Briciole di Filosofia

Kierkegaard, Briciole di Filosofia – La dicotomia tra Possibilità e Necessità

26 Settembre, 2008 · 3 Commenti

Introduzione del autore:

A volte ci si ferma… Non è grave, può succedere che si perda un pò il filo del discorso, che si perdano un pò gli obiettivi iniziali e che ci si perda anche un pò di se stessi.

A volte, quando si perde il bandolo della matassa, forse conviene ripartire dall’inizio; quindi dopo più di un anno dalla creazione di questo blog e dopo più di 40.000 visite eccomi di nuovo a scrivere, per “Briciole di Filosofia” il mio blog, di “Briciole di Filosofia” (1844) di Kierkegaard.

Prefazione:

“Tecnicamente” “Briciole di Filosofia” è il classico libro di Kierkegaard in cui il nostro autore cerca di dare un fondