Ispirato dal post Machina Dolens… o no? di chiarac, e dal dibattito che ne è seguito, ho fatto delle ricerche per vedere quali punti di collegamento ci sono tra la filosofia e l’IA. Le ricerche sono state molto più fruttifere di quanto sperassi e ho trovato una quantità di materiale inaspettata.

Il termine Artificial Intelligence è stato coniato da J. McCarthy nel lontano ‘56. Secondo McCarthy era da considerare AI (in italiano IA) “ogni aspetto dell’apprendimento oppure ogni altra caratteristica dell’intelligenza “. Da questa definizione l’IA è “la scienza di far fare alle macchine delle cose che richiederebbero intelligenza se fossero fatte dagli uomini”.

Andando a ritroso nella storia della scienza si scopre che Blaise Pascal nel 1642 inventò la prima macchina calcolatrice digitale. Leibniz invece affermò che “è vergognoso che degli uomini eccellenti debbano perdere delle ore come schiavi in un lavoro di calcolo che si potrebbe delegare tranquillamente a qualsiasi altro se si usassero delle macchine.” Naturalmente non voglio inserire questi due espedienti come esempi progenitori dell’IA, ma se dovessi tracciare una storia dell’IA come scienza di sicuro questi due esempi farebbero parte della pre-storia dell’IA.
Ad oggi esistono due scuole di pensiero sull’IA. La prima scuola ha un indirizzo spiccatamente antropomorfico, obiettivo dichiarato di questa scuola è quello di simulare l’intelligenza umana, ovvero arrivare a riprodurre i poteri cognitivi e decisionali dell’uomo. La seconda scuola, di indirizzo non-antropomorfico, tende a spiegare l’IA come una forma d’intelligenza emulativa, ovvero non simile ma diversa da quella umana.
Ad oggi i risultati dell’IA sono piuttosto discordanti, una forma d’intelligenza artificiale è, per esempio, capace di simulare una partita a scacchi ma non è capace di discutere e di creare un dialogo con un uomo. Questo punto dimostra la complessità del linguaggio umano e la versatilità dell’Intelligenza Umana. Un computer può riprodurre delle possibili scelte, può scegliere l’alternativa migliore attraverso algoritmi euristici, ma entra in crisi di fronte a variabili non calcolabili preventivamente.
Queste difficoltà hanno permesso, in una certa maniera, di studiare l’Intelligenza Umana. Infatti il computer, inteso come macchina logico-deduttiva, può essere visto come una metafora della mente, o meglio come una piccola parte del cervello umano. Ovviamente tutto questo è possibile sotto una chiave di lettura semplificativa: ovvero ci permette di capire come funziona il nostro cervello in modalità di bassa energia, ovvero quando non è chiamato a fare ragionamenti o intuizioni superiori alla capacità dell’IA.
Come simulazione dell’Intelligenza Umana l’IA è una scienza molto a contatto con la Filosofia, infatti l’IA, trovandosi continuamente costretta a ri-definire il concetto d’intelligenza non può fare a meno della filosofia. Dunque se la materia dell’IA è troppo tecnica per essere analizzata solo dalla filosofia, è anche troppo filosofica per poter essere affrontata da un punto di vista solamente scientifico.
Uscendo un pò fuori tema ho sempre pensato che ci fosse più di un’analogia tra Intelligenza Artificiale e Intelligenza Umana. Mi spiego meglio, ho ipotizzato di semplificare la capacità decisionale e di elaborazione dell’uomo con degli algoritmi. L’algoritmo è una condizione: ovvero se A>1 allora fai B. Fondamentalmente la mente umana riceve degli input dall’esterno e li elabora. In seguito a questa elaborazione corrispondono output, ovvero parole, movimenti o decisioni. Ipotizzando la nostra cultura, il nostro modo d’essere, la nostra condizione sociale, e tutto quello che ci circonda come il linguaggio di programmazione di infiniti algoritmi noi siamo delle semplici macchine che agiscono in base a questi algoritmi.
Ritengo che anche le nostre qualità meno scientifiche quali le emozioni e la fantasia sono delle variabili influenzate dall’esterno. Non per questo penso che l’IA arriverà un giorno a simulare l’Intelligenza Umana e a riprodurre la caratteristica più propria dell’essere umano: il linguaggio.

P.S. So bene che l’ultima parte del post può sembrare molto incerto e gode di un equilibrio precario, ma sinceramente non avrebbe neanche dovuto far parte del post, è stato un gesto istintivo… (quindi è molto difficile trovare un’analogia tra questo gesto fatto da una modesta forma di intelligenza umana e l’IA).
