da trovarmi a settanta anni, arrogante e per la prima volta in Tribunale, paradossalmente a chiedere grazia per il mio modo d’esprimermi, nell’essere piacevole o meno a voi giurati che non giudicate me, ma voi stessi.
La virtù del giudice è giudicare, dell’imputato riconoscere, dell’oratore dire la verità!
Cittadini, rappresentanti del Popolo, s’inizia col chiamare in causa i primi accusatori, i più micidiali, i quali non possono che essere in contumacia, per aver irrorato la mia figura di tafano col peggior ddt, ed aver permesso l’arringa al ricco sfrontato Anito, autentico democratico (voce di popolo), ambizioso, spregiudicato, che vi avverte che Atene è in grave pericolo per la mia presenza; Meleto, eletto a principe accusatore in cerca di fortuna; Licone, agli ordini d’Anito organizza il tutto, costruendo dal nulla il teorema delle false accuse, supportate dalla mafia.
Accuse sull’acqua in un diluviare su me!
E pensare che perfino la mosca nel vino riportavo in vita!
L’accusa paradossalmente che mi potete fare è d’aver fatto il mio dovere alla Patria, la guerra per difenderla, da cittadino di Atene!
Ateniesi, fin da fanciulli, nelle vostre orecchie risuonava che ero un mangiafuoco e per la vostra incolumità di non avvicinarvi, alta tensione!
Il potere dei furbi insinuava nella mente del popolo che io ero, sapientone, speculatore di cose del cielo e di cose di sottoterra portatore di sventure, che trasformava un discorso debole in un ragionamento razionale forte d’arrivare a farvi non credere negli dei, negli uomini che vi comandavano.
Non entro nei meandri della retorica di chi più o meno parla male di me o di altri per sentito dire.
Chi vive di malalingua, non conosce la felicità, sta sempre sul chi va là, e nell’ignoranza non vuol ammettere che ignora, da sentirsi saccente, non sapendo che il male che si fa ricade ancor di più sulla sua povertà, da perdere il piacere di vivere in armonia con se stesso in perenne incontentabilità.
Essi, ricchi di se stessi, non vogliono conoscersi, vogliono apparire sapienti, ma sapendo che io so che non lo sono, m’infangano con fumus persequi iniurias, così girano la mia verità in barzelletta da farmi passare per pazzo.
Loro sono convincenti quanto i miei accusatori, e vendono bene la lezione, di star lontano dal tafano, così nasce la catena di S.Antonio, che gira rigira non fa polenta, ma terra bruciata alla verità, da sprofondarsi sempre più nella palude in cui vegetano, mai soddisfatti, da imprecare alla propria sfortuna.
I sapientoni nella loro mirabile accusa riescono con parole vuote ad accusarmi di nulla, convincendo voi burattini della mia colpevolezza, avendo dietro di loro la piramide: il dio, il duce e le deità che senza apparire applaudono!
Popolo d’Atene, la legge è legge anche per me, finché non sarò condannato sono innocente, da chiedere democraticamente ai tanti visibili/invisibili che mi accusano di presentarmi un chiaro atto di constatazione d’accusa, da tacitare la vostra incoscienza d’aver violato il codice etico sociale della Democrazia di Pericle.
La loro contumacia si fa forte di voi cittadini, nel detto: -La giustizia umana è verità umana per non dire divina-. Voi condannandomi, dando ragione agli accusatori, diventate correi di false accuse; a voi resta il rimorso d’aver condannato un innocente.
Voi giurati, ignorando la verità, siete incolpevoli, ma il dramma sta nel credere alla loro gelosia tentacolare che non muore, da emularli nel sostenerli senza che possa difendermi dalle calunnie, giudicato senza via di speranza.
La loro furbizia è non presentarsi, d’aver l’alibi di lavarsi le mani lasciando a voi il giudizio inappellabile risolutivo di un solo giorno, pagando con la potenza del denaro, voti, anime.
So di combattere una guerra persa contro l’arroganza del potere, lontano dalla giustizia divina, perciò tutti sono innocenti e colpevoli, ed io il capo espiatorio di quest’infame società, vittima del peccato d’empietà!
Sarà difficile, ma obbedirò alla legge nel difendermi, e poi, sarà come a dio piace e vorrà ricevermi.
Gente di popolo, l’accusa di Meleto nei miei confronti eccola: .
Aristofane, con la commedia ‘Le nuvole’ fa parlare Lesina, contadino attorniato da creditori, perché il figlio Fedippede, giocando alle corse dei cavalli, s’è indebitato. Lui lo consiglia di rivolgersi a me, essendo io, un gran pagatore di furbe parole? Il giovane non l’ascolta. Il padre disperato mi cerca al pensatoio del Mercato, appeso in una cesta a contemplare il cielo. Dialogo come faccio con tutti e dico che m’impegno a risolvergli il problema invocando le Nuvole.
Chiedo a voi giurati, perché non invitate Aristofane, dotto uomo, gran fantasista di parodie; c’è da pensare che questo processo sia una sua invenzione, una nuova satira che infanga di sterco a destra a manca, oltre la mia filosofia, eminenti uomini politici, poeti, musicisti, scienziati e mette alla berlina ogni innovazione culturale, con l’ingegno primario di far cadere la mia “tirannide” che ostacola il suo divenire, la sua figura, da togliere il sano che donavo a chi incontravo e lasciare andare ancor più a rotoli la società attuale! La sua parodia diverte non solo le teste incoronate, sfrutta la mia ricerca alla verità per far quattrini, per soddisfare i gufi dalla testa ai piedi nella calunnia, arrivando a dirmi che sono una testa che sa troppo, quindi per ragion di stato va fatta rotolare dalla rupe e che Poseidone l’infilzi tra cielo e terra come avvertimento che non si può calunniare il padrone del mondo, l’uomo che comanda, il dio, il duce.
Voce del pubblico – Socrate, tu che non sei l’ultimo arrivato, dicci, come mai ti hanno infangato e Meleto ti ha chiamato a rispondere di calunnia in Tribunale ?-.
Socrate La causa che non è causa è di Cherofonte, che tutti conoscono impulsivo; un giorno gli viene in mente di conoscere il nome dell’uomo più sapiente, si reca a Delfo, ad interrogare l’oracolo d’Apollo. Non ridete alla risposta della sacerdotessa Pizia: . Se fossi saggio, sarei qui in tribunale? Di questo fatto chiamo a testimoniare il fratello che è qui presente, essendo Cherofonte nel mondo dei più, affinché vi sia chiara l’origine della calunnia.
Adoperando la Riflessione Pura, cercai la risposta: che vorrà l’Iddio? Che nasconde nelle sue parole? Io non ho coscienza d’essere sapiente, ma lui afferma che sono sapientissimo!
La razionalità era di confrontarmi con i saggi, gli intelligenti, con i maestri dell’arte, in pratica con coloro ritenuti sapienti, da smentire il vaticinio nel mostrare all’oracolo i più sapienti di me.
Così cominciai a tampinare i sapienti di professione, ma i loro valori facevano acqua nel mare di tutti, c’era solo apparenza; per onestà spiegai a loro di cambiare il metodo d’apprendere per migliorarsi, di adoprare il Dono dato agli uomini dall’Immanenza del Mistero divino: la Riflessione Riflessiva Intuitiva, Riflettente, da cui nasce il Carisma, con la responsabilità di non deludere chi crede in loro, nell’essere fautori di benessere sociale!
I boriosi, pieni di se stessi, invece di ringraziarmi, cominciarono a calunniarmi ancor di più; contraddizioni della casta!
Voce esterna-
Dovevi tacere non cantare la povertà che c’è in loro, così ti sei attirato fulmini, saette, boati e strilli. A loro interessa non lasciare le poltrone, ma fare i giochi per il proprio tornaconto, ne dicono di bugie che il naso di pinocchio infilzerebbe tutto lo stivale! Tu Socrate cercatore di verità, sei inviso e ignorato, per la tua scelta scomoda di uomo vero!
Socrate- La mia voce interiore divina non mi ha mai tradito, mi ha permesso di continuare ad essere una luce, lucciola in mezzo alle tenebre!
Ateniesi, chiedo a Meleto, all’Arconte Re, a tutti i giurati presenti d’essere riconosciuto per quello che sono, non per quello che certuni inventano per i propri interessi, affinché gli scenari futuri per la mia Patria siano democratici, non malefici: . La Storia se non insegna, non è Storia.
Portare avanti la Virtù divina è rischiare più volte la vita nell’essere se stesso; l’ingrata verità è la briciola di pane che scalda il cuore da non lasciarsi circuire dalle sirene di belle parole vuote, antidemocratiche finalizzate al denaro nel detto: – nessuno è profeta in patria-, risponde alla furbizia dei potenti per neutralizzare con l’esilio chi può dar fastidio, imponendogli di lasciare il paese come Anassanagora, Democrito, Eraclito ed altri, affinché non diventino tafani come me.
Democrito, affermava nei Canoni, ci sono due modi di conoscenza, mediante i sensi e mediante l’intelletto: , che io definisco Riflessione Pura! La riflessione speculativa non è il fine, ma un pizzico di sale nel piatto della vita, il tallone d’Achille!
Chi tira il carretto per vivere, o respirare non ha il tempo per invidiare, calunniare e perfino sognare. Chi impera con gelosia, invidia, ingordigia ha sempre voglia di far la guerra, il suo fine è acquisire maggior potere e vantarsi sulla pelle del popolo comprato con una pagnotta di pane.
Essi, professionisti del sapere agiscono per riflessione speculativa, vendendo parole di fumo a danno di chi crede in loro, così, chi più paga, più è abbindolato, né l’esempio Eveno di Paro che, avendo soldi da spendere per i suoi figli, fa venire sofisti d’altre città, strapagandoli, convinto che più si pagano gli educatori, più i figli saranno intelligenti… Contento lui, più ancora i sofisti, ma i suoi figli, non potranno che essere arroganti, presuntosi e somari.
I figli dei benestanti e dei potenti in famiglia assorbono solo furbizia scambiandola per intelligenza, salvo eccezione, ed avendo tempo non da buttare si ritrovano a far cultura da me, punto di ritrovo, come l’oratorio, senza nulla pagare, perché non sono un sofista, un perditempo, ma credo nell’opera di trasmettere i veri valori della vita da buon maestro soddisfatto nell’essere d’aiuto a tirar fuori del grembo l’uomo che c’è in loro, praticando come mia madre la maieutica, coinvolgendoli a partecipare ai vari problemi, analizzandoli a fondo partendo dalla Riflessione Pura, dono che si riceve alla nascita.
Paradossalmente questi giovani che poco apprendono, credendosi già sapienti nell’aver il germe, meglio il verme della casta, credendo d’aver capito l’arte della maieutica, da bambocci si divertono a disturbare chi incontrano. Se a loro vengono poste delle domande, i bamboccini, prontamente rispondono col sofisma: – Socrate insegna le cose del cielo e le cose di sotto terra, a non credere in iddio, e a fare della verità la falsità-. Chi sente questa risposta se la prende con me, mandando maledizioni: -Socrate è un criminale, un perditempo che guasta i giovani -. I colpevoli restano immuni da colpe, essendo figli di signori, gente per bene che ha pecunia, e che li protegge.
Ateniesi, da questi continui esami son nate molte inimicizie, aspre e fierissime, che il vento di dicerie ha sparso dappertutto in una moltitudine di calunnie, ma il paradosso, non sapendo riconoscere la sapienza del vero sapiente dalla saccenteria dell’arrogante, quando parlano, mi chiamano Maestro, in mia assenza la loro ipocrisia sboccia nel denigrarmi ironizzando, da sfogare lo stress della demoniaca democrazia che alimenta infelicità/incontentabilità.
Esiodo, già nel VIII/VII a.C. declamando poesie afferma che la Poesia è Politica = Filosofia, sintesi di vita non solo pastorale, così, io Socrate, filosofo, politico sono accusato d’empietà verso la casta…
E tuttavia la mia fama corre col vento, persone oneste vorrebbero conoscermi, sentire la mia opinione, sui vari problemi del mondo, ma son fermi alle foto gratuite fatte girare per invidia, e ai consigli di non disturbare il folle, per non correre il rischio d’essere derisi dalla compagnia degli amici, dei conoscenti che hanno sentito nei miei riguardi solo barzellette. Prima di pretendere di conoscere gli altri, vale il detto: -Conosci te stesso!-
Rischi di bruciar le foto e fai un danno al sociale!
Cittadini, davanti a codesta chiara esposizione non vi son sorti dei dubbi sulle accuse nei miei riguardi? Qualcuno dei presenti, può dissentire sulla razionalità del mio atto d’accusa contro il prossimo visibile invisibile? Chi non è d’accordo lo gridi, sia se stesso, dimostri coraggio, non sono un mangia uomo! Anzi lo ringrazio per il suo, il mio coraggio! Aggiungo: tutti i sapienti esaminati, stanno ad ascoltare, annuiscono al buon senso delle mie parole, mi promettano d’impegnarsi, poi anche a causa della moglie per il quieto vivere desiste al cambiamento.
Ateniesi, ripeto, l’AMORE al prossimo, mi è stato ordinato dal divino, con oracoli, sogni svolti dalla Riflessione Pura o sesto Senso, che l’uomo ha in dotazione alla nascita per differenziarlo dagli altri organismi viventi. Tuttavia, agli occhi dei miei contemporanei, passo, per matto, non sono matto sono un folle perché nulla chiedo in cambio e continuo ad essere me stesso un tafano, insegnando nel possibile a dare il meglio a chi ha la fortuna d’incontrarmi e d’interrogarmi per crescere insieme.
Così come ogni capello va al pettine, le diffamazioni nei miei confronti hanno riempito le orecchie di chi non voleva sentire, da non poter più digerire. Meleto, per proprio interesse difende i poeti, Anito, gli artefici, artigiani e politici, Licone, i retori, da presentare, regolare denuncia sul nulla, non sulla carta della verità, d’incantarvi di belle parole.
Ma la legge, è legge, ha l’obbligo d’appurare la verità, nient’altro che la verità. E qui è fondo notte! Domani, avvolto dalle mie amiche nuvole veglierò su Atene, affinché la giustizia di Salomone, sì realizzi.
Cittadini Ateniesi, chiedo quale colpa abbia la mia follia d’AMORE, nel continuare a dare il meglio di me stesso alla mia Patria, nell’aver salvato a Potidea Alcibiade, a Delio Lachete; nell’aver capito che la guerra è solo arricchimento e gioco del duce, del dio che comanda, e noi pedine sulla scacchiera ubbidienti come cani che leccano le ferite al loro padrone…
Ora colgo la vita nei discorsi deboli in aiuto ai forti, in un dialogo in continua ascesa, nel differenziarmi dalla moltitudine di pazzi tendenti a reciproci inganni, accrescendo sempre più l’infelicità in loro stessi e nel prossimo. Giurati, condannandomi estirpate la vostra voce del Cuore, Dono di Luce nel divenire della Democrazia Ateniese.
L’indagine in corso porta inimicizie, altre calunnie da trovarmi imputato pur innocente, davanti al mondo intero, da passare per sofista che fa la cresta confutando gli altri. Miei concittadini d’Atene, dichiaro che vi amo, ma obbedirò alla Virtù, non a voi, finché abbia respiro, finché riuscirò adoperare la Riflessione Pura, non cesserò di ammonirvi e di porgervi la mia filosofia e se l’accogliete vi renderà felici…
Giurati della più grande città dell’Attica, mi vergogno con voi a pensar che la vostra ansia è tesa solo alle ricchezze, all’edonismo, alla guerra che nasce per mancanza d’AMORE al Prossimo, da non conoscersi, e calpestare i diritti di madre Terra, nel Dono del pane quotidiano a tutti, d’accumulare sempre più incontentabilità/infelicità. Ricordiamoci, si viene al mondo nudi dal grembo di Madre Gaia, e si rientra accolti dal Mistero a braccia aperte nella continuità del Vivere…
Uomini che respirate, godete la Virtù dell’armonia con la vostra donna, i vostri figli, con i vicini e i lontani, nel dono di lasciare un’orma, un segno di Vita di civiltà d’AMORE.
Cittadini, le accuse di Meleto, sono strumentali, da non rendersi conto del danno<<<<<<<<<< che arreca alla grande Atene, d’oscurare la Democrazia dell’Attica, il periodo aureo di Pericle. La causa è la madre ignoranza nel non conoscere i giovani non essendosene mai occupato, da dire che io li travio.
Meleto, tu che ti presenti per uomo perbene, li frequenti i giovani per conoscerli?
Da quando te ne sei interessato?
Giurati, Meleto è il rappresentante della retorica poetica, che non serve ai giovani per il futuro d’Atene, ma a chi sta al potere della piramide: il duce, dio, le deità a commettere ingiustizie.
L’amante della vera Poesia, sa che è sintesi di Filosofia e nella prassi è Politica Democratica, non basata sui numeri comprati al lotto, ma sulla Riflessione Pura razionale per il nostro divenire, la Poesia è AMORE, profumo di Vita, futuro al mondo intero per l’Armonia insita in poche parole dettate dal cuore universalmente parlando…
Se ai giovani non insegnassi il benessere fisico/mentale, starebbero con me? Se insegnassi il male senza volerlo, non sarei consapevole di corromperli!
Tenete presente che in Atene non è in uso fare causa per simili errori, ma chi inconsapevolmente erra va ammonito, spiegandogli, se continua nell’errore delude non solo il dio Apollo, soprattutto se stesso, d’essere scacciato.
Meleto, hai evitato di scacciarmi, non mi hai dato insegnamento alcuno perché ti servivo?
Ora, qui in tribunale vuoi condannarmi per soddisfare la tua ignoranza, i tuoi interessi, non per redimere la mia colpevolezza o innocenza?
Meleto, rispondimi alla domanda: la democrazia attuale, si basa sulla demagogica furbizia dei voti, o sull’intelligenza al servizio del Popolo?
- Meleto – Non ho vergogna a risponderti che nell’attuale democrazia comandano i numeri –
Socrate- Caro Meleto, mi accusi dell’opera temeraria di cercare cose sottoterra e quelle in cielo, non credi di accusare Anassagora? Stimi così poco i giudici e li credi così poco familiari con la scrittura, da non sapere che di questi discorsi sono pieni i libri di Anassagora di Clazomene? Allora i giovani imparano da me cose che si possono avere in biblioteca per una dracma, da mettermi in ridicolo, facendo finta che siano mie elucubrazioni, ma per Zeus, ti sembro così cretino, da non credere in nessun dio?
Meleto- Assolutamente no, per Zeus! –
Socrate- Dì a queste cittadini chi rende migliori i giovani? Lo sai, visto che il problema giovanile t’interessa tanto e hai trovato chi li corrompe,
d’accusarmi pubblicamente davanti a questi giudici.
Lo vedi, Meleto, stai zitto e non sai che dire? Ma non ti sembra vergognoso? Non ti sembra una prova sufficiente di quello che dico io, che dei giovani non ti è mai importato nulla? Dimmi, caro, chi li rende migliori?
Meleto- I costumi e le leggi. –
Socrate- Ma non ti chiedo questo, mio caro amico, bensì quale persona, chi, in primo luogo, conosce, appunto, i costumi e le leggi?
Melito- Loro, Socrate, i giudici. –
Socrate- Che dici, Meleto? Sono forse capaci di educare i giovani e di renderli migliori?
Meleto- Certamente. –
Socrate- Proprio tutti, oppure alcuni sì e altri no?
Meleto- Proprio tutti. –
Socrate- Ben detto, per Giove! C’è tanta gente ad aiutarli! Ma allora questi che ci stanno ad ascoltare li rendono migliori, o no?
Meleto- Sì, anche questi. –
Socrate- Ed anche i cittadini del popolo?
Meleto – Anche loro. –
Socrate- Ma, Meleto, non sono i membri dell’assemblea del popolo, a corrompere i più giovani? Oppure anch’essi, tutti insiemi, li rendono migliori?
Meleto- Anch’essi. –
Socrate- Ma allora, a quanto pare, tutti gli Ateniesi, li rendono migliori, tranne me. Sono soltanto io a corromperli. E’ così che dici?
Meleto- Affermo proprio questo, con forza. –
Socrate- Il tuo coraggio non ha limiti, a condannarmi…
Per Zeus Meleto, è meglio vivere fra cittadini buoni o cattivi? Amico, rispondi, non ti sto chiedendo nulla di difficile! I cattivi non fanno forse del male a chi gli sta sempre vicino, mentre i buoni del bene?
Meleto- Senza dubbio. –
Socrate- C’è dunque qualcuno che voglia essere danneggiato dalle persone con cui sta assieme, piuttosto che trarne vantaggio? Rispondi, mio caro amico: anche la legge te lo impone. C’è qualcuno che vuole essere danneggiato?
Meleto- No di certo. –
Socrate- Su, allora: mi porti qui in tribunale perché corrompo i giovani e li rendo più cattivi volontariamente o involontariamente?
Meleto- Volontariamente. –
Socrate- E allora, Meleto? Tu più giovane di me, sei tanto più sapiente d’accettare i miei complimenti nel riconoscere che i cattivi fanno sempre del male a chi sta loro più vicino, mentre i buoni consigliano di far solo del bene?
Io, invece, sarei stato tanto ignorante da non rendermi conto che se rendo malvagio chi sta con me, rischierei di ricevere del male da lui: d’accordo che dico d’essere ignorante, ma non a tal punto! D’accordo che fra i tanti giovani ci sono chi mi tira tiri mancini, da farmi passare io traditore, la società tesa al soldo, senza principi crea traditori…
E’ chiaro, se m’accorgo dell’errore, non continuerò a farlo salvo involontariamente.
Ma tu hai evitato di stare con me e di darmi insegnamento, quale interesse a non farlo?
Meleto in questo processo, sarai pagato profumatamente ma non otterrai gli onori che in cuore, speri dai contumaci nel condannarmi qui in tribunale davanti al Popolo, in questo caso sovrano.
Perché non fai scoppiare il bubbone pubblicamente?
Meleto – Dico che tu non credi assolutamente negli dei. –
Socrate- Stupefacente Meleto, io, non credo, come altre persone, che il sole e la luna siano dei?
Meleto- No, giudici, per Zeus, asserisce, che il sole è pietra e la luna terra! –
Socrate- Ateniesi, quello che ho detto vi è ormai chiaro, di queste cose a Meleto non importa né tanto né poco. Tuttavia, Meleto, dimmi: – In che modo corrompo i giovani?- E’ evidente che, secondo l’accusa che hai scritto, insegno a non credere negli dei in cui crede la città.
Meleto- Affermo proprio questo-.
Socrate- Ma io affermo che insegno a non credere nelle nuove divinità demoniache in cui si celano uomini falsi e corrotti. Tu Meleto, non sei credibile neppure in te stesso! Cittadini Ateniesi, mi sembra che egli sia assolutamente presuntuoso ed avventato, e che mi accusi per un qualche genere d’insolenza e d’avventatezza giovanile, come per mettermi alla prova con un enigma: “Socrate il sapiente si accorgerà delle mie contraddizioni, che scherzo nel credere non crede negli dei giocandoci sopra, ingannando lui e tutti gli altri ascoltatori da giocherellone.
Cittadini, le accuse di Meleto, nascono da un odio grande e diffuso che causerà la mia condanna: Meleto, Anito, Licone sono pedine interessate al servizio della casta, in contumacia, paradossalmente da pagare con la vita, per il mio pensiero libero per la purezza alle virtù, per gelosia nei miei confronti…
Questo ha condannato molti altri uomini buoni, e altri ancora saranno – credo – condannati perché dicono la verità da ringraziare fin d’ora iddio di non farmi mancare una così interessante compagnia.
Ateniesi, ipotizzerò, che questa volta non credete, ad Anito, d’assolvermi, ma che non sprechi più tempo a traviare i giovani e non fare più filosofia, e se non ascoltassi, la morte!
Se m’assolveste come ho detto, risponderei, Ateniesi, ho AMORE e rispetto per voi, ma ubbidirei al dio che c’è dentro di me, piuttosto che a voi, e finché avrò respiro e sarò in grado di farlo, non smetterei di fare filosofia, di consigliarvi e d’insegnare a chiunque incontri: Ateniese, della città più grande e famosa per sapienza e forza, perché ti preoccupi solo delle dracme e non della reputazione, dell’onore, da non curarti del pensiero razionale della Riflessione o saggezza, della verità, nel conoscere la felicità.
Nel mio cammino quotidiano ho trascurato tutto quel che mi riguardava, perfino non curando gli affari di famiglia, per fortuna Santippe ha compreso l’AMORE che portavo ad Atene e mi ha lasciato fare, ai vostri figli, cercato d’insegnare la Virtù, agli uomini della casta, un tafano per tenerli svegli, affinché non vi sfruttassero, mai elemosinato e neanche ora lo farò, di quel che dico posso produrre a testimone solo la mia povertà, la sola ricchezza che possiedo.
In questi tempi in città avvengano molte ingiustizie e illegittimi atti, da scontrarsi le deità della piramide, più volte, si ode il tintinnio dei coltelli. Io son stato nel mio brodo, a tanti sono indigesto, non ho mai cercato di salire i gradini, qualche hanno fa son stato sorteggiato co presidente dei cinquecento come voi ora che mi giudicate, per giudicare i dieci strateghi che non avevano raccolto i naufraghi della battaglia navale; io solo mi opposi a voi, per non violare la legge. La Legge, ha per base il Buonsenso, io sto con la Legge anche a costo della vita.
Così successe quando s’affermò l’oligarchia dei Trenta Tiranni, m’ingiunsero di portare via, Leonte di Salamina per metterlo a morte, rifiutai l’ordine dimostrando di non aver paura della morte.
Credete, se mi sia occupato, d’affari pubblici, in modo degno da uomo responsabile al servizio del prossimo, nel riconoscere chi ha ragione, e mai cedere alla prepotenza, ai fondamentalismi, ai vari colori, non sarei qui, ma nel Mistero, senza eseguire il mio mandato di tafano, ma fra poco mi riceverà con AMORE, per non averlo deluso al mandato affidatami. Così ringrazio la casta per avermi fatto raggiungere la nobile età nell’aver elargito io il meglio alla città che amerò anche da lassù. Dirvi grazie è poco, figli d’Atene, rimarrete nel mio cuore, nell’AMORE del MISTERO.
Qualcuno potrebbe dire:
- Socrate, non ti vergogni di esserti dedicato ad un’attività per la quale sei ora esposto al rischio di morire? –
Ribatterei:
Ragazzo, pensi che un uomo anche di valore modesto desideri vivere da vile o debba donare la vita per una giusta causa?
Ateniesi, non parlo per difendermi, ma mi sembra che il dio mi abbia unto per questa funzione per la nostra città d’Atene, per voi, nell’essere il tafano affinché non vi addormentate sui vizi.
Non sono una deità, ma chi ha dialogato con me pur disprezzandomi per i suoi interessi edonistici, in fondo al duro cuore si ricorda di un palpito d’AMORE di sincera Virtù, amici, cittadini di questo mondo col vostro affetto mi anticipate l’abbraccio al Mistero, idealizzandomi da trovarmi impreparato, da non crederci, ma per l’AMORE alla Virtù, la Fede o il pane del conoscere per conoscersi, affermo nel principio del vivere sociale: se mi condannate, spegnete la luce, e mi dispiace perché è difficile trovare ai giorni nostri dietro l’angolo un altro che prenderà il mio posto per tener in vita la vera Giustizia, la Speranza nel futuro d’Atene.
Giurati, a prescindere dalla reputazione, non mi sembra giusto supplicare il giudice d’assolvermi con le preghiere. Il giudice non è qui per concedere favori, ma per giudicare! Credo, cittadini ateniesi, che nessuno dei miei accusatori e voi e dio, giudicherete nel modo migliore per me e per voi. Ritornando all’inciput della mia difesa da questa idiota farsa di calunnie nei miei confronti, non so se in così poco tempo sia riuscito a spiegarvi. Se ritenete che non sia stato chiaro circa l’odio nato nei miei confronti, in nome della verità, mi sublimo a ripetere: ma ritenendomi soddisfatto della mia difesa, come già detto accetterò il vostro verdetto, il verdetto degli uomini.
Voce narrante: Socrate, con la sua spontanea ironia, appariva ai concittadini un sofista insidioso, pur non insegnando retorica a pagamento. Tra i suoi discepoli c’era stato l’ambiguo Alcibiade e Crizia, uno dei Trenta Tiranni. D’essere accusato per empietà o ateismo! – La giuria, vota: Socrate è giudicato colpevole.
II ATTO
LA RICHIESTA DELLA PENA
Giurati, la filosofia insegna il comportamento del vivere in società per la società, accettando la realtà, trovando i miglior rimedi possibili nella Virtù dell’essere per essere da dire: «è meglio subire ingiustizia piuttosto che farla».
Pensavo ad una condanna più pesante, invece per soli trenta voti, schivo l’anonimato! Mi dispiace per Meleto, d’accordo, ha giocato basso la sua scians della vita, ed ha perso, così ritorna al buio. Caro Meleto cominciavi a piacermi, ma del tafano non ti scorderai, non sono una deità, pensandomi ringrazierai in cuore d’essermi stato amico.
Giurati, la pena è già una pena per voi che mi regalate i celesti pascoli nell’anticipare l’incontro col Padre di tutti: il MISTERO, l’AMORE ETERNO, che Dona, che rinnova l’infinito giorno della Vita.
Preciso che la razionalità non è destino, il destino è casualità, ognuno di noi, ripeto nel giorno che nasce riceve sei talenti, che ci differenza tra tutte le cellule viventi su Gaia, lo sconosciuto sesto senso, il più importante o il più ovvio è la Riflessione Pura, l’incontaminata Virtù d’AMARE il Prossimo, nell’essere utile al Popolo, e con tutti i suoi passaggi si ritorna alla Razionalità, scoprendo ogni giorno colorate novità che fan bella la vita, ma per capire la bontà del vivere, si deve tener al guinzaglio o basso regime la riflessione speculativa o l’ingordigia, dell’avere senza dare che ci abbruttisce da vivere come bestie ringhiose.
Ripeto, ormai, sono agli sgoccioli, preparato alla Virtù Eterna, parlo non da masochista, ma da chi ha dato il meglio nel possibile chi incontrava, fregandosene se gli sparlano dietro le spalle, se dovessi aver paura dell’ombra che ci portiamo dietro dalla nascita, come potrei sentirmi realizzato. Neanche pagare per salvarmi per una pena non commessa, non sarebbe giusto, la mia Virtù non l’accetterebbe, anche se i miei amici volessero pagar loro per me.
Se chiedo di finire in gloria i miei ultimi giorni in pensione nel Prinateo, insieme ai vincitori d’Olimpiadi, a dir la verità mi sentirei in buona compagnia, ma loro come potrebbero trovarsi con un tafano come me?
La casta degli uomini, è una piovra tentacolare del sistema, se non s’è all’erta, ci stritola o rimpinguiamo le file; la legge dell’uomo diventa divina perché chi comanda è il duce, divinità, il punto più alto della piramide: .
Riconosciuto colpevole e condannato a morte (il paradosso: i Trenta Tiranni lo volevano far fuori, ma caduti in disgrazia non poterono, ora i democratici lo condannano).
La giuria delibera sulla pena, la maggioranza è aumentata, vota a favore della pena di morte, proposta da Meleto.
IL CONGEDO DI SOCRATE
Mentre i magistrati sono occupati, arriva Santippe, Socrate la vede:
Antifonte: .
Poi si rivolge ai cittadini: niente impedisce che si conversa fra noi, finché è permesso.
A voi, perché mi siete amici, ho voglia di far vedere qual è il senso di quello che mi è successo oggi, a me, giudici – e chiamandovi giudici credo di chiamarvi correttamente – è accaduto qualcosa di meraviglioso.
Dico questo solo a chi ha votato per la mia condanna a morte, da dirle grazie, nel dimostrare a me stesso ciò che pensavo di sorridere nell’ultimo amplesso col Mistero.
In battaglia riuscivo ad evitar la morte per salvar la mia Patria, ma la malvagità è una malattia infettiva con tanti alibi che non ci s’accorge essendo un laser di morte vivente.
È stato un bel gioco, esco vincitore da singolar tenzone di sfrontatezza e spudoratezza, nel dirvi la verità che non fa male, ma che non vi ha fatto piacere ascoltare nel sentirvi poveri d’aver sbagliato tutto sull’impostazione del vivere. Io vivo, voi il vuoto.
Eliminare persone che vi fanno critica è da barbari, perché non tendete alla Virtù, sbagliate. Continueranno ad esserci, è, la Vita stessa che genera la prima Virtù d’AMARE, nel Dono alla VitA.
La mia condanna è l’ala alata del vincitore che nel mondo dei più ispirerà le menti vive di continuare la mia opera, e saranno tanto più duri quanto più sono giovani, però a vantaggio del futuro dei nostri figli. Giudici, uccidendo un uomo non si uccide l’idea che egli ha creato.
Amici, la mia consigliera, la voce della Virtù del sì e no, stamattina, era in libera uscita, da trovarmi in Tribunale a far l’oracolo di me stesso, lasciato libero dalla mia Virtù per maturità, felice d’essere qui!
Bacio la fiala di cicuta, m’addormento serenamente, lasciando la mia anima trasmigrare al Padre del Tutto, MISTERO.
Quante volte svegliandoci si rimaneva male per aver troncato il sogno della vita? Dunque il sogno Eterno e AMORE, il più bell’amplesso.
Nell’Ade del Mistero troverò i grandi della Storia, esempio Minosse, Omero, Esiodo, Orfeo e altri che furono giusti nella vita.
Da non perdere il vizio di continuare ad esaminare ed interrogare quelli di là come quelli di qua, per capire chi di loro è sapiente e chi crede di esserlo, ma non lo è.
Discutere con loro e starci insieme, è vivere, gioia, felicità! In ogni caso la gente di là non mi può chiamare in Tribunale, se quanto si dice è vero, quelli di là sono più felici di quelli di qua essendo già immortali per il tempo che rimane.
con questo vaticinio per voi che avete votato contro di me, prendo congedo.
Io, lento e vecchio lascerò che la dolce cicuta prenda per mano la mia ombra e l’adagio nel suo corpo per congiungersi al Mistero di Vita.
Voi, cittadini ateniesi, riceverete, da parte di chi vuole insultare la città, la fama e la colpa di aver ucciso Socrate, uomo sapiente – perché chi vi vuole offendere dice che sono sapiente, anche se io non lo so! –
Tuttavia, a voi faccio questa preghiera: i miei figli, una volta cresciuti, puniteli, cittadini, tormentandoli come io tormentato voi, se vi sembra che si preoccupino dei soldi e d’altro prima che delle virtù; e se fanno finta d’essere qualcosa ma non sono nulla, svergognateli come io facevo con voi, perché non si prendono cura di ciò di cui occorre curarsi e pensano d’essere qualcosa senza valer nulla. E se farete così, io sarò trattato giustamente da voi, ed anche i miei figli.
Ma è già l’ora di andarsene, io a morire, voi a vivere; chi dei due però vada verso il meglio, è cosa oscura a tutti, meno che al dio.
(Voce) SOCRATE, sei Luce, Maestro di vita, Dono all’Umanità nel sorriso agli accusatori, nel dolce trapasso esempio di Virtù, fortuna diuturna per chi Vive…
Lorenzo Pontiggia
Il Poeta marylory
Albese con Cassano
Villa Calliope Editore
Melissa // 5 Agosto, 2008 a 12:21 am |
Veramente eccezionale…amo Socrate e sono molto credente e ora grazie a questo indiscusso parallelismo capisco il perchè della mia “contraddizone”.
« Ma ecco che è ora di andare: io a morire, e voi a vivere. Chi di noi due vada verso il meglio è oscuro a tutti fuori che al dio. »
piamigliorino // 18 Agosto, 2008 a 9:54 am |
Socrate contribuisce alla politica spirituale di Gesù, ma i due non hanno altre similitudini da poterli rendere “accomulibili” nè se ne possono fare similitudini. Ma ciò è imprescindibile dalla “materia” dello spirito e dalla forza della ricerca. Senza, Gesù è visto come Gesù, ma non diviene mai Spirito e Dio, quel che invece Egli fu ed è. Bene la precisazione del I cristianesimo,
diverso dal Cristianesimo relativo alla Chiesa di Roma, lo stesso che piuttosto uccise e uccide Dio, mistificandolo come Verità. La verità è da ricercare nello Spirito, perchè essa da lì trae le sue origini. Rimando a : http://donnesolodonne.blogspot.com/2008/08/politica-spiritualit-privacy-triplice.html e http://donnesolodonne.blogspot.com/2008/08/docmento-storico-al-tempodella-riforma.html
Lorenzo Pontiggia // 29 Ottobre, 2008 a 10:38 am |
ESIODO
(dal Libro la Riflente –Riflessione-mente).
Non nutro più alcuna speranza per il futuro del nostro popolo, se deve dipendere dalla gioventù superficiale d’oggi, perché questa gioventù è senza dubbio insopportabile,
irriguardosa e saputa. Quando ero ancora giovane mi sono state insegnate le buone maniere ed il rispetto per i genitori: la gioventù d’oggi invece vuole sempre dire la sua ed è sfacciata.”-
Esiodo
Parole attuali riecheggianti nei secoli, dura realtà che si perpetua da Caino, e che continuerà finché i genitori non adopereranno la Riflente insegnando l’AMORE con l’esempio, e la scuola non preparerà democraticamente i giovani ai valori sociali!
La Poesia deve possedere valori universali e originare emozioni, i poeti adoperando la Riflente sono il sale della Terra, esprimono il loro mondo a tutti gli uomini, insegnando tramite il filosofare a far Politica Democratica.
Esiodo, già nel VIII/VII a.C. si occupò per primo di una nuova poesia: la poesia “didascalica” tesa ad insegnare che la filosofia nella prassi è politica = sintesi di vita non solo pastorale…
Esiodo sa d’essere poeta, a differenza dei poeti tradizionali, egli è un puro, genuino che non si mescola, e per la sua avvedutezza socializzante è definito il poeta degli umili, da non essere apprezzato alle corti…
Esiodo si fa maestro di sapienza, poeta vate, ponendo le basi alla cultura occidentale, la quale fa orecchie da mercante, adoperando solo la pseudo riflente o riflessione speculativa, da non ammettere che la filosofia è la base della vera Politica Democratica…
Di questa realtà Esiodo è consapevole, ma la colpa non è del vate, bensì del Caino che è in noi: la furbizia o l’ignoranza delle virtù che il filosofo ci tramanda…
Esiodo è il poeta del vivere quotidiano, consapevole dell’innovazione, un vate che vuol dare il meglio istruendo gli uomini ai valori che conferiscono dignità al vivere.
Fu il primo poeta a specificare il numero delle Muse, e dar loro il nome.
Calliope, ad esempio, è la musa della parola, dell’etica, la più illustre a contatto con l’autorità politica, la voce del sapere, dell’autorità e nel contempo la voce del piacere…
Lorenzo Pontiggia
Il Poeta marylory
Lorenzo Pontiggia // 29 Novembre, 2008 a 7:41 pm |
Sogno d’AMORE
Idilliaca Immagine
Bellezza interiore
Sbocciante al futuro
Simpatia emozione
Onesta concupiscenza
Dono vicendevole
Benevolente piacere
Quintessenza d’altruismo
Gnosi di valori
Affinità elettive
Amicizia al Noi
Armonia d’AMORE
Arte in Società
AMORE senza confini…
Ci si Rigenera
Scritto da simona ravera il 2008-11-29 12:12:26
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con l’Amore Cantato dal Poeta…
Ci si Rigenera con l’Amore…
Ed è Musica per Me…
Innamorata da Sempre.
Lorenzo, anche questo Tuo “Sogno d’AMORE” è Bellissimo!
Simona
Grazie Simona c’è la metto tutta:
Nel Dono
Vivere nel segno
dell’AMORE Cosmico:
Tu, io, gli altri, Nessuno…
Perpetuo fuoco
abbraccio di Luce
Infinito esempio
al Prossimo…
Grazie Simona e chi legge…
Lorenzo
Sogno d’AMORE
Idilliaca Immagine
Bellezza interiore
Sbocciante al futuro
Simpatia emozione
Onesta concupiscenza
Dono vicendevole
Benevolente piacere
Quintessenza d’altruismo
Gnosi di valori
Affinità elettive
Amicizia al Noi
Armonia d’AMORE
Arte in Società
AMORE senza confini…
Ci si Rigenera
Scritto da simona ravera il 2008-11-29 12:12:26
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con l’Amore Cantato dal Poeta…
Ci si Rigenera con l’Amore…
Ed è Musica per Me…
Innamorata da Sempre.
Lorenzo, anche questo Tuo “Sogno d’AMORE” è Bellissimo!
Simona
Grazie Simona c’è la metto tutta:
Nel Dono
Vivere nel segno
dell’AMORE Cosmico:
Tu, io, gli altri, Nessuno…
Perpetuo fuoco
abbraccio di Luce
Infinito esempio
al Prossimo…
Grazie Simona e chi legge…
Lorenzo
Lorenzo Pontiggia // 24 Dicembre, 2008 a 8:17 pm |
DONO CON AMORE DI BUON NATALE E ANNO 200
Scritto da il Poeta il 2008-12-24 09:35:14
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DONO CON AMORE DI BUON NATALE E ANNO 2009 ai forumisti…
Con un grazie e arrivederci dopo l’Epifania…
Vostro Amico Lorenzo
Dal libro la Riflente di prossima pubblicazione
Il CRITONE
Voce narrante
Ad Atene, 399 A. C., nel mese detto Targelione (Maggio-Giugno), le condanne capitali non erano eseguite prima del rientro dell’ambasceria recatasi all’isola di Delo per la festività dedicata ad Apollo…
Critone-
…che notte travagliata, è meglio alzarmi, sfruttare le prime luci per correre alle carceri, pagare il silenzio dei carcerieri e avvisare il Maestro che la nave sacra ha superato Capo Sunio (promontorio dell’Attica).
Oh, come dorme saporitamente in pace alla felicità, è un peccato svegliarlo, ma è per il suo bene!
Maestro! Maestro!
Socrate-
Salve, che hai, da svegliarmi, sul più bello?
Oh, Critone, sei tu, ho rotto sul più bello: ero in compagnia di una graziosa donna vestita di bianco, che mi chiamava dicendomi che nel terzo dì da questo…
Critone-
Maestro, da buon allievo devo far qualcosa per salvarti, se non lo faccio, chi mi conosce che penserà di me?
Penserà che parli e basta!
Socrate-
L’opinione di coloro che mancano di Riflente (Riflessione/mente) non è verità, ma confusione, che si ritorce su loro stessi, lasciandoli ignoranti e sempre insoddisfatti e sfruttati…
Come già tu sai, per invidia, la matrigna soffia sull’ignoranza del popolo per renderlo ancor più succube; non vede di buon occhio chi sa, ne parla male, affinché chi rompe il guscio del tran tran del potere non abbia la possibilità di realizzare ciò in cui crede; lo mette all’angolo come un asino, o lo manda in esilio; il potere gli tarpa le ali, nel detto che nessuno è Profeta in Patria…
Profeta in Patria
Caino, il padrino,
omaggia invidia,
infelicità…
Specula sul gregge…
Alla nera zero carote,
ridicolizzata
emarginata
macellata,
affinché non sia
Profeta in Patria…
Critone-
Socrate, bisogna far presto, ho dato soldi alle guardie, affinché ti allontani indisturbato per andare da miei amici in Tessaglia…
Socrate-
Grazie, buon giovane, ti auguro tanta fortuna!
La mia fortuna è la felicità di sentirmi nel giusto, d’affrontare serenamente la mia sorte decisa dall’uomo fallace…
Amico, non temere, parlo per saggezza; ora i miei occhi guardano al sole spuntare come il primo mattino del mondo nell’amplesso puro con la donna vestita di bianco, perché fra tre giorni giacerò nel sogno di tutti, e tu sei l’angelo che conferma il sogno!
Critone-
Socrate, chi ti ha condannato ingiustamente su false accuse, chi ti ha beffeggiato con ironia è in tilt, teme che la tua morte sia la loro fine!
C’è, tuttavia, tanta gente che ti vuol bene, ti ammira e ha bisogno di te, Maestro!
Socrate:
- Caro Critone, sappi che la mia etica è da sempre rispettosa delle leggi democratiche, nel difendere gli interessi di Atene, fin da quando, Oplita, nei vent’anni di guerra militare lottai per far grande ATENE, affrontando i nemici a viso aperto e mai indietreggiando, ritornando in Patria, ricco d’esperienza, mettendo l’Amica Riflente al servizio di Pericle (periodo Aureo).
Mancato Pericle, cercai di far risplendere ATENE, insegnando non solo ai giovani, la Pace e la Democrazia, nel rispetto delle leggi vigenti, ma i potenti, saccenti, boriosi, invidiosi, disturbati nel loro crapulare teso allo sfruttamento del Popolo, nell’essere indigesto al loro stomaco, mi diedero l’epiteto di tafano d’Atene, e fin d’allora la mia sorte era sentenziata con l’alibi della democrazia dei “demonumeri”, e della demagogia dei sofisti al servizio della casta…
Amico, pur condannato per pochi voti, macchierei la mia dirittura d’arrivo mancando di parola da passare per vigliacco; io mai sono arretrato davanti al nemico, anzi ora come allora vivo tranquillamente in armonia con me stesso, e senza paura guardo in faccia gli avversari, perché AMO Atene.
Ora, pensare di fuggire sarebbe rinnegare i miei insegnamenti, inoltre deluderei chi parteggia per me!
Critone, porgi ai miei amici e ai tuoi il mio ringraziamento, di’ loro che lì vedrò nell’attimo di gioia del trapasso, in grazia, per vivere l’Eternità nel tempio dei grandi, certo di essere più utile a tutti nell’aldilà…
Amico mio, voglio sorridere alla sorella che mi prenderà in grembo, lindo, come le acque chiare sgorganti dalla roccia, da non lasciar dubbi al finale dell’opera che fra breve si compirà, e da tafano anticipo che per tanti sarò ancor più indigesto!
Critone-
Maestro, comprendo il tuo grande desiderio all’amplesso con la dama bianca, ben sapendo dove tu andrai a giacere, ma i tuoi allievi piangeranno come non mai…
Socrate-
Intendo, ma dovrei rinnegare l’etica della Riflente: la giusta tentazione dell’uomo è la Libertà, non l’essere animale infelice, dannato all’abbruttimento, al servizio mefistofelico di Caino!
La Riflente non coincide con i demonumeri, né col potere del dittatore, perché ambedue non sono frutto della Riflessione PURA.
Le leggi sono interpretate soggettivamente, quindi l’oggettività è carente nel sociale, da lasciar prosperare la riflessione speculativa di Caino, padrone nostro…
Io non son mai stato né bestia, né sofista, e delle dicerie me ne faccio un vanto ben sapendo di trovarmi sul campo di battaglia per l’ultima Vittoria, la più grande, e di ciò sono fiero davanti all’AMORE infinito dell’Eternità, ultimo palpito di vita terrena…
Caro Critone, nell’usare la Riflente, la saggezza, conosco i problemi della Società da non poter avvallare il comportamento di chi interpreta la legge senza usare il buonsenso, ma agendo solo per i propri interessi o di pochi, e così la favola del tafano d’Atene s’è sparsa in tutta l’Attica da passare per il rompiballe della politica, ma per Amor di Atene non mi son mai ribellato; il mio fine non era la gloria, ma riuscire a portarli all’assennatezza, affinché assumessero la responsabilità al compito assunto davanti agli elettori, e più criticavo più AMAVO Atene di quell’AMORE Puro disinteressato che dà Luce al Vivere della Speranza, e più forza nell’usare la spada dell’AMORE per sconfiggere il male della speculazione che attanaglia e conviveva in loro…
La mia dipartita nel non fuggire è la loro sconfitta che DONO ad ATENE nel lasciare un segno d’AMORE Imperituro, al futuro di figli non ancora concepiti!
Amico come posso rinnegare la Riflente, nel non essere me stesso!
Non son mai stato un sofista, anzi col fioretto li combattevo lasciandoli nudi da sentir gli strali ancor in quest’ora d’esser fiero davanti all’AMORE infinito!
Figlio d’Atene, è stata una fortuna trovarmi qui in collegio, usando l’oro rimasto nella bisaccia del mio spazio, ho messo a fuoco l’attimo fuggente in Riflente, regalandomi l’acqua calda, la miracolosa goccia sul naso di tutti:
il Testamento Genetico Eterno, Dono del MISTERO!
Ringrazio coloro che mi hanno condannato, la dea bendata che mi ha difeso in lungo e in largo nel mio camminare da Attore Naif sul palcoscenico della Storia. Nell’ultima cena con l’Amica Riflente ho colto la mela matura: il SESTO SENSO!
Il Testamento è per tutti coloro che vogliono cambiar vita, smettere di criticare e non fare, che vogliono sentirsi vivi e Liberi in Armonia di partecipazione d’AMORE senza ricorrere alle infinite droghe che il quotidiano Caino elargisce per farci suoi schiavi…
Basta avvicinarsi alla RIFLENTE o SESTO SENSO, Madre di ogni Scienza, per vivere armoniosamente nella Sfera della Vita nell’aiuto reciproco del nostro Spazio di Vita…
Critone, tu hai l’onore di partecipare alla mia gioia di sempre nell’essere il primo dell’Umanità a capire il SESTO SENSO, la RIFLENTE, la mia compagna, Dono dell’Immanenza che fa la differenza dalle altre cellule di vita.
Ho cominciato ad analizzare a fondo la Riflente che deriva dalla TRASCENDENZA, da cui ha origine l’Immanenza del Tutto, compreso l’uomo che ha avuto in dono la Riflessione Pura, il cui fine è di armonizzare le cellule viventi su Gaia.
In successione ho razionalizzato le varie fasi della Riflente:
- Riflessione come Intuizione…
- Riflessione come Analisi…
- Riflessione come Carisma…
- Riflessione come Profezia…
- Riflessione come Razionalità…
-
Figlio, pensa, veleggerò negli infiniti mari del cielo ritrovando e accogliendo i grandi di ieri, d’oggi e di domani, l’amico Pericle, Cherofonte, Alcibiade e altri; parlerò del Sesto Senso o Riflente in Poesia e nell’atto della Maieutica, arricchendo il vivere lassù in Eterno!
Così chiudo in bellezza nel Dono all’Umanità del recupero della Riflente/Abele o Sesto Senso…
Critone, mio principe sostenitore, la coerenza di un uomo nelle sue idee vive, se supportate dalla Riflente, rende la persona vincente, che non teme il giudizio degli altri, nell’essere se stesso, perché sa dominare i vizi e le paure…
Voce narrante:
Socrate spiega a Critone che la vera Democrazia non è basata sui numeri, ma sui migliori (Aristocratici) eletti dal Popolo, che operano per sviluppare la Società per vocazione, non per professione; ciò non succede essendo la massa giocata, comprata dal potere speculativo, arrivista incontentabile, che sfoga la propria infelicità, togliendo l’identità al mercato degli schiavi moderni, i demonumeri (democrazia dei numeri).
Inoltre si rifà nel far prolificare paure, stress, ansia, invidia, depressione, i mali che Caino elargisce generosamente ai suoi dipendenti…
Così i potenti di turno con il benestare del popolo si creano l’alibi per troneggiare e spolpare a loro piacere pantalone in nome della democrazia, non ascoltando la voce della Saggezza.
Per fortuna, in fondo al vaso di Pandora c’è la Speranza, la Riflente, il futuro d’AMORE senza Caino…
Critone-
Maestro, te ne vai nel mondo dei più ingiustamente offeso, vincendo la battaglia sui figli di Caino…
Non ho altro da dirti, sia fatta la tua volontà d’AMORE!
Socrate
Mio caro giovane, mi spiace per gli amici, ma la mia Riflente allontana anche la più remota volontà d’andarmene senza autorizzazione degli Ateniesi!
Ringrazia gli amici di ieri, d’oggi e di domani che vivranno nel mio pensiero in un domani certo, democraticamente come ho sempre fatto, anche per la scoperta del Sesto Senso, non obbligo né plagio alcuno a credermi, ma usando la Riflente in piena libertà, invito ognuno a scoprire in sé la VERITA’!
Voce narrante
- Ma se c’è in me la verità -deve esplodere. Non posso rifiutarla, rifiuterei me stesso!- Karol Wojtyla.
Voce narrante
Socrate,
Luce libera,
Guida
Alla felicità,
Lasci orfani
Non solo
Gli Ateniesi…
——————–
Dal Menone di Platone, dialogo di Socrate…
Voce narrante
Adoperando la RIFLENTE (Riflessione Mente), “Abele”, Dono dell’Immanenza dato all’Uomo dalla Trascendenza del MISTERO, riesce a porsi domande e dare risposte insegnando la maieutica: arte di usufruire della Riflente, linfa di vita, elevazione di vasi comunicanti, insita in tutti, ma dimenticata…
Menone:
- Socrate, la virtù è insegnabile?-
Socrate:
- Il problema è molto complesso essendoci varie forme di virtù.
Per prima cosa bisogna definire l’essenza della virtù, la quale differirà in qualcosa poiché la virtù si può trovare in un bambino o in un uomo…
Menone, il ragazzo e il vecchio se sono sregolati possono diventare virtuosi?-
Menone:
-No!-
Socrate:
-Ma se sono saggi e giusti?-
Menone:
-Sì!
Maestro, mi permetto di farti un esempio di virtù relativa: la dote del comandante è di comandare, del soldato ubbidire e così via…-
Socrate:
-Ne cercavamo una, invece tante ballano in maniera svariata.
C’è bisogno quindi di una buona scrematura per trovarla!-
Menone:
- La virtù è saper comandare!-
Socrate:
- Caro Menone, son contento che hai afferrato che la virtù è una sola!
Mah, la definizione di virtù come comando non sta in piedi, dal momento che un servo non potrebbe essere virtuoso mancando di autorità nell’impartire ordini ad altri uomini!-
Menone:
- Allora la virtù è la capacità di desiderare cose belle e procurarsele?-
Socrate:
- Menone, nel bello s’intravede la grazia, l’emozione, il piacere in luce di virtù nell’operare bene, ma come si fa a procurarsi le cose belle, grandi nel lecito, in pace e in armonia con tutti?
Teniamo presente che l’illecito è un’effimera gioia, crea solo incontentabilità, infelicità e ci rende schiavi di noi stessi!-
Menone:
- D’accordo, la virtù è il desiderio di riuscire a possedere cose anche grandi e belle senza ingiustizia; però la giustizia è già parte della virtù e allora?-
Socrate:
- Amico, la virtù è impiegare la Riflente, che fa sbocciare la scienza, alla cui base sta la verità o l’olio che viene a galla e smuove in avanti l’opera in virtù della scienza dell’Immanenza in Riflente!
D’altronde la virtù è un bene utile e giovevole per coloro che la esprimono, e nella tenacia di non farsi prendere dalle tentazioni di nuocere ad altri si è in pace prima con se stessi!-
Menone:
- D’accordo!-
Socrate:
- Menone, Le cose buone e utili utilizzate in modo giusto, con ragionevolezza, per amor di sapere in Riflente, è virtù!
La Riflente per l’uomo è la madre di tutte le virtù dell’AMORE, da cui nasce l’evolversi della scienza al servizio dell’umano, d’affermare che la virtù è scienza insegnabile in continua progressione…
Il problema si pone per chi dovrebbe insegnare la scienza della virtù!
Scolari che vogliono apprendere si trovano…
Maestri di virtù, chiedo a voi che state ascoltando, esistono?
In sincerità, oggi come oggi, non ne vedo all’orizzonte, salvo qualche mosca bianca!-
Menone:
- Ci sono!
Sono i Sofisti, insegnanti di retorica, che si proclamano maestri di virtù, però non mettendoci AMORE deludono!-
Voce narrante:
A questo punto del dialogo entra in scena Anito che nella realtà storica fu uno dei principali accusatori di Socrate.
Socrate:
- Anito, i mestieranti di parole al vento son maestri di virtù?-
Anito:
- Socrate, tu che affermi la verità, di’ a noi di chi parli?-
Socrate:
- E’assodato che son coloro che la gente chiama sofisti.-
Anito:
- Per Eracle, non dire parole di malaugurio!
I miei famigliari e amici non sono matti da farsi rovinare dai sofisti, da gente che prende, ma non dà, che vende solo parole inutili, imbrogliando il prossimo!
Hanno perfino l’ipocrisia di dire che sotto la loro tutela i giovani crescono sani, forti, intelligenti…
Li traviano invece non solo per la pederastia, ma li lasciano ancor più ignoranti da ingraziarsi e ingrassare la casta, inoltre son sfacciati da farsi passare per insegnanti d’eloquenza, sì, son maestri a farsi pagare profumatamente, com’è accaduto a Gorgia!
Sì, ci sono i maestri di virtù, ma non tra le file dei sofisti!
Ogni cittadino ateniese, probo, onesto e ligio alle leggi, è in grado d’insegnare ai suoi figli la virtù, essendo un cittadino virtuoso!-
Socrate:
- La risposta di Anito apparentemente sta in piedi, ma i figli per infiniti motivi sfuggono alle direttive dei genitori, e non essendoci la panacea, demandano ad altri, in questo caso ai sofisti, i quali son sempre pronti a sfruttare la situazione nel porre la soluzione al problema irrisolvibile…
Anito, i fatti non ti danno ragione, i grandi Ateniesi non hanno saputo trasmettere la virtù ai figli, ad esempio Temistocle, Aristide, Pericle e Tucidide, uomini virtuosi, i cui figli ne combinarono di tutti i colori!
L’unica speranza sta nell’esempio d’onestà, capacità, buonsenso e un Puro AMORE dei genitori verso la prole…-
Anito:
- Socrate, non ti vergogni di parlar male dei grandi cittadini d’Atene?-
Socrate:
- No!
La verità non fa male!
È il male che fa male!
Anito, scuotiti dalla furbizia che c’è in te per ambizione di potere!
Un bel tacere è già una virtù!
La virtù si conquista accettando la Verità!
I grandi uomini d’Atene son virtuosi per fama e non per la virtù verso i figli!
Solo chi usa la Riflente, la Madre della scienza, potrà insegnare trasmettendo la conoscenza della virtù ai figli, tenendo presente che Esiodo, già nell’VIII/VII a.C., scrive:
- Non nutro più alcuna speranza per il futuro del nostro popolo, se deve dipendere dalla gioventù superficiale d’oggi, perché questi giovani sono senza dubbio insopportabili, irriguardosi e saputelli. Quando ero ancora giovane, mi sono stati insegnati le buone maniere e il rispetto per i genitori:
la gioventù d’oggi invece vuole sempre dire la sua ed è sfacciata.
Esiodo
Inoltre Esiodo afferma chi fa Politica per il Popolo a vantaggio della Democrazia del progresso Sociale non può essere che Filosofo e in sintesi Poeta.
Parole ancor attuali che riecheggiano nei secoli, dura realtà che si perpetua da Caino, e che continuerà finché i genitori non adopereranno la Riflente insegnando l’AMORE con l’esempio, e la scuola non preparerà democraticamente i giovani ai valori sociali!
Menone, può esser valida anche la vox popoli, voce di dio.
Il giusto sentire, una specie d’ispirazione divina, la Riflente, dono dell’Immanenza del MISTERO, che fa divenire chi la sa usare guida al popolo nel saper scegliere la strada migliore e adeguare le misure per favorire l’evolversi della scienza e della comunicazione a vantaggio della collettività!-
Menone:
- Ammetto di non essere capace di definirla in modo corretto, poiché tu Socrate sei una specie di pesce torpedine, e chi ti tocca, s’intorpidisce.
Ho fatto molti discorsi sulla virtù e la sua natura, ma alla tua confutazione non so che rispondere, da rimaner ammaliato della tua arte di porre domande e di riflesso fornire precisazioni.
Se ci s’imbatte nella virtù, non riconoscendola, ci sfugge di mano ed elude il problema!-
Socrate:
- Menone, la Riflente è immortale, e quando il corpo che la possiede muore, essa ritorna nell’Eden, poi ricompare dopo un periodo in un altro corpo, perché nulla si disperde.
La Riflente nel tutto movimento si evolve e quando rientra in un altro corpo, è in amnesia, però è presente, per svegliarla non ci vuole un bacio ma la volontà di operare per la Società, di cui ognuno di noi è partecipe e socio!
A questo punto il risveglio della Riflente c’è, in noi germoglia Armonia, Virtù e AMORE per camminare in avanti, felici di vivere il nuovo spazio…
Il pessimismo e le paure si allenteranno, s’inizierà a credere in noi stessi, a guardare il vicino con simpatia senza invidia e speculazione…
Incominceremo un nuovo ciclo, mettendo alla porta Caino, recuperando Abele, per vivere in compagnia dell’Amica Riflente nel respirare aria nuova, senza dover aspettare l’ultimo respiro quaggiù per capire l’errore che si è fatto in vita nel non aver usato il gran Dono della Riflente…
Menone, ora dimostrerò l’esattezza della teoria dell’anamnesi, tramite il tuo schiavo che per sua ammissione ignora la geometria: disegno sul terreno un quadrato di cm. 30,96 = 2 piedi per lato, chiedo, di trovare la misura del lato nel quadrato su area uguale a 8 piedi.
Lo schiavo:
- Son schiavo, ma rispondo da uomo: il quadrato da ricercare avrà il lato di 4 piedi, esattamente il doppio del lato nel quadrato di partenza.-
Socrate:
- Giovane, il quadrato con lato di 4 piedi avrà l’area = a 16 piedi, non a 8 piedi.-
Lo schiavo:
- Il lato del quadrato è la misura intermedia tra i 2 piedi del lato del primo e, i 4 piedi del secondo, quindi il lato misura 3 piedi.-
Socrate:
- Giovanotto, l’area di 3 piedi è di 9 piedi, e non di 8, rifletti che ci riesci.
Ora disegno sul terreno 4 quadrati uguali a quello di partenza, da formare un quadrato di lato 4 piedi su area di 16 piedi.-
Lo schiavo:
- Se uso la Riflente, come dice il Maestro, ci riesco: ha disegnato il primo quadrato che è la quarta parte del grande che ha ottenuto, quindi tracciando una delle 2 diagonali di ciascun quadrato, si avrà un’area uguale a 8 piedi.-
Socrate:
- Menone, hai visto che usando la Riflente, si risolvono i problemi, e il tuo schiavo n’è prova lampante, ha solo avuto un aiuto nel ricorrere all’Amica Riflente, che ha dentro di lui.
Voce narrante
La dottrina dell’anamnesi, reminiscenza di ricordi, permette a Socrate di ulteriormente criticare la teoria della conoscenza dei sofisti, capziosi, i quali inducono le menti alla pigrizia evitando di ricercare il vero; la teoria dell’anamnesi, invece, è ricettiva e attiva nel cercare la verità che c’è in ognuno di noi…
Il Poeta marylory
Lorenzo Pontiggia
lorenzo pontiggia // 22 Gennaio, 2009 a 10:46 am |
La Santa Madre
Dal grembo di Santa Terra
nasce la Madonna
Madre di tutto
benedetta dal MISTERO!
Noi poveracci
in nome di conquiste
speculative,
ogni giorno la sfregiamo!
il Poeta
lorenzo pontiggia // 27 Gennaio, 2009 a 12:34 pm |
27-02- 45: Ricordare
Facile dimenticare,
impera l’ego di Caino…
La pellaccia
è sensibile all’edonismo…
La Riflente
vegeta nel limbo,
l’ago è impazzito,
si premono bottoni
cadono i birilli…
E’ il gioco della bestia
seduto alla tastiera
padrone di nulla
ma col potere carpito
con l’inganno
in nome dell’ignoranza
schiava senza AMORE…
il Poeta
lorenzo pontiggia // 30 Gennaio, 2009 a 5:04 pm |
Gesù Cristo
Nasce a Nazareth da famiglia laboriosa armonicamente unita nella fede dei Padri, precocemente sviluppa l’intelletto aprendosi al dialogo nel dare un significato alla vita…
A dodici anni in visita alla città di Gerusalemme, lasciò momentaneamente la compagnia dei genitori per dialogare con i saggi del tempio…
Dopo tre giorni fu ritrovato da Giuseppe e Maria nel tempio, in mezzo ai profeti d’allora…
I Dottori consigliarono ai genitori di far studiare il prodigioso giovane, spiegando che sarebbe stato un peccato non far apprendere quelle cognizioni di conoscenza Universale ad una mente così precoce…
Giuseppe, giustamente non era d’accordo, il figlio già abile aiutante nel realizzare i lavori di falegname, sarebbe stato d’aiuto anche per la vecchiaia; la mamma, senza scontrarsi col marito, per il bene del figlio era propensa; il papà, oltre a perdere l’aiuto doveva sostenere il costo dell’apprendimento.
I Saggi dissero di non preoccuparsi per questo, che l’avrebbero mandato ad Alessandria d’Egitto, presso la grande Biblioteca e che mentre studiava lo scibile umano avrebbe dato una mano alla ricostruzione di un’ala bruciata della grande Biblioteca…
Maria, felice, Giuseppe a malincuore accettarono…
Gesù fino a trent’anni, tra studio e lavoro apprese le varie scienze allora conosciute tra cui la filosofia greca, che splendeva per il dialogo democratico dalla scia lasciata da Socrate, che irradiava luce anche tramite la Colonia greca
degli Esseni (vedi le lettere ritrovate) sulla costa del mar Morto.
In piena maturità lasciò Alessandria per ritornare sui passi dell’adolescenza, camminando in carovana ammaliava per le sue avvedutezze i compagni di viaggio, i quali cominciarono a chiamarlo Maestro…
Il vento di voce in voce anticipava i suoi passi e la gente accorreva chiedendogli non solo consigli…
La sua calma, le metafore illuminavano il cammino, la scienza d’Ippocrate creava i miracoli…
Il Popolo d’Israele che aspettava il Messia, pensò che fosse arrivato e cominciò a crederci…
Gesù era a conoscenza di quest’attesa, adoprando la Riflente arrivò a concepire che per il bene del Popolo valeva la pena d’immolarsi!
Si ritirò nel deserto per prepararsi a non deludere se stesso e non deludere le aspettative…
Gesù nella continuità della conoscenza democratica diede l’Identità d’Essere tutti figli di DIO, uguali davanti al Padre (MISTERO).
Gesù alla domanda di Pilato (messa in bocca dai sacerdoti): diede la risposta che gli costò il calvario:
- Sì sono figlio di DIO, perché TUTTI son figli del MISTERO!-.
Dal Libro: Quaderno di filosofia politica La Riflessione… Villa Calliope Editore 2007
lorenzo pontiggia // 31 Gennaio, 2009 a 6:39 pm |
A Lorenzo, il poeta “stra-maledetto”
-Caro “poeta naiif … diciamo conosciuto e più bannato in internet …
En, no il troppo, è troppo…
Sarai pure convinto di essere un Socrate redivivo e per proprietà transitiva di avere qualcosa di Gesù Cristo, ma i due succitati, seppure “rompevano” volutamente “le scatole al prossimo”, lo facevano “in argomento” e non, come si dice dalle mie parti , “a schiove”.
Quella che tu fai è una poco gentile, poco educata, egocentrica, narcisistica, megalomane “occupazione indebita di suolo pubblico”, un “uso personale” (per quanto tu possa ritenere a nobili fini) di uno spazio e di un bene collettivo.
La giustizia, la dignità, la cordiale solidarietà stanno a cuore a tutti… ma, ti prego, sappi scegliere i tempi ed i modi… Socrate insegnava la temperanza l’autocontrollo (quella che rischio di perdere…)
Se vuoi che si leggano le tue cose… (e spesso è cosa piacevole) o segnalarci ciò che altri scrivono di interessante, apriti un blog, offrici un link… ma non “a schiove”… te ne riprego! -
Caro Pasquale son battezzato e “soldato di Gesù”, nell’insegnamento avuto da bimbo era di AMARE il Prossimo forgiandomi nel credere al primo Rivoluzionario d’ AMORE, e nel suo segno operavo superando le difficoltà dell’ambiente dal fatto che Gesù fu irriso dalla casta dei poteri speculativi, derivanti da Caino da finire in croce, impalato perché rompeva gli intrallazzi di corte…
Nell’articolo di “Gesù Cristo”, non parlo di trascendenza, ma di un uomo che s’impegnò nello studio usando la Riflente per migliorare le condizioni umane!
