Il concetto di Alienazione è strettamente legato al concetto di lavoro in Marx.

Ma partiamo un pò più da lontano. Marx desume il concetto di alienazione dal suo maestro Hegel. In Hegel l’alienazione (il concetto è presente nelle ultime pagine della Fenomenologia dello Spirito) è il procedimento che permette all’Autocoscienza di porre se stessa come oggetto. In questa maniera l’Autocoscienza si aliena da sè stessa per poi poter infine ritornare in se stessa.
Nell’analisi socio-economica dell’uomo di Marx soggetto dell’alienazione non è un concetto astratto e fittizio, secondo Marx, come l’autocoscienza hegeliana, bensì l’uomo nella sua condizione storico reale. L’uomo è il soggetto dell’alienazione nella sua vita quotidiana. Essendo il lavoro l’unica manifestazione della libertà umana (vedi Marx:Il Concetto di Lavoro) l’alienazione si manifesta nell’attività lavorativa.
Secondo Marx nella società capitalista “Non è l’operaio che adopera i mezzi di produzione ma sono i mezzi di produzione che adoperano l’operaio; invece di venire da lui consumati come elementi materiali della sua attività produttiva, essi consumano lui come fermento del loro processo vitale; e il processo vitale del capitale consiste solo nel movimento di valore che valorizza se stesso.” (da “Il Capitale” 1867). Ovvero la proprietà privata aliena l’uomo da sé in quanto il fine del processo lavorativo non è più l’uomo ma il capitale; nella società capitalista l’uomo è passato dall’essere il fine all’essere il mezzo.
L’alienazione estrania l’uomo da se stesso allontanandolo dalla natura e dai rapporti con gli altri uomini. La società capitalista “separa dall’uomo il suo essere oggettivo quasi fosse un essere soltanto esteriore o materiale; e così non assume il contenuto dell’uomo come la vera realtà di esso.” (da “Critica della Filosofia hegeliana del Diritto” 1843).
L’alienazione è quindi una condizione storica dell’uomo nella società capitalista. Al contrario, nel comunismo la soppressione della proprietà privata eliminerà il carattere alienante del lavoro consentendo all’uomo di appropriarsi della sue essenza, superando il conflitto tra esistenza ed essenza, tra libertà e necessità.
Marx identifica anche un’alienazione religiosa. L’alienazione religiosa porta a vedere l’essenza umana come universale ed astratta, ovvero libera da ogni rapporto con l’oggetto stesso. L’alienazione religiosa porta a parlare dell’essenza dell’uomo rifiutandosi di prendere in oggetto l’essenza dell’uomo nei rapporti oggettivi che lo costituiscono.
L’alienazione religiosa non è solo tipica delle religioni, ma anche di tutte le filosofie idealistiche, come ad esempio la filosofia di Hegel. Risultato dell’alienazione religiosa è un mondo rovesciato in cui al posto dell’uomo reale vi è l’immagine ideale dell’essenza dell’uomo.
“La religione è la teoria generale di questo mondo rovesciato, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d’honnuer spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il fondamento universale della consolazione e della giustificazione di esso.” E’ in questa chiave che Marx definisce la religione come l’oppio dei popoli.
L’alienazione religiosa porta anche un alienazione nello stato politico dove l’uomo “conduce una doppia vita, una vita in cielo e una in terra, la vita nella comunità politica nella quale egli si considera natura sociale e la vita nella società civile nella quale egli agisce da uomo privato, considera gli altri uomini come mezzi, degrada se stesso fino a ridursi in strumento e diventa il trastullo di forze a lui estranee.” (da La Questione ebraica).
Dello stesso stampo è la critica che Marx porta ad Hegel. Hegel parlando dell’alienazione dell’autocoscienza parla di un’alienazione nell’alienazione. Ma è merito di Hegel l’aver concepito l’uomo come il risultato del proprio lavoro.
Per una visione più generale di tutta la speculazione di Marx “Briciole di Filosofia” vi invita di nuovo a leggere “Che ne è di Marx? Parte seconda”.
