Il concetto di lavoro e quello dell’alienazione della società contemporanea sono due capisaldi della filosofia di Marcuse.

Herbert Marcuse (1898 – 1979) è già stato trattato da “Briciole di Filosofia” nel post
Marcuse e la Revisione della Rivoluzione. Per capire come il nostro filosofo arrivi a sentire la necessità di una rivoluzione che vada contro il sistema capitalistico/consumista è necessario comprendere il concetto di lavoro del filosofo.
Nel saggio “Sui Fondamenti filosofici del Concetto di Lavoro nella Scienza economica” (1933) Marcuse analizza il concetto di lavoro rifacendosi alla trattazione di Hegel.
Nell’analisi classica dell’economia il lavoro è visto solo come un’attività svolta per soddisfare determinati bisogni materiali. Marcuse contesta questa definizione perché per lui il lavoro non è un’attività determinata bensì è “la prassi specifica dell’esistenza umana nel mondo”. Il lavoro è il fare per mezzo del quale “l’uomo diventa diventa per sé ciò che egli è”, ovvero attraverso il lavoro l’uomo acquista la forma del suo esser-ci e fa del mondo il suo mondo. Dunque il lavoro ha una finalità esistenziale, è in questione “il poter-accadere dell’esistenza umana nella pienezza delle sue possibilità” infatti “tutti i singoli fabbisogni hanno il loro fondamento ultimo in questo bisogno originario e permanente che l’esistenza ha di se stessa”.
Il fare lavorativo è composto da tre elementi: la durata, la permanenza e il suo carattere essenziale di peso:
- Per durata s’intende che il compito posto all’esistenza umana non può mai essere assolto in un singolo processo lavorativo o in vari processi singoli, ma solo in un perdurare essere-al-lavoro ed essere-nel-lavoro.
- Il carattere di permanenza significa che dal lavoro “deve venir fuori qualcosa che, per il suo senso o la sua funzione, sia più duraturo del singolo atto lavorativo e faccia parte di un accadere universale”.
- Per peso del lavoro s’intende tutti gli aggravi dovuti ad una specifica organizzazione sociale.
Caratteristica base del lavoro è la sua priorità sul gioco. Mentre nel gioco l’uomo fa degli oggetti quello che più gli pare sperimentando su di essi la propria libertà, nel lavoro, invece, l’uomo è sottomesso alle regole degli oggetti su cui si esercita: “Nel lavoro l’uomo viene continuamente allontanato dal suo essere-se-stesso e indirizzato a qualcosa d’altro e per altri.”
Per Marx solo il lavoro salariato, in quanto tale, è alienante (vedi i post Marx:Il Concetto di Lavoro e Marx:L’Alienazione). Secondo Marcuse ogni tipologia di lavoro nella società capitalista è alienante. Secondo Marx non è alienante ogni tipologia di lavoro, ma solo il lavoro nella società capitalista. Per Marcuse “l’uomo può giungere al suo proprio essere solo passando attraverso l’altro da se stesso, egli può conquistare se stesso solo attraverso l’alienazione e l’estraniazione.” E ancora: “Nell’insieme dell’esistenza umana il lavoro è necessario e viene sempre prima del gioco: il lavoro è il risultato, il fondamento e il principio del gioco, poiché quest’ultimo è proprio uno staccarsi dal lavoro ed un rimettersi in forze per il lavoro.”
In seguito Marcuse distingue due tipologie di lavoro, uno coatto e uno libero. Il lavoro coatto è diretto a procurare lo stretto necessario all’esistenza; il lavoro libero è invece al di là della riproduzione materiale dell’esistenza. Nella società contemporanea ogni tipologia di lavoro è della forma coatta, infatti: “Il lavoro, che per senso ed essenza sta in relazione con l’accadere della totalità dell’esistenza, cioè con la prassi nella sua (dell’esistenza) duplice dimensione (necessità e libertà), si sposta e si cristallizza nella situazione economica, nella dimensione della produzione e riproduzione del necessario…”
Da questa negatività del lavoro nella società contemporanea deriva la necessità del compito storico che si pone all’uomo: quello di liberare il lavoro dall’estraneazione attraverso la rivoluzione… Marcuse e la Revisione della Rivoluzione .
16 risposte finora ↓
Ulisse // 23 Novembre, 2007 a 2:07 am |
Lavorare è vendere se stessi a un prezzo. Quindi il lavoro (comunemente inteso) è ciò che ci trasforma da essere umano a merce. Non lo so ste sta frase la frego a qualcuno, ma è quello che penso io. E sono pure cominciati i saldi…
chiarac // 23 Novembre, 2007 a 10:27 am |
uhmm… secondo me qui marcuse esegue un giochetto tipico dei filosofi (e che a me piace poco). ovvero prende un concetto comune (ad esempio, che so… il concetto di “lavoro”
), di cui tutti abbiamo un’idea chiara e che associamo a una serie di altre idee, e gli dà una definizione diversa, controintuitiva, che ci stupisce. dopodichè ci lavora su, finchè della nostra idea originaria di quel concetto non resta più nulla.
Insomma, se il lavoro non è per sua essenza ciò che facciamo per vivere (ma questa è solo una sua “degenerazione”), allora il lavoro che dice marcuse non ha niente a che vedere con quello che diciamo noi. E’ un’altra cosa.
E a noi sembra però che il filosofo abbia detto qualcosa di estremamente profondo, e che ci riguarda da vicino, perchè ha usato una parola che di solito indica una cosa che ci riguarda da vicino. Ma di fatto l’ha usata per indicare tutt’altra cosa.
Dona // 23 Novembre, 2007 a 12:32 pm |
il mio concetto di lavoro e’ nella realizzazione di se stessi qualsiasi sia il lavoro che porti a questo. Nel mio lavoro, perche’ porti beneficio agli altri e a me stessa ci devo mettere impegno, serieta’ e dedizione. E’ una parte della mia vita e del mio essere. Per scelta personale, per aver la possibilita’ di stare vicino ai miei figli, per aiutarli a crescere con alcuni valori che io e mio marito riteniamo fondamentali, economicamente facendo alcuni sacrifici, ho deciso di lavorare a part-time finche’ sara’ necessario. Questa scelta, seppur la ritenga la migliore, non e’ stata facile perche’ a me manca il mio lavoro o meglio la possibilita’ di lavorare ad orario pieno dando il massimo di me stessa e ricavandone la meritata soddisfazione.
un saluto
Dona
fiak // 23 Novembre, 2007 a 4:16 pm |
@ulisse
Alla fine il concetto di lavoro di Marcuse non è molto distante da quello di Marx e dalle lunghe discussioni che abbiamo avuto in merito.
Per lavoro non si intendono solo le 8 ore al giorno che stai in azienda o dove vuoi tu, ma il lavoro, in filosofia, è l’azione dell’uomo sulla natura che ha come fine la soddisfazione dei propri bisogni.
Visto che nel lavoro troviamo il mezzo per soddisfare i nostri bisogni il lavoro diventa così l’azione che caratterizza di più la nostra esistenza!
@chiarac
Il concetto di lavoro è stato ripercorso da molti filosofi ed è quindi argomento “tradizionale” della filosofia contemporanea.
Secondo Marcuse il lavoro è “la prassi specifica dell’esistenza umana nel mondo”, ovvero non è solo ciò che facciamo per vivere ma è tutta la nostra esistenza, o meglio è l’atto che imprime forma alla nostra esistenza…
Riguardo la tua ultima obiezione sinceramente non so che dirti, alla fine la filosofia, per definizione, non fa parte della nostra vita quotidiana.
@dona
Brava, ci sei andata molto vicina, il lavoro, con quel aspetto che tu chiami realizzazione, è un aspetto recondito del lavoro e porta il significato dell’atto lavorativo al di fuori delle ore lavorative e lo fa entrare di prepotenza nella nostra esistenza!
md // 23 Novembre, 2007 a 8:48 pm |
@chiarac: è vero che spesso i filosofi fanno dei “giochetti” con concetti e categorie comuni (l’origine di questa pratica si può forse far risalire agli inizi della filosofia greca, quando i filosofi affermavano: da una parte c’è la verità, dall’altra la doxa, l’opinione, il senso comune); però è anche vero che nel linguaggio, nell’opinione e nel senso comune noi (filosofi e non) utilizziamo termini e concetti che ci sembrano pacifici e che invece sono densi di stratificazioni, significati, storia, talvolta persino di contraddizioni.
Un esempio: tutti intuitivamente sappiamo che cos’è un “oggetto”, eppure è uno dei concetti più complessi da definire.
Sul lavoro: che differenza c’è tra lavoro e attività (ammesso che ci sia). E il lavoro dell’artista? quello dello scienziato? lavoro manuale e lavoro intellettuale? che cosa si intende per lavoro immateriale? con la trasformazione in corso (penso specialmente alla rivoluzione informatica) i confini tra lavoro e tempo libero si sono modificati,con tendenze alla sovrapposizione, ecc. ecc. Dunque il concetto di lavoro non è così semplice e intuitivo come sembra. Ma mi fermo qui, ho già scritto troppo.
lealidellafarfalla // 24 Novembre, 2007 a 3:03 am |
L’ultima parte sulla distinzione tra lavoro coatto e lavoro libero mia ha fatto venire alla mente il saggio di Bertand Russel: “L’elogio dell’ozio”, se oziassimo tutti un po’ di più lavoreremmo tutti meglio, nel senso che il nostro tempo “libero” sarebbe speso in attività in cui doniamo una paritcolare cura che non ci è richiesta da nessuno.
cloruro // 24 Novembre, 2007 a 10:53 am |
chi non lavora non fa all’amore , cantava Celentano
fiak // 24 Novembre, 2007 a 3:29 pm |
@md
Ben detto!
@lealidellafarfalla
Si, non è una teoria tanto diversa da quella di Marcuse quando afferma che il gioco è uno staccarsi dal lavoro ed un rimettersi in forze per il lavoro.
@cloruro
Amen!
Ulisse // 25 Novembre, 2007 a 1:15 am |
Secondo me tutto dipende, in questo caso dipende dal lavoro che fai. Provate a fare i call center rompendo le palle alla gente per vendergli qualsiasi cosa e vedete che realizzazione ci trovate? Se trovate davvero una qualche forma di realizzazione bè mi inchino dinanzi al vostro disprezzo verso il prossimo. Potete salire di grado e fare il broker
fiak // 25 Novembre, 2007 a 8:42 pm |
@ulisse
Non credo che nessuno voglia dire che tutti i lavori sono realizzanti, anzi… Piuttosto si cerca di dire che tutti i lavori hanno un significato che esce fuori dall’atto lavorativo, questo significato può essere negativo e positivo. Nell’analisi di Marcuse il significato del lavoro che deriva dall’atto lavorativo è negativo e porta alienazione.
Di sicuro anche il lavoro da call center implica una negatività per il lavoratore!
mimhe // 26 Novembre, 2007 a 12:46 am |
state facendo solo della vuota tassonomia.
Il perdurre dell’utilizzo di sovrastrutture ideologiche marxiste, o comunque dell’era delle macchine, non vi fa fare un passo in avanti della decostruzione di un concetto chiave come quello del lavoro, e del suo impatto sul mondo fisico..un fenomeno irreversibile che sta stravolgendo in peggio ogni aspetto della biosfera.
Lavoro, Risorse, Energia, Ambiente. Dovremmo tornare a Locke, cancellare tutta la merda da lui strutturata e ripresa dai suoi figlioli e ripartire da zero. A quando la chiusura dei libricini e uno sguardo lucido alla struttura dell’esistente, caro Fiak?
Te lo dico io: a mai.
The problem will solve itself. But not in a nice way.
chiarac // 26 Novembre, 2007 a 10:32 am |
@fiak
non sono d’accordo che la filosofia per definizione non faccia parte della nostra quotidianità: trovo anzi che la filosofia sia la disciplina che più CI riguarda, riguarda la nostra vita e il nostro essere molto da vicino. Se è estranea alla nostra vita, allora non ci serve.
