Briciole di Filosofia

La Metafisica Nichilista di Heidegger – Prima parte

14 Dicembre, 2007 · 15 Commenti

La metafisica di Heidegger è uno dei temi che amo di più della filosofia contemporanea. Avendo trattato brevemente Heidegger nel post “Le Origini del Nichilismo” riprenderò certi temi già sinteticamente trattati, ampliandoli ma sempre tenendo conto della struttura del blog.

heidegger

La metafisica è il tema centrale di tutta la speculazione heideggeriana: scopo esplicito della filosofia di Heidegger è quello di creare un’ontologia che partendo da un essere vagamente compreso giunga alla completa determinazione del senso dell’essere.


Dunque la domanda iniziale della filosofia di Heidegger è Che cos’è l’essere? In una domanda si possono distinguere sempre tre cose, ovvero:

  1. Ciò che si domanda;
  2. ciò a cui si domanda;
  3. ciò che si trova domandando.

Nasce qui il primo problema dell’ontologia, in quanto nella domanda Che cos’è l’essere? ciò che si domanda è senza dubbio l’essere stesso; ciò che si trova domandando è il senso dell’essere, e ciò a cui si domanda, ovvero l’interrogato, deve necessariamente essere un ente in quanto l’essere è sempre proprio di un ente. Questa stessa domanda è il modo d’essere dell’ente uomo, è quindi l’uomo che deve interrogarsi sul senso dell’essere. L’esistente che è l’uomo e che ha la possibilità di domandare è chiamato da Heidegger Esserci (Dasein).

Fase essenziale all’ontologia è l’analisi del modo d’essere dell’esserci. Il modo d’essere dell’esserci è l’esistenza. Dunque la via per giungere al senso dell’essere sarà un’analitica esistenziale.

Definire l’analitica esistenziale la via per la determinazione dell’essere comporta una determinazione fondamentale dell’esistenza dell’esserci: infatti la comprensione dell’essere è una possibilità dell’esistenza. L’esistenza è dunque la possibilità di rapportarsi all’essere. L’esistenza stessa è costituita da possibilità.

Visto che l’esistenza è un insieme di possibilità , l’esserci ha la possibilità di scegliersi e conquistarsi e la possibilità di perdersi e non conquistarsi. Queste due possibilità si pongono di fronte ad ogni singolo individuo.

L’analisi dell’esistenza deve assumere come suo metodo quello della Fenomenologia. Il fenomeno non è apparenza, non si contrappone ad una realtà più profonda, ma è la manifestazione di ciò che la cosa è nel suo essere in sé. La fenomenologia deve dunque far vedere ciò che si manifesta così come si manifesta. ovvero deve far vedere come l’essere dell’esistenza si rivela nelle sue strutture fondamentali.

Qual’è dunque la struttura fondamentale dell’esistenza? L’esistenza è essenzialmente trascendenza (oltrepassamento), o meglio è trascendente ciò che realizza l’oltrepassamento e si mantiene in esso. La trascendenza, nell’uomo, non è una possibilità come le altre, ovvero che può o non può realizzarsi, ma è la costituzione stessa dell’esistenza. L’uomo trascende verso il mondo, la trascendenza è dunque definita come un “essere nel mondo”. Il mondo non è inteso come alcun concetto, è semplicemente la struttura relazionale che caratterizza l’esistenza umana come trascendenza.

Trascendere verso il mondo significa fare del mondo il progetto delle possibili azioni dell’uomo. Ma il progetto comprende in sé l’uomo in quanto essere gettato nel mondo, e l’uomo, nel progettare, è sottoposto alle limitazioni del mondo.

“La trascendenza significa il progetto e l’abbozzo di un mondo ma in maniera tale che ciò che progetta è comandato dal regno dell’esistente che esso trascende, ed è già in anticipo accordato sul tono.” La trascendenza è l’atto di libertà, ma è una libertà che nell’esplicarsi si condiziona e si limita in tutte le sue possibili direzioni. Infatti la trascendenza fonda il mondo e si fonda nel mondo.

Qualsiasi progetto possibile ricomprende l’uomo in quanto esistente.  

Categorie: Filosofia · Filosofia Contemporanea · Heidegger · Metafisica · Nichilismo

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