19 risposte finora ↓
francesca01 // 17 Novembre, 2007 a 4:30 pm |
sembra interessantissimo, ma non posso fermarmi. E’ un post che richiede tempo e concentrazione…tornerò. buona domenica
Ulisse // 18 Novembre, 2007 a 5:21 pm |
la proprietà privata aliena l’uomo da sé in quanto il fine del processo lavorativo non è più l’uomo ma il capitale; nella società capitalista l’uomo è passato dall’essere il fine all’essere il mezzo.
Sono d’accordo con te, ma io credo che sia l’uomo stesso che vuole questa situazione.
Ti faccio un esempio: Tu sei un lavoratore di un’azienda che è una società per azioni ad esempio.
Ti fanno 2 tipi di offerte:
1. di essere pagato con uno stipendio fisso + 100 azioni della società (in questa maniera i lavoratori non dico che diventano proprietari dell’azienda, ma cominciano a spartirsi gli utili che fà l’azienda e quindi in un certo senso diventano comproprietari del capitale anche se in percentuali piccole). Ora il tuo stipendio se l’azienda fa utili aumenta se va in perdita diminuisce perchè le azioni scendono (è tutto molto semplificato, ma cerca di capire il concetto).
2. Ti diamo 150 euro in più al mese fisse.
Quale accetti?
Ora se sei uno sveglio dovresti metterti a fare indagini, cercare andamenti storici, prendere i bilanci della società e portarli ad un consulente…. ma siccome l’uomo medio vuole stare a casa a vedere l’italia o il grande fratello sceglierà sicuramente la seconda offerta
Morale: quello che dici tu è giusto, ma tra essere alienato ed essere super coinvolto nell’attività aziendale con spreco di tempo e assumendosi rischi, l’uomo sceglie l’alienazione.
fiak // 18 Novembre, 2007 a 7:54 pm |
@ulisse
In questo post non ho espresso una mia teoria ma mi sono semplicemente limitato a spiegare una teoria di Marx, quindi tutt’al più tu potresti essere d’accordo con lui non con me…
Il tuo esempio è sbagliato per due motivi:
1) L’analisi di Marx è un’analisi della società dell’800, non credo che in quella società esistessero le Spa o le stock options.
2)La tua tesi è basata su due ipotesi non dimostrabili e se dimostrabili non generalizzabili. La tua tesi, in gergo tecnico, è una tautologia.
fiak // 18 Novembre, 2007 a 11:34 pm |
Ormai sono talmente affezionato alle discussioni con i lettori che mi vado a cercare le risposte un pò dappertutto. Questo è l’esempio più chiaro: Ulisse mi ha scritto sul suo blog (http://liberamente.wordpress.com):
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@ fiak non ti riesco a rispondere sul tuo, mi da problemi al server. fai copia e incolla.
Ma caro fiak io ti avevo identificato in marx ahaha.
Cmq ho volutamente attualizzato la sittuazione, per sottolineare che l’uomo non guarda l’alienazione, ma i soldi. Se dai a un operaio 15000 euro al mese per fare tutti i giorni la stessa cosa, senza avere il possesso dei materiali, vedi com’è contento. Prova a fare sta proposta a tutti, se il 90% ti risponde come io penso, anche se è tautologia non dimostrabile, in termini statistici è una quasi certezza ahaha
ps. quanto vorrei che ci fosse il mondo prospettato da marx…
ciao fiak
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Rispondo:
@ulisse
Se la metti così proprio non posso risponderti.
ps Io invece non so se mi piacerebbe il mondo prospettato da marx!
mimhe // 19 Novembre, 2007 a 3:11 pm |
Il Barone Del Male sta sbarcando su wordpress….
http://baronedelmale.wordpress.com/
gianlucaot // 8 Dicembre, 2007 a 9:52 pm |
Scusate l’intromissione.
Vorrei rispondere a “Ulisse”, e spero di non risultare fastidioso. E’ evidente che quel che non hai capito è che l’alienazione esiste proprio nel momento in cui non esiste la possibilità di una scelta. E’ ovvio che se si potesse si sceglierebbe la soluzione più comoda ma, nel caso di Marx (la sua epoca) e non meno nel nostro tempo, la possibilità di scegliere è esclusiva per pochi.Mi spiego meglio.
Caso 1. Se possiedi una laurea e provieni da una famiglia benestante (ossia genitori professionisti) conosciuta nell’ambito sociale nel malaugurato caso che tu abbia difficoltà a inserirti potrai sempre confidare nell’aiuto di qualcuno che abbia “influenze”, a questo punto se per merito delle tue capacità riuscirai a raggiungere livelli professionali che ti garbano potrai “decidere” o meno di “alienare” la tua persona con il lavoro;
Caso 2. Se viceversa nasci in una famiglia povera che non può permettersi di farti studiare nè tantomeno di assicurarti un futuro racimolando un gruzzolo di denari sarai costretto da subito non solo a lavorare ma, soprattutto, a lavorare alle condizioni che deciderà per te il padrone dell’azienda di turno e in questo caso non avrai scelta, la tua persona subirà un processo di alienazione.
Con l’occasione ringrazio “fiak” per la visita sul mio blog e soprattutto per il commento e dopo aver scoperto il tuo “Briciole” mi sa che ne diventerò assiduo frequentatore (intanto, se permetti, ti metto tra i preferiti…)
Ciao a tutti, Gianluca.
fiak // 8 Dicembre, 2007 a 11:10 pm |
@Gianlucaot
1 Grazie per il supporto… Il tuo avatar qui non ha il link per il tuo blog, perchè non lo inserisci?
2 Riguardo alla critica che fai ad Ulisse credo che la tua tesi sia un pò troppo specifica e troppo poco “alienante”. Insomma non credo che questo sia l’esempio che Marx farebbe ad un suo eventuale lettore, però ho colto il significato e spero che sia Ulisse stesso a risponderti…
Ulisse // 9 Dicembre, 2007 a 2:56 pm |
Scusate il ritardo. Io sono in parte d’accordo con quello che dice gianlucaot sulla possibilità di una scelta che non sempre esiste perchè non partiamo tutti dallo stesso punto di partenza.
Credo anche però che molti l’alienazione LA VOGLIONO. Perchè fare sempre le stesse cose significa non dover imparare più niente (imparare rikiede sforzo che riduce il tempo in cui puoi guardare il grande fratello), riduce i rischi, perkè un operaio (mettiamo a tempo indeterminato) il suo stipendio alla fine ce l’ha sempre e sta tranquillo, mentre il proprietario di un’azienda ogni notte deve pensare a come và il dollaro ai concorrenti cinesi…
Naturalmente ho semplificato (e non dimostro è solo una mia opinione), ma il senso è che l’alienazione credo possa esser di 2 tipi: costretta e scelta quindi non è un male in sè, è un male nel primo caso.
ciao
gianlucaot // 11 Dicembre, 2007 a 8:27 am |
@fiak
1. ……..perchè non so come fare….
@ulisse
Non sono d’accordo. Non riesco a capire perchè quando si parla di imprenditori si valuta il cosiddetto “rischio d’impresa” e quando si parla del dipendente no, a me sembra che il “rischio d’impresa” del lavoratore sia da rivalutare un po’ di più dato che si parla della sua vita e non dei suoi denari investiti.
Ulisse // 11 Dicembre, 2007 a 5:50 pm |
@ gianlucaot: semplicemente perchè il dipendente non è sottoposto al rischio d’impresa. Un’operaio della fiat prende sempre uguale sia se la fiat vende, sia se la fiat non vende. Per chi ha investito i soldi non funziona così. Semmai si può parlare di rischio di licenziamento. Ma in questo caso (se tutto è regolare) il problema non è nel rapporto imprenditore dipendente, ma nel rapporto cittadino-stato-ammortizzatori sociali-riqualificazione-istruzione ecc…
Esempio: l’imprenditore in un mometo come questo di forte concorrenza estera e sviluppo tecnologico DEVE poter licenziare manodopera inefficiente.