La casta romana in crisi s’accorge che il morto Gesù è vivo nel popolo e per continuare a sfruttarla lo ingloba…
Chi non usa la Riflente è accecato dall’interesse, cresce la povertà, s’ignora la realtà e si arriva a dire che Gesù è solo una metafora…
Dall’aldilà non torna nessuno, ma la traccia del suo AMORE è linfa di Vita…
Con lo scritto affermo che è esistito l’uomo Joshua Ben Josef il Nazoreo, che lasciò una scia, e svariati interessi l’adattarono a loro uso e consumo…
Non prevalendo il buonsenso son gli interessi che prevalgono, così la Storia umana è ricca di personaggi piegati alla speculazione di far santo chi più rende al potere…
Fin da giovanissimo ho fatto poesia, filosofia politica in libertà nel solco del Maestro Gesù, accettando anche con AMORE di donazione il non essere capito…
Per merito d’Internet, rompendo le balle nel dialogo quotidiano una ciliegia tira l’altra, ho ampliato meravigliosi orizzonti che la casta/e mi negava…
Caro Pirone se manca la Poesia = Onestà, la Filosofia = Buonsenso, la Politica = Capacità, non cambia nulla ma ci si impoverisce arricchendo chi cavalca l’ignoranza speculandoci a 360°con discorsi triti ritriti di demagogia:
-morte tua vita mia-.
Concludo dicendoti che in un forum che vuol far politica sia Gesù che Socrate… per la loro purezza andrebbero traslati nella realtà odierna, allora sì sarebbe AMORE!
Grazie Amico… e tutti i lettori…
Lorenzo Pontiggia
il Poeta marylory
lorenzo pontiggia // 23 Aprile, 2009 a 11:33 am |
L’Uomo è Eterno!
Discende dal MISTERO,
si perpetua la specie
nell’amplesso alla Vita,
con la Gran Madre
si rinnova il testimone!
E finché ci sarà AMORE,
l’Uomo è Eterno!
lorenzo pontiggia // 10 Maggio, 2009 a 3:19 pm |
Dal Corsera blog
Leggere e scrivere
di Paolo Di Stefano
Tutto ciò che riguarda il leggere e lo scrivere: libri di cui si parla e libri di cui non si parla ma si dovrebbe parlare, temi, spunti, autori, tendenze, casi, provocazioni, su cui vale la pena di discutere.
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lorenzo PontiggiaDomenica, 10 Maggio 2009
Voglio conoscere le tue doti di scrittore,
e imparare nuove tecniche poetiche perchè voglio scrivere un libro di poesie e diventare una brava scrittrice
grazie
fabien
Rispondi:
Ieri pomeriggio, circa trenta persone a Milano in casa di Pino Granata, partecipa Paolo Di Stefano, responsabile del blog Corsera: “Leggere e scrivere”.
Ho cominciato presto a scrivere, soprattutto Poesie…
All’età di 23 anni, nel 1964, fui eletto consigliere comunale nella lista che creai del DIE, nella città natia di Erba.
Il capogruppo comunale per la D.C., era il Prof. Camillo Secchi, persona che ricordo per la cristallina onestà e preparazione culturale politica (dopo d’allora ad Erba mancò il faro!), il quale, notava con simpatia i miei interventi di stimolo per un miglior servizio al popolo Erbese.
Venne a sapere che scrivevo poesie e le volle vedere…
Quando le riconsegnò, disse: – Tieni via tutto l’evolversi degli scritti, perché domani varranno!-
Ricordo in terza elementare la Maestra Lucia Oliva, disse di un tema in classe che avrei vinto il premio “Fata Azzurra”…
Questi sono i ricordi che mi han sorretto nel lungo cammino dello scrivere…
Ho pubblicato libri di Poesia spontanea senza preparazione di lettura, cogliendo la poesia dal vivere quotidiano, aggiungendo tanto AMORE, parola usata, sfruttata, ma che pochi conoscono…
Oggi, Internet, volente o nolente mi dà possibilità di farmi conoscere, diciamo in tutto il mondo, però mi chiede sacrifici di leggere molto, molto, e stare attento agli errori grammaticali e di sintassi…
Oggi, son fortunato d’aver conosciuto dopo la morte di mia moglie Mary, dopo circa tre anni, Ivana Raccis, Prof. di lettere che mi stimola a 360 ° e che crede nella mia Poesia…
Quindi cara Fabien, leggere, leggere, leggere e scrivere, filtrando il meglio che puoi dare agli altri con Immanenza di verità…
Cerca in Internet: Il Verbo dell’AMORE
Ciao e tanto AMORE in ciò che fai…
AMORE
lorenzo pontiggia // 31 Maggio, 2009 a 5:01 pm |
Vergogna, vergogna,
ancora vergogna… chi ha preso il potere in questi ultimi trenta/quarant’anni, ha riesumato furbescamente la demoplutocrazia o plutodemocrazia facendo fesso il popolo che tira il carretto!
L’apice si è evidenziata con l’esplosione del nodo Natali.
La ragnatela del malaffare subito si è ricostituita con maggior accortezza, da parte di voltagabbana e di politicanti improvvisati in cerca di un redditizio lavoro, illudendo con astute promesse di cambiamento gli elettori italiani, prospettando una fantomatica seconda repubblica, ma i vizi della casta danno una rendita a ragnatela e tutti si spartiscono la torta, non preocupandosi perché l’italiano non ha memoria elefantiaca, ed è facile illuderlo, dando colpa alle situazioni di contingenza… Ma lo sperpero continua ancor di più e ci dicono di tirar la cinghia, invece loro se l’allargano!
Vige la finanza allegra al suono della tarantella nello stampare soldi (non essendoci più bisogno d’aver la contropartita in oro). Così il debito pubblico sale per gli italiani, ma non per la casta che comanda!
L’Italia è il paese dei balocchi ad ogni crocicchio c’è la volpe e il gatto! La Democrazia, nata dal sangue versato da tutti gli Italiani nel 1946, fatta sbocciare da De Gasperi via via è svanita!
Consiglio la lettura del libro “La CASTA” di Stella e Rizzo…
Nel 1954 da scout, pieno d’entusiasmo ero addetto al banchetto per raccogliere le firme per l’Europa Unita…
Nei primi anni sessanta in quel di Erba, dopo aver riorganizzato la Casa della Gioventù (Oratorio), per essere utile al Prossimo e non servo del potere, creai il D.I.E. Democrazia Indipendente Erbese/ Democrazia Indipendente Europea/ Democrazia Internazionale Evoluzionista. Eletto in Consiglio Comunale all’età di 23 anni, da solo pur bersagliato da tutti, ma nella fede dell’uomo Gesù ho fatto miracoli, riuscendo a far risparmiare vari miliardi di lire, nel fare opposizione costruttiva da riuscire a non far passare delle opere che la giunta presentava!
Ricordo che, dal bilancio Comunale, alla voce spesa per sgombero strade dalle neve, se verso la fine di Gennaio la manna non s’era vista, in cuore pregavo che non nevicasse, affinché quei soldi fossero spesi per bisognosi.
E nel secondo mandato di consigliere, la giunta, pensò di coniare una medaglia d’argento e donarcela… Presi la parola per dire che mi ero proposto alla cittadinanza per essere oculato nello spendere, quindi, il mio fare politica era come far dello sport, nel dare il meglio solo per vocazione, non per pecunia! Aggiunsi che sarebbe stato un piacere ricevere la medaglia, se ogni consigliere l’avesse pagata di sua tasca… Le coniarono, le spartirono ogni cinque anni, ma nella mia bacheca c’è la Riflente, che irradia luce!
Quando i consiglieri comunali presero i primi soldi per i gettoni di presenza, dissi al segretario di versari i miei agli enti bisognosi come N.N., affinché non si potesse dire che lo facevo per carità pelosa.
Da 24 anni abito ad Albese, andrò a votare la lista comunale, la meno peggio, ma rifiuterò le altre due schede, chiedendo se è possibile che sia messo a verbale, per non essere correo!
Lorenzo Pontiggia
il Poeta marylory .
lorenzo pontiggia // 4 Giugno, 2009 a 2:25 pm |
Da quando respiro
Vivo la vita
nel vento della clessidra,
nel brillio di bimbo
all’incontro sociale…
Ma per colpa di Caino
si spegne l’AMORE
per mancanza
d’uguaglianza…
Ugualmente
adoro il vivere…
lorenzo pontiggia // 6 Giugno, 2009 a 9:16 am |
La Poesia non ha confini
Luce di vita,
carisma,
AMORE al Prossimo,
dialogo filosofico
nell’essere se stesso!
Alacrità d’intuizione,
Saggezza senza confini,
nasce la Poesia:
in cielo in terra!
lorenzo pontiggia // 17 Giugno, 2009 a 7:35 pm |
-Confessioni di una mente perversa:
Io mi pongo il problema (attorno alla poesia) perchè non capisco per quale ragione il poeta debba essere ammirato stimato o pagato in un certo modo (quando non accade son contento)… io non ho bisogno della poesia, se anche capita è un “accidente della materia” e quindi neanche ci faccio caso. Trovo stupido che la gente s’interroghi sul senso di qualcosa che è molto meno di tutto l’enfasi che ci si mette per descriverla. Libri di poesia, libri sulla poesia… a scuola ti fanno studiare le poesie, mi sembra solo la perversione romantica di un animo triste e depresso.-
Rispondo
Ripeto: la Poesia è sintesi di Filosofia che si realizza in Politica, non politichese…Un grande discorso lo si può sintetizzare: Onestà, Capacità, Buonsenso!
Prendiamo la Poesia “La ginestra” di Leopardi, Poesia ricca di Filosofia e Politica, il tutto nella semplice ginestra che nell’arido terreno sociale rimane attaccata al terreno guardando il cielo con AMORE lottando contro tutti!
Ma per spiegarla c’è bisogno d’insegnanti di vocazione, tipo la ginestra!
-Sai quando serve la poesia? (è un esempio) quando sei innamorato di qualcuno, allora ti spulci libri che non avresti mai letto per altre ragioni, ti ascolti canzoni che prima snobbavi grandemente, e dai un gran peso a tutto l’ideale poetico, ci sguazzi e dici “ah bello! senti che concetti profondi, che verso trascendente…. riesco a toccare lo spirito del tutto”…. come no… “quelle paerole mi toccano l’anima”…. passano 10 giorni, l’amore finisce o se anche non era amore il periodo romantico …. “na, non ne ho voglia, non sono predisposto a farmi fottere l’anima, magari domani”…. e dimentichi ogni cosa. Tutto sta nel grado di esaltazione.-
Rispondo
La poesia dell’innamorato… fa sognare e pensare d’essere poeta!
La Poesia la s’incarna nel quotidiano, in Riflente il Carisma lo si sparge a piene mani, dando fastidio ai falsi poeti, politici, filosofi che s’affratellano tra di loro per spartire onori e denaro…
Dando del “matto” chi non s’allinea con loro!
La morale: i falsi sono infelici, incontentabili o famelici, pronti a piangere il morto…
I Poeti son sereni e non si lamentano mai, nemmeno in Poesia, da Profeti, sanno mettere a nudo i mali sociali, senza paura d’incorrere in qualche pallottola…
I grandi Poeti con semplicità sanno trasmettere parole scritte anche col sangue…
-Quindi esistono categorie di persone… i depressi cronici che vogliono fuggire dalla realtà e non avendo una fantasia sufficiente per riuscirsi da soli (sapete la realtà è uno scoglio duro per tutti, dipende ANCHE (in poca parte cmq) da quanto l’ambiente ti concede) adottano quella degli altri,e diventano degli pseudosaccenti.. chiamiamoli “i cercatori d’oro”. Poi ci sono quelli che la fantasia ce l’hanno e si costruiscono un proprio mondo, se non altro più sincero, ma pur sempre una forma di autismo, certe persone difatti si perdono nella propria esaltazione, megalomania, nel disperato tentativo di essere originale a qualunque costo, chiamiamoli “i bimbi sperduti”. E poi ci sono le vie di mezzo, gente che ad un certo punto smetterà di scrivere e leggere perchè il momento romantico gl’è passato. Chiamiamole “persone normali”.-
Rispondo
Tutte le giurie e i premi sono al 99%: -Chiamiamole “persone normali”-
A nessuno frega niente di questo, ma a me da molto fastidio. Il piacere di leggere è qualcosa che non ho mai avuto, fin da piccolo l’ho sempre trovato terribilmente noioso, faticoso, stancante, l’atto in sè lo detestavo. Mi sono avvicinato alla poesia come alla letteratura con l’esaltazione di chi cerca l’oro e di un bimbo sperduto cerca la via, per poi scoprirmi una persona normale… quelle persone normali che ho sempre detestato… come dici tu floyd (che ti ho scoperto maschio), “ignoranza mia”-
Rispondo
Per cominciare a far Poesia, Filosofia, Politica, riandiamo al periodo Presocratico, al motto dell’oracolo di Delfi, conosci te stesso, per Socrate diventa ricerca filosofica.
Quindi coloro che si conoscono, e son pochi, usando la Riflente sono dei Vate di alta aspirazione civile!
I più paradossalmente passano per matti, quando i matti son loro, una moltitudine, perché non usano la Riflente!
- Sarà un discorso trascendente/mieloso/strappalacrime” “Non sono un grande letterato, uno scrittore e nemmeno un poeta,”: anche io prima mi preoccupavo di quello che dicevo, perchè doveva avere un senso, un significato cui le persone normali non davano; e allora tendi sempre a cercare di manetenere il tuo mondo, dove non puoi scoprirti altrimenti gli altri ti infliggono ferite imbarazzanti. Una vita fatta di scuse, di valori alti ed elevatissimi, da guardare sempre con ammirazione (gli alti) e con disprezzo (i bassi), perchè è così che mi era stato insegnato, e mi era stato insegnato anche a sentire un certo senso di colpa se risultavo banale, poco intelligente, o troppo avventato nel formulare un qualcosa di mio senza aver avuto il tempo di diventare qualcuno, di avere l’autorità sufficiente a poterla difendere. -
Rispondo
I falliti o pseudo artisti è piena l’aria, pur sparlando si sostengono tra di loro nella regola dell’opportunismo da politicanti…
è di non insegnare o spiegare per non aver un concorrente che gli toglie smalto (pur falso) e pane…
-Poi, un giorno, ti passa, ti passa una volta, poi torna, due volte ti passa, poi torna…. alla fine ti domandi quale cazzo sia la ragione di certi tuoi atteggiamenti. E’ giusto esaltare così baudelaire? uno che in tutta la sua vita, una vita intera dedicata a scrivere, ti fa 3-4 poesie decenti (parlo a titolo personale) e non di più, che poi non trovi neanche quel gran capolavoro, semplicemente perchè quelle 3-4 poesie non esercitano su di te lo stesso fascino costante, anzi in certi momenti le trovi proprio banali, stupide, e quasi sempre (costantemente) incomplete. Forse ho sempre avuto la speranza che ci fosse un modo per comunicare una sensazione uno stato d’animo (sai, il bimbo perduto), queste erano le mie aspettative nel senso di questo topic… trovarci un significato che fosse in qualche modo -se non oggettivo- unico per me e costantemente bello… quasi aver racchiuso l’essenza di qualcosa in un agglomerato condensato di parole. Una formula alchemica insomma. Veder svanire tutto poi… fa uno strano effetto. Altra aspettativa, ma questa è venuta consequenzialmente -perchè mi veniva richiesto-, mi aspettavo stima e autorità dalla conoscenza… da qualsiasi forma di consocenza, poesia compresa… quando poi decidi di vivere per te stesso te ne sbatti. Che rimane della poesia? “Un accidente della matteria”.-
Rispondo
Il Poeta maledetto, ebbe come padre un ex sacerdote e all’età di sei anni resto orfano, la mamma sposa un tenente colonnello, ma per la sua rigidità Charles comincia odiarlo…
Mandato in collegio fu espulso per indisciplina, per non aver consegnato un biglietto di un suo compagno, Boudelaire, dimostra già la forte discontinua personalità, di non seguire i canoni tradizionali, ma bohemien d’accompagnarlo nel suo peregrinare…
Il tenore di vita alto che teneva costrinse la madre ad interdire il giovane ed affidare il suo patrimonio ad un notaio.
L’anno dopo tento per la prima volta il suicidio!
I fiori del male, rappresentano il suo calvario, il lasciarsi andare contro corrente, contro la borghesia imperante (periodo di gran movimento culturale, politico e sociale: Marx, Proudhon…), d’arrivare a sposare il male essendo più attraente, accattivante…
Boudelaire, dal 1949 è sfruttato dalla pseudo cultura come figura iconografica dell’intellettuale e poeta…
-Ripeto: -la Poesia è sintesi di Filosofia che si realizza in Politica, non politichese…Un grande discorso lo si può sintetizzare: Onestà, Capacità, Buonsenso!”-
Rispondo:
chi non vuol capire non riconosce!
-Questo vuol dire solo che la gente ci vede quel che vuole nelle macchie scure. Io personalmente satana.-
Rispondo:
devi sapere che il mio primo libro ha per titolo: “Satana ride” 1971
-Quella spiegazione che dai sulla ginestra non convince. Leopardi era un poeta palloso, la prosa gli si addice di più, Leopardi è solo una forma di pensiero razionale che cerca sfogo attraverso la poesia, non è che la poesia, va spiegata, può esserlo.-
Rispondo:
la Poesia se è Poesia è un tesoro che va scoperto e centellinato…
Amico, dimostri superficialità per non aver colto nulla dalla grande Poesia “La ginestra”!
Sintesi che valorizza tutta l’opera di Leopardi…
-Ma te sei quello sparato per la tangente platonica.
Come si può discutere con uno morto 3 mila anni fa….-
Rispondo:
Platone ha usato per suo interesse i discorsi di Socrate.
Da socratico, cerco di estrapolare i valori del Maestro e farli conoscere, perché le sue lezioni usate in Riflente sono il futuro dell’uomo!
A Platone gli va riconosciuto il merito d’illustrare con i suoi scritti Socrate
-Di poeti falsi è piena l’aria come dici tu… tu come ti senti?-
Rispondo
Mi sento in toto un Poeta! Di riflesso rompo l’archetipo!
Montale, in una intervista sul Corsera, rubrica: “Lo specchio” nel 53/54, alla stessa domanda rispose: – Sono un travet della poesia!-
I veri Poeti per antonomasia non possono mentire, devono essere se stessi!
-Pensi che dopo aver letto la vita di baudelaire su wikipedia stia meglio? (sei un po’ assurdo, ammettilo)-
Rispondo:
caro amico se non usi la Riflente introspettiva, è ovvio che trovi palloso Leopardi e non cogli quel po’ di positivo di Baudelaire…
-Poeta, è infantile dire “non hai capito tizio”, solo perchè le cose che dico non ti tornano. A me l’idea che l’uomo è come una ginestra mi sembra una strombanzata, sia a livello esistenziale che a livello politico, il riflente mi sembra solo una scusa per aggiustarti le cose come più ti aggradano. Le persone normali chiamano ciò intuizione, e ne fanno uso continuamente in modo più o meno consapevole, senza aver bisogno di riempirsene la bocca. è vero che l’occidente tende a rifiutare il principio intuitivo per quello logico (il che è una leggera contraddizione di superficie), ma non è abbaiando alla luna, ripetendolo all’ossessione, che cambierai le cose.-
Rispondo:
il non capire nasce dal non voler conoscere o andar oltre ciò che la Riflente dona se la si usa, ma prima bisogna recuperarla dall’anamnesi creata da Caino!
La Riflente = Riflessione/mente, la possiede solo l’umano!
-Si fa strada come risultato della conoscenza dell’habitat, raggiunto tramite la corteccia cerebrale della psiche, composta da cellule sensoriali intuitive, atte a determinare ragionamenti istantanei, stimoli di energia cosmica che nel cervello producono pensieri variamente intelligenti finalizzati a cogliere il senso della vita.
Lo scibile umano esige il contatto diretto dei sensi, usando, ad esempio, la funzione visiva si proietta lo stimolo nell’area psico-motoria, da cui nasce l’azione della volontà di conoscere e memorizzare, a cui si aggiunge l’intelligenza intuitiva o ragionamento istantaneo analitico correlato all’immaginazione, facoltà intellettiva superiore del genere umano, senza la quale non potrebbero nascere le grandi idee, le scoperte scientifiche, le produzioni artistiche nei vari campi.
Metaforicamente Caino, per suo interesse personale, allontanando l’AMORE, la Libertà, la tensione al Vero, rifiuta l’uso della facoltà intellettiva superiore, in sintesi la Riflente e pone limiti all’umanità che viene a trovarsi in anamnesi…
Finché non si recupererà la Riflente, non si vivrà come esseri umani dà sfruttare appieno tutte le potenzialità intellettive!-
Dal libro: “La RIFLENTE SESTOSENSO 2009
-La vita di Baudelaire la conoscevo gia. Ma non trovo così eclatante la sua opera… poi è tutto relativo, se per te dice cose interessanti, se lo ritieni formativo nel tuo percorso… a me non basta più.
Non so se ti è chiaro, l’amore non è sempre un bene. La carità può risultare spiacevole. E satana può essere buono.-
Rispondo
Sinceramente dovresti capirlo… e senza che lo dica, ripeto, sono un Poeta all’opposto!
- Credi nella chiesa?-
Rispondo
Credo in Gesù uomo, quanto credo a Socrate…
Il Poeta nella sua sensibilità è il critico per antonomasia della società!
-poi un p.s.
Guarda che platone aveva anche una dottrina orale che reputava più importante di quella scritta, e di cui non ha lascaito niente proprio perchè credeva inutile riportarla scritta. Addirittura era considerata un culto.
Rispondo
Caro amico era il Maestro Socrate che insegnava oralmente e non poteva che essere riconosciuto il Maestro della Maieutica!
-A capo all’ingiù, ti ribalto
NO platone ha una sua teoria orale, lo so che anche socrate l’aveva, ma quella di platone, a quanto sembra, prendeva spunto da socrate ma era diversa, aveva lati più oscuri si potrebbe dire. Dovrebbe essere scritto su gli ultimi libri che sono usciti neanche troppo recentemente sull’argomento (se ne sa molto poco). Non era un misandestanding (si scrive così?).-
Rispondo
Platone si vendeva al potere…
Socrate, il Maestro Gesù, NO!
Gli ultimi libri fanno acqua in Riflente!
-Il non capire nasce dal non voler conoscere…. Beh… mettiamola così, se entrassi in comunicazione profonda con le cose, con qualsiasi cosa, probabilmente la troverei bella (si chiama estasi)… non importa essere Leopardi o baudelaire, basta un pezzo di asfalto sudicio per trovarci del bello e del significato…. tutto sta in ciò che puoi cogliore…. da leopardi ciò che posso cogliore sono contenuti più che normali, che mi sono serviti in passato, ma adesso non più.-
Rispondo
Il Poeta, critica se stesso per conoscersi, ripeto con altre parole per giudicare bisogna entrare nel momento storico che vissero i personaggi chiamati in causa, nel seguire il filo della problematica personale…
Amico, se leggo non usando la Riflente, t’assicuro che la penso come te…
Consiglio di rileggerti soprattutto la Poesia “La ginestra”, con attenzione…
Ritenendola l’apice della sua opera poetica!
-Vivo ancora come un uomo, non ho tempo per lasciarmi stuprare da qualunque cosa, pretendo che almeno quel qualcosa s’impegni per adescarmi. Serve tutto in momenti diversi. Al momento leopardi è un poeta tendenazialmente noioso… Non è difficile da capire. Per il tuo principio potrei sputare in terra e tu lo troveresti bello, e ricco di significato. Apriti al mio sputo, che viene assorbito dalla terra, cogline il senso, delle radici, della terra, il tuo amore supremo… fallo… crocifiggiti dato che ci sei…-
Rispondo:
ogni giorno ringrazio Internet che mi permette di scrivere e migliorarmi,
porta la mia croce di Poeta Naif con donazione nell’essere stato… il Poeta più crocifisso nei forum per la mia apparente arroganza…
Nel mio cammino ho sempre creduto in me, pagando di persona!
Non deludendo i pochi che m’apprezzavano e non lasciando i miei detrattori a bocca vuota regalando “Perle ai porci”, titolo del mio secondo libro 1974.
Spero d’averti accontentato!
-Allora, analizziamo insieme il riflente di leopardi nella ginestra…
facciamo assieme, e guidami tu, così non corro il pericolo di perdere il riflente… cosa vogliamo analizzare il suo stato psichico, la sua condizione sociale, il contesto storico?
Ma se poi una volta analizzato e compreso tutto la penso alla stesso modo?
Se invece di chiamarti il poeta e di parlare in terza persona cominciassi ad usare la prima, magari ti sentiresti più colpito, più ferito, tu allontani da te tutti quanti quando ti spacci per “il poeta” e filtri tutto quanto attraverso quella pseudomaschera, la tua pseudospocchia, i tuoi pseudosuperpoteri.-
Rispondo:
il Poeta naif è se stesso e non è Arlecchino…
-Per rispondere al poeta su socrate… se la vogliamo dire tutta tutta tutta… ci sono poche testimonianze della reale esistenza di socrate… in realtà non si sa nemmeno se sia stato veramente una figura fisica; ammesso che sia reale, platone si è venduto al potere… bah… un modo come un altro di vedere le cose, quando si trasferì a siracusa (e per poco lo linciavano) cercando di esportare il suo modello di democrazia… è quello ciò a cui ti riferisci?-
Rispondo
Anche su Gesù uomo ci sono poche testimonianze…
Platone, dovette lasciare Atene e rifugiarsi a Megara, poi girato il vento tornò ad Atene.
Fu invitato a Siracusa, ma anche imprigionato e riscattato ad Egina come schiavo da Anniceri di Cirene…
Il paradosso che scrisse il Critone, ma non ebbe la forza d’essere se stesso!
-LA GINESTRA
Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor né fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De’ tuoi steli abbellir l’erme contrade
Questi campi cosparsi
Di ceneri infeconde, e ricoperti
Dell’impietrata lava,
Che sotto i passi al peregrin risona;
Dove s’annida e si contorce al sole
La serpe, e dove al noto
Cavernoso covil torna il coniglio;
Fur liete ville e colti,
E biondeggiàr di spiche, e risonaro
Di muggito d’armenti;
Fur giardini e palagi,
Agli ozi de’ potenti
Gradito ospizio; e fur città famose
Che coi torrenti suoi l’altero monte
Dall’ignea bocca fulminando oppresse
Con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
Una ruina involve,
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola,-
col tuo AMOR di Ginestra!
Ripeto:
-Conosci te stesso!-
Grazie Seire…
Lorenzo Pontiggia
il Poeta naif (marylory)
lorenzo pontiggia // 5 Luglio, 2009 a 4:26 pm |
-Qual è la prima cosa da fare per iniziare ad usare la Riflente?-
Rispondo
Ciao AlexM…
La Riflente è il Dono della TRASCENDENZA MISTERO, dato all’Uomo nel segno dell’IMMANENZA, che sboccia dal Ventre di Madre Terra in Armonia col Tutto, perché nulla si disperda.
Responsabilità di usufruire dei beni in natura, ma che Caino (metafora) non vuol dividere con nessuno, e così comincia l’infelice vita dell’incontentabilità, infelicità, stress, paure, guerre e mai Pace…
Paradossalmente prima dei 10 Comandamenti di Mosè, il conoscere se stessi vuol dire aver la consapevolezza di essere parte del Tutto, quindi occorre eliminare il pensiero speculativo che non conviene a noi stessi!
-dovresti istituire dei corsi…come ci sono i corsi di yoga, di taglio e cucito, di scrittura creativa…ci dovrebbero essere anche quelli di Riflente-
Rispondo
Se attuassi corsi che tu proponi farei anch’io speculazione e nulla cambierebbe…
La Riflente essendo intuizione naturale può essere colta da tutti, basta volerlo…
Grazie…
Pontiggia Lorenzo
lorenzo pontiggia // 8 Luglio, 2009 a 7:54 am |
ESIODO: TEOGONIA
La Nascita degli Dei Esiodo (VIII-VII a. C.).
Nei poemi omerici si riporta il mondo divino, rispecchiando la cultura e la gerarchia del mondo umano che ancor oggi vive…
Esiodo, è il primo scrittore greco sulla cui vita si hanno notizie certe ed è fonte autorevole per quanto riguarda l’origine degli dei. Nell’Olimpo greco vivevano dei, semidei ed eroi. Il Padre riconosciuto, era Zeus (Giove).
Esiodo nell’essere pastore per sventura, alle pendici del monte Elicona, alla cui vetta risiede l’Olimpo, usando la Riflente (Riflessione-mente), dà il là alla Teogonia, alla creazione degli Dei e alle nove Muse, tramandandoci la nascita di Mnemosine, Dea della memoria, figlia di Cielo e Terra e Zeus che giacque per nove notti = nove Muse!
Le Muse, dee delle Arti e delle Scienze, figlie della Memoria, sono voce dell’istruzione e dell’autorità, e allietano il vivere:
Clio – Colei che dà celebrità!-
Euterpe – Dea della musica!-
Talia – Dea della Commedia e della Satira!-
Melpomene – Cantante e regina della Tragedia!-
Tersicore – Colei che ammalia con la danza al suono della lira!-
Erato – Dea dei desideri, Mimica, Poesia Mèlica = erotismo lirico nel canto!-
Polinnia – Canto corale di inni lirici!-
Urania – Dea della volta celeste, Astronomia e Matematica!-
Calliope – Dea dalla bella voce, Comunicazione, Verità, Etica e Poesia Epica!
Esiodo persiste sulla loro presenza essenziale per la cultura orale, per insegnare canti e raccontare miti…
Il poeta non pensa d’essere autore creativo, ma esecutore di ciò che riceve in Riflente (Riflessione-mente)!
L’Arte delle Muse è prestazioni di buon livello o performance con sane ambizioni, e desiderio al progresso Sociale (Poesia) come nella Teogonia, storia o mytos.
In Esiodo la funzione del poeta non è soltanto culturale, ma politica!
La più illustre Musa è Calliope, dea della comunicazione, possiede una bella voce e vive a stretto contatto con le autorità politiche, sa presentare leggi, sentenze, discorsi significativi autorevoli, e perorare cause Etiche con saggezza di Verità d’essere ricordate…
La Poesia è il filo della Storia in Riflente con le Muse che fan dolce il vivere…
La bellezza dell’ambiente, il canto delle fronde, la frescura del dolce torrente Ippocrene donano al Poeta l’estro del comporre, guidato dalle Esperidi (Muse) in meravigliose soavi melodie, e danze spazianti nella bruma in voci d’oro per celebrare l’elegia di Zeus e Era…
Dal connubio nasce Atena, patrona di artisti e artigiani (I cittadini dell’Attica chiamarono la loro Città, ATENE).
Artemide, Dea della caccia, dei boschi, della fertilità per l’aiuto alla madre al parto di Apollo…
Apollo dio delle arti, medicina, musica e profezia…
Poseidone, dio della terra e del mare (Nettuno).
Temi o Themis, generò le stagioni (chiamate Ore)… e madre di Prometeo.
Afrodite (Venere), dea dell’amore, della bellezza, sessualità, lussuria e dei giardini.
Aurora, Gaia, Oceano, Sole, Luna ecc. sempre immortali…
Nell’Olimpo c’è la bella dimora di Grazia e Desiderio, durante le feste cantano
i nomous e i saggi ethea degli immortali, e tutt’attorno risuona la terra ricca in inni di vita al padre Zeus regnante in cielo, signore del tuono fiammeggiante che vinse il padre Chronos e divise ogni cosa fra gli immortali…
Calliope vive tra i re nutriti da Zeus, e la gente guarda alla giustizia (themistas) che venga amministrata in presenza della Dea…
Gli aedi, cantori con cetra, sono amati dalle Muse perché san far scorrere miele dalle bocche portando reverenza, AMORE, da far scordar dolori e lutti…
A Esiodo, mentre pasceva gli armenti sotto il divino Elicona, si presentarono le Esperidi con uno scettro d’alloro fiorito, perché cantasse di esse, dei beati e dei viventi…
Siam figlie dell’Amore
danziam cantiam
al melo d’oro…
Il sornione, l’arrotolato
con le cento facce
a guardia sta…
Arrivano gli Argonauti,
nello scompiglio,
il serpe se ne va…
Le Grazie
in girotondo
salvano la mela…
Esiodo da buon pastore alle insigni azioni del Padre Zeus fa declamar le Muse, esse divinamente cantano le gesta, d’accalorare la cima dell’Olimpo nevoso, dimora degli immortali.
Ride la casa del padre ricordando la venerata stirpe che Gaia e Urano generarono…
Le Muse, danzano, amano i citaristi cantori che danno sollievo e gloria agli uomini e ai beati signori dell’Olimpo, nel far scordar lutti e dolori e AMAR la vita… Terminano con l’inno all’egida di Zeus e del figlio Apollo…
Grazie alla ricerca di Verità di Esiodo, Socrate e Gesù, la cultura occidentale possiede il germe dell’AMORE!
Pontiggia Lorenzo
il Poeta marylory
lorenzo pontiggia // 23 Settembre, 2009 a 6:24 pm |
LA FINE DI GERUSALEMME di Lion Feuchtwanger
(Critico teatrale e collaboratore di Brecht, pseudonimo di J.L. Wetcheek (Monaco 1884 – Los Angeles 1958).
Libro scritto nel 1932, primo di una trilogia di romanzi sullo scrittore storico latino Flavio Giuseppe. I suoi libri furono oggetto dei roghi del 1933. Lion, considerava tutti gli uomini: .
Usando la Riflente (Riflessione-mente) ci fa scoprire nuovi aspetti della storia d’ieri (scritta ad uso non solo dei vincitori) da dirgli grazie…
Con l’espandersi di Roma, la zona del centro diventò irrespirabile per l’imperatore Nerone e i grandi signori, per riportarla in auge delimitò un perimetro e diede fuoco…
Alla inaugurazione della Domus Aurea, Nerone era soddisfatto, disse: .
– disse Giuseppe… L’imperatrice replicò: battendo le mani. …-
L’imperatore volle estendere i confini dell’impero fino all’Indo, nel lontano Oriente, che Roma andava sognando da un secolo. Per il ministro Filippo Talassio la Giudea era un grosso problema, essendo un popolo fanatico, superstizioso e superbo fino alla follia… Il loro Dio non andava d’accordo con gli altri dei. La spedizione non avrebbe avuto successo finché Gerusalemme non fosse capitolata. Alla Giudea conveniva adattarsi alla politica mondiale: Dio era in Italia, il mondo era romano.
- Giuseppe:
Giusto:
Replica Giuseppe: …-
- …”I Legalitari”, per lo più aristocratici… temevano che una guerra con Roma andasse a loro danno… Il partito dei dottori del Tempio esortavano a guardarsi dall’usare la violenza fin tanto che i Romani non avessero intaccato la Legge: i 613 comandamenti di Mosè.-
- Vespasiano domandò a Giuseppe:
Replicò Vespasiano: e chiese: …
-
- Alcuni vedendo Giuseppe così sparuto, dicevano tra sé:
… Giuseppe sorrise dall’alto delle sue convinzioni: -
- Roma aveva digerito la sapienza e il pensiero dei greci. Ora era colta per inghiottire la sapienza e il pensiero dei giudei. Lo diceva il giovane Generale Tito, la virilità fatta persona, la virtù che aveva fatto degli abitanti sui Colli del Tevere i padroni del Lazio, dell’Italia, del mondo.-
- Sull’alto della Via Appia, dove sorgeva la tomba di Cecilia Metella, il carrettiere fece la solita sosta e Flavio Giuseppe contemplò il panorama della città che si apriva davanti a lui…-
Libro interessante e consigliabile che qualsiasi potere vorrebbe bruciare, perché usando la Riflente ci si libera da tabù e dogmi…
Pontiggia Lorenzo
il Poeta marylory
lorenzo pontiggia // 8 Novembre, 2009 a 11:16 am |
IL MONDO NUOVO di ALDOUS HUXLEY.
Il MISTERO ha dato all’uomo nell’immanenza del Creato la Riflente o Sesto Senso, con la quale esso può raggiungere qualsiasi traguardo d’immanenza utopica.
Romanzo di fantascienza dove il buonsenso si è perso per strada e i cittadini del Mondo Nuovo sono sottoposti a condizionamenti senza nessuna nozione della storia passata, da credere che il loro tempo sia il migliore dei mondi possibili, e che parlare di “madre” e “padre” è proibito, e i libri son materia “sovversiva” anch’essi proibiti…
- “Ma caro il mio ragazzo!” Il Direttore si voltò rapidamente verso di lui. “Non vedete? Non vedete?” Alzò la mano: la sua espressione era solenne. “Il Processo Bokanovsky è uno dei maggiori strumenti della stabilità sociale!”-
L’eugenetica serve per forgiare una nuova società da sfruttare a basso costo a vantaggio della casta…
- Siamo nell’anno 2540 D.C. Il motto: Comunità, Stabilità, Identità. Unico Stato.
Il Pianeta, governato da dieci Governatori Mondiali.
Instaurando il modello Ford (il Dio nel segno della T) basato sul principio dell’eugenetica, s’annulla la personalità, ottenendo mano d’opera a bassissimo costo con la riproduzione umana extrauterina in serie dove ognuno appartiene a tutti…-
- Gli esseri umani son divisi in caste, tramite un ritardo controllato dello sviluppo degli embrioni, avvelenati per via chimica o per privazione dell’ossigeno, in modo da influenzarne il futuro sviluppo fisico e intellettivo. Le tre caste inferiori sono prodotti per clonazione.
La casta alfa, individui destinati al comando, i beta agli incarichi amministrativi, ma senza le responsabilità del comando. Le tre caste inferiori sono le gamma, delta e epsilon in grado decrescente di intelligenza… Il condizionamento psico-fisico inizia sin dal concepimento. Ogni individuo viene indottrinato ad amare la propria collocazione sociale. Come “rimedio” per ogni eventuale infelicità, agli individui viene fornito un medicinale chiamato soma, una droga euforizzante e antidepressiva per garantirsi il controllo della popolazione.
Sotto molti aspetti la società del Mondo Nuovo può essere considerata utopica e ideale: l’umanità è finalmente libera da preoccupazioni, sana, tecnologicamente avanzata, priva di povertà e guerra, permanentemente felice.-
- disse il Direttore: e gli studenti, annotarono: cominciare dal principio. e mostro le file di provette numerate. … Far crescere novantasei esseri umani dove prima ne cresceva uno solo. Ecco il progresso… Aggiunse il Direttore sentenziozamente.
Per la condizionatura ci vogliono parole, ma parole senza ragionamento, tipo: , avevano sentito ripetere queste parole centocinquanta volte ogni notte per dodici anni.-
- Il Selvaggio: Bernardo ne provò invidia.
disse il Selvaggio voltandosi verso la schiera di gemelli .
Facile raccogliere da questo libro la realtà attuale… La dinamica scienza-potere paradossalmente è la stessa!…
Pontiggia Lorenzo
il Poeta marylory
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Originalmente inviato da annavargiu
Ho letto e studiato questo libro e chiedo se in 1984 si può intravedere una via di ribellione, chi ci salverà dal Mondo Nuovo?
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Grazie della domanda…
Nella presentazione critica costruttiva di Ivana Raccis sul mio ultimo libro: “La Riflente – Sesto Senso ” è insita la risposta…
- Il poeta Lorenzo Pontiggia, infaticabile nella sua produzione poetica, non tralascia in questa nuova opera, La Riflente, di toccare i temi più vari (filosofia, politica, costume, sentimenti), nel suo modo anticonformista, semplice e nel contempo profondo, in una dimensione di poesia come occasione di espressione della propria identità, con atteggiamenti di ammonimento e persuasione a restaurare un’armonica convivenza come Sfera Sociale, dove tutti abbiano pari dignità.
Con la semplicità del linguaggio del poeta naif, lontano da ogni forma di intellettualismo, con l’immediatezza delle immagini legate alla quotidianità, leva accenti di condanna delle ingiustizie della società contemporanea, caratterizzata dal conformismo e dalla speculazione, proponendo come possibile riscatto dal malessere e dall’inaridimento dei valori un ideale di autenticità, di equilibrio interiore, proponendo, inoltre, come ultimo approdo, la riscoperta della RIFLENTE (riflessione-mente), neologismo che sintetizza il pensiero filosofico dell’autore che non si affida a rigorosi ragionamenti intellettualistici, bensì alla naturale capacità dell’uomo di riflettere con saggezza sulla sua essenza, non disgiunta dal TUTTO e tesa alla realizzazione dell’Armonia del creato.
Il motivo ispiratore della poesia in quest’opera è, dunque, il problema della ricerca della RIFLENTE o Sesto Senso, legata alla responsabilità individuale, alla nostra libertà di scelta tra BENE e MALE, alla possibilità di lasciare una nostra impronta positiva perché UTOPIA è IMMANENZA realizzabile… –
Ivana Raccis
Aggiungo che occorrerebbe introdurre i Test attitudinali che non siano lavaggi di cervello.
Ciao…
Lorenzo