@md
concordo che il lavoro di svelare la problematicità di un concetto apparentemente innocuo è essenziale alla filosofia e al nostro pensiero, ma in questo caso mi sembra che Marcuse, più che rivelare una complessità, la crei, mantenendo alcune caratteristiche che comunemente riconosciamo all’idea di lavoro – come l’essere diverso dal gioco – ed eliminandone altre – ad esempio separandolo dalla dimensione economica e di sussistenza.
A questo punto non riconosco più il “lavoro”, ma piuttosto un nuovo concetto che sta a indicare l’attività in cui ci realizziamo come esseri umani. Associare questo alla parola “lavoro”, però, induce a pensare che proprio nell’attività che conosciamo come lavoro (le 8 ore) debba trovarsi questa realizzazione, e quindi dovremmo arrabbiarci (e fare la rivoluzione) perchè così non è.
La questione piuttosto dovrebbe essere – secondo me – che ogni uomo deve avere la possiblità di svolgere questa attività che lo realizza come persona, che sia o meno lavoro; ed è al limite per la non realtà di questo che dovremmo arrabbiarci.
fiak // 26 Novembre, 2007 a 8:44 pm |
@mimhe
“Briciole di Filosofia” nasce come un blog tematico, si propone di lanciare discussioni su temi filosofici, di approfondire argomenti cardine della filosofia occidentale etc etc. quindi non credo che i libri saranno mai chiusi anche perchè ritengo che uno sguardo “lucido” della realtà non può venir fuori da un blog di questo stampo!
Sinceramente non penso che quelle che tu chiami sovrastrutture ideologiche marxiste siano del tutto superate, credo che andrebbero solamente riviste. Lo stesso Marcuse prospetta un’era di libertà dell’uomo grazie allo sviluppo delle macchine….
@chiarac
La filosofia tratta tematiche che fanno parte della nostra vita ma il linguaggio che si è sviluppato nella materia, le riflessioni, i richiami tra un filosofo e l’altro e gli argomenti la portano fuori dalla nostra vita quotidiana…
Insomma, non so te, ma a me capita molto poco di vedere il mio essere che prende forma nella mia vita quotidiana….
Secondo Marx il lavoro è l’attività in cui ci realizziamo come esseri umani e Marcuse riprende questo concetto da Marx. Lavoro è qui inteso come l’attività che l’uomo esercita sulla natura per soddisfare i propri bisogni. Marcuse scrive nell’33 e prevede nella tipologia di lavoro della società capitalista/consumista un’evoluzione che lo porterà al collasso, per questo auspica una rivoluzione!
chiarac // 27 Novembre, 2007 a 10:43 am |
@fiak
Non mi piace la filosofia come accademia (i rimandi tra gli autori, ecc), se non nella misura in cui lo studio accademico mi aiuta a comprendere meglio idee che possono essere importanti nella mia vita, o al limite che sono state importanti nella cultura e vita altrui.
se non vedo l’essere che prende forma nella mia vita – magari guardandola con un po’ di astrazione – allora reputo l’idea dell’essere che prende forma una cazzata. Perchè non mi serve, e un’idea filosofica che non serve a nessuno per nulla che lo riguardi profondamente è un’idea inutile, e probabilmente irreale.
fiak // 27 Novembre, 2007 a 5:29 pm |
@chiarac
Neanche io adoro la filosofia accademica, però sono del parere che essa sia sempre un buon punto di partenza per argomentare le mie discussioni, sinceramente mi rispecchio nella visione del lavoro di Marx e successivamente di Marcuse, però per vedere l’essere che prende forma nella mia vita devo adoperare un’astrazione con la A maiuscola…
md // 27 Novembre, 2007 a 6:51 pm |
@chiarac
Concordo con te sulla critica all’accademismo, ma non sul discrimine utile/inutile: non mi dispiace l’idea che ci siano concetti e teorie inutili, posso sempre limitarmi a contemplarle… Ma magari dovremmo prima intenderci sul concetto di utilità