16 risposte finora ↓
chiarac // 30 Novembre, 2007 a 8:55 pm |
bene bene, sono contenta di averti ispirato questa ricerca! è vero, la ricerca sull’IA dà materiale ai filosofi, e i filosofi danno materiale agli scienziati, e tutti insieme… non ci capiscono una mazza! no, scherzo, sono state fatte grandi cose, tutto sta a dove vogliamo arrivare. Se vogliamo creare la Rachel di Blade Runner, che nemmeno sa di essere una macchina, non penso ce la faremo, e non vedo nemmeno perchè dovremmo provarci. Ma le ricerca intrecciate di robotica, neurologia, filosofia e una tonnellata di altre materie hanno veramente prodotto idee interessanti.
Le due scuole che chiami antropomorfica e emulativa io le ho sempre viste identificate come IA forte e IA debole, ovvero secondo la forte la mente umana E’ come una macchina e si potrà arrivare ad equipararla tramite una macchina, mentre secondo la seconda la mente umana è un modello per ispirare la costruzion dell’IA, e l’IA è un modello per ispirare lo studio della mente umana. Indovina un po’ quale mi è più simpatica??
Ma soprattutto una domanda mi rode: di chi è l’ultima immagine che hai inserito? è bellissima!!
fiak // 30 Novembre, 2007 a 9:04 pm |
@cara chiarac
Avevo visto anche io la distinzione tra pensiero forte e pensiero debole ma ho preferito evitare questa terminologia e spiegare in termini più terra terra questa distinzione soprattutto per non trovarmi a parlare del pensiero debole… Il mio escamotage è saltato al primo post, managgia!!!
Ma lo so che tu sei per l’IA forte, è ovvio, parli di emozioni nelle macchine, io invece patteggio per la scuola debole…
L’immagine l’ho trovata con una ricerca su google, spero solo che non mi facciano causa per toglierla…
chiarac // 30 Novembre, 2007 a 9:19 pm |
Azz, allora è vero che a volte non mi si capisce!! no no, sono anch’io per la debole. Le emozioni nelle macchine sono per me più che altro un esperimento mentale, per darci uno spunto di riflessione su noi stessi. Se le creeranno davvero non so, ma anche se fosse mi rimarrebbe il dubbio che sia tutta una simulazione… come potremmo provare il contrario?
Sul pensiero debole: giuro che non una volta mi è mai venuta in mente una connessione tra l’IA debole e il pensiero debole! secondo me puoi fare finta di niente lo stesso…
Sull’immagine: ma no, perchè dovrebbero prendersela? piuttosto se riesci a rintracciarlo metti il link al sito dell’autore, ne sarà felice. Io almeno lo sarei.
xeena // 30 Novembre, 2007 a 9:31 pm |
Aiuto mi ci vorrá tanto allenamento.
fiak // 30 Novembre, 2007 a 10:28 pm |
@chiarac
I sostenitori della IA debole sono gli stessi che in altre occasioni hanno parlato di pensiero debole, ma per favore sopravvoliamo che le mie lacune in questo campo sono oceaniche….
Detto fatto eccoti il link:
http://www.noemalab.org/sections/specials/tetcm/2005-06/reti_neuronali/main.html
Ps Scusami per averti frainteso…
@xeena
Dai su, Briciole di Filosofia è la mia palestra “quotidiana” e qui si possono allenare tutti quanti… Poi dal tuo blog si vede che hai una mente elastica e che sei molto ironica, se hai bisogno di qualche chiarimento non hai che da chiedere, esattamente come se non concordi non hai che da criticare… In ambedue i casi non mi potrebbe fare che piacere!
lealidellafarfalla // 1 Dicembre, 2007 a 9:31 am |
Il nodo principale sta nel fatto che l’uomo è in grado di modifcare i propri algoritmi decisionali, sulla base degli input esterni, delle proprie esperienze e delle sue rielaborazioni, di ua capcità progettuale anche a lungo termine. Le macchine al momento no. Se le intelligenze artificiali avessero questa capacità ciò rappresenterebbe un rischio, perchè prenderebbero decisioni in modo indipendente, con buona pace della speranza di Leibniz.
md // 4 Dicembre, 2007 a 5:07 pm |
Ne approfitto per una segnalazione bibliografica che ho visto oggi: l’ultimo numero di “Discipline filosofiche”, rivista semestrale dell’Università di Bologna, si intitola “Verso un’archeologia dell’intelligenza artificiale”.
Ricordo poi che il volumone “Le filosofie del novecento”, di Fornero e Tassinari, della Bruno Mondadori, dedica uno degli ultimi capitoli all’argomento.
fiak // 4 Dicembre, 2007 a 7:16 pm |
@lealidellafarfalla
Non era questo il dibattito che intendevo suscitare ma ben venga…
@md
Thanks
lealidellafarfalla // 7 Dicembre, 2007 a 11:03 pm |
Capisco e segnalo allora:a cura di Ardigò A. Intelligenza artificiale, Milano, Franco Angeli, Milano.
norton // 8 Dicembre, 2007 a 10:44 pm |
L’IA sarà il tema della mia tesi di laurea che a marzo, verrà pubblicata sul mio blog.
Intanto sul mio blog è già presente un breve riassunto della stanza cinese di Searle.
Seguo questo laboratorio.
fiak // 8 Dicembre, 2007 a 11:07 pm |
@lealidellafarfalla
Grazie per la segnalazione.
@norton
Tema intrigante… In che cosa ti laurei?
Metti pure il link sul riassunto nel tuo blog.
norton // 9 Dicembre, 2007 a 6:07 pm |
http://norton.wordpress.com/la-stanza-cinese-di-searle/
Frequento il corso in “filosofia della conoscenza e della comunicazione” all’università di Palermo. E’ una laurea triennale con un curriculum molto sull’epistemologico.
Farò la tesi col professore di Logica ed Epistemologia, giacché i docenti di IA sono a contratto.
chiarac // 9 Dicembre, 2007 a 7:34 pm |
che bella tesi e che bella laurea, norton! in bocca al lupo!
(i docenti di IA sono a contratto e quindi non si può fare la tesi con loro?? che cosa deprimente!!)
fiak // 10 Dicembre, 2007 a 12:06 am |
@norton
bel corso di studi, e in bocca al lupo per la tesi
Napoleone // 15 Dicembre, 2007 a 7:29 pm |
Mbe, facevo giusto un giretto nel blog del buon vecchio Fiak (come butta caro???)…
, qualche informazione tecnica…
Incastòno, in questo contesto filosofico
@lealidellafarfalla
Mi dispiace infrangere la tua barriera di protezione a favore degli umani (ahaha) ma.. beh, la possibilità di modificare i gli “algoritmi decisionali” è stata buttata giù da vari anni nel campo dell’IA. Attualmente lavoro su un progetto di Reinforcement Learning nel campo aerospaziale e, senza metterla troppo sul tecnico, diciamo che creaiamo aerei che volano senza bisogno del pilota (cerca su google “UAV” – http://en.wikipedia.org/wiki/Unmanned_aerial_vehicle) e che, in base alla situazione in cui si trovano, prendono decisioni appropriate e modificano, in tempo reale, i loro “algoritmi decisionali”. Modelliamo la capacità decisionale tramite modelli matematici chiamati processi decisionali di Markov (Markov Decision Process) – http://en.wikipedia.org/wiki/Markov_decision_process). E funziona!!!!
Non voglio metterla sul tecnico (e noioso), il mio intervento è solo per dire ke mettendo insieme probabilità, sistemi matematici, un mucchio di chip riusciamo a modellare la capacità decisionale di un pilota SOLO NEL CONTESTO DI UNA MISSIONE AEREA. Parlo di capacità decisionale, è un termine grosso. Come la prendete voi filosofi?
Nota: non dico che riusciamo a produrre Intelligenza Umana, ma riusciamo a produrre “una parte dei modelli cognitivi tipici di un pilota nel contesto di una missione aerea”. Che non tanto ma…. non è poco! Questo è quello che ORA riusciamo già a fare nel campo di Decision Making.
Mi interessa l’aspetto filosofico della cosa…
fiak // 16 Dicembre, 2007 a 3:32 pm |
@napoleone
Felice di ritrovarti anche qui…
In effetti le tue conoscenze tecniche non mi lasciano proprio spiazzato, gli algoritmi decisionali sono degli algoritmi euristici più complessi, giusto? Se l’IA è in grado di portare avanti una partita di scacchi, aumentando la capacità di calcolo e la complessità degli algoritmi dovrebbe riuscire anche a portare a termine una missione aerea… Detto così sembra facile, ma non riesco ad immaginare gli algoritmi sui quali lavori….
Sinceramente, visto lo sviluppo dell’IA e della digitalizzazione negli ultimi 20 anni non credo i limiti di queste due materie possano essere decisi dalla filosofia, credo piuttosto che la filosofia serva per comprendere meglio la direzione che si sta percorrendo.