Se licenzia 10 persone può continuare a produrre. Se non può licenziare nessuno è costretto a chiudere e perdono il posto 100 persone. Insomma bisogna guardare sempre uno scenario più ampio del singolo lavoratore. E’ triste? forse, ma SECONDO ME è così
ciau
fiak // 12 Dicembre, 2007 a 8:04 pm |
@gianlucaot e ulisse
Secondo me fate degli esempi troppo specifici e troppo contemporanei per poterli misurare con il pensiero di marx. Marx non andava certo a considerare il rischio d’impresa, l’impiegato che fornisce cattiva manodopera etc etc….
@ulisse
Attento a non confondere la flessibilità con il precariato… L’imprenditore non assume a caso 10 persone che lavorano male.
Ulisse // 13 Dicembre, 2007 a 11:48 am |
ç fiak : lo so che marx non prendeva in considerzione il rischio di impresa. Ma anche questa è una variabile e bisogna considerarla. Io credo che non sia il lavoro precario, sia il resto della vita ad avere spese tropo fisse. Se ci pensi nessuno ti costringe a sposarti farti un mutuo e fare figli. Se lo fai vai in contro alle tue responsabilità e t’attacchi. Se lo fai in Italia che non ha un sistema ke può tutelarti perkè fortemente inefficiente t’attacchi ancora di più. Insomma o vai all’estero o adegui la tua vita al precariato. TRiste? forse, ma secondo me è così.
ciao
fiak // 14 Dicembre, 2007 a 2:03 am |
@ulisse
Risponderti diventa sempre più difficile, non per la validità delle tue obiezioni, ma perché continui ad uscire fuori tema.
Questo post non è un post di difesa dei diritti dei lavoratori, purtroppo, esattamente come non è un manifesto del comunismo. Nonostante questo, non ho capito bene come, siamo arrivati a discutere di economia oggi etc etc
Tu mi dici che nessuno mi costringe a sposarmi e ad avere dei figli, se lo faccio vado incontro alle mie responsabilità e mi attacco… Il problema non è di chi sono le responsabilità etc. etc. Il problema è che io che cazzo posso fare nella mia vita se non posso avere dei figli, cioè, una persona non lavora per sopravvivere e per pagare le tasse, ma lavora per costruirsi qualcosa, sia esso un impero economico, una Bmw o una famiglia. Quando il sistema non permette all’individuo medio di riuscire a costruire il suo sogno medio (famiglia) il sistema non va bene, e quindi deve essere cambiato.
Tu parli di rischio d’impresa per giustificare il precariato, in Italia sfioriamo le 1000 morti l’anno sul lavoro, grazie anche al precariato!
Ulisse // 14 Dicembre, 2007 a 2:12 am |
@ è vero sono uscito fuori tema, ma rispondendo a ki è uscito fuori tema con me ahaha
scusa
lealidellafarfalla // 15 Dicembre, 2007 a 9:32 am |
@fiack
quoto la tua risposta. Aggiungerei che un sistema che nega certe possibilità agli individui rischia di incamminarsi pericolosamente verso il collasso.
fiak // 15 Dicembre, 2007 a 3:41 pm |
@lealidellafarfalla
Giustissimo
Cristiano // 12 Maggio, 2008 a 8:23 pm |
ciao ragazzi…sono in procinto di iniziare la mia tesina sull’alienazione e così ho fatto un salto qui per curiosità!ho scelto quest’argomento perchè credo che marx sia uno dei più grandi della storia,mi ha colpito tantissimo per quello che ha detto..però avrei bisogno di qualche informazione in più!pensate di potermi aiutare?Grazie mille…
iri // 6 Giugno, 2008 a 9:46 am |
io dovrei portare il lavoro e l’alienzione agli esami di stato..tuttavia io penso che il mondo proiettato da marx nn sia bello
antoella // 17 Novembre, 2008 a 7:20 pm |
cercavo qualcosa di più conciso,che mi aiutasse ad espletare semplicemente il pensiero del marx… poco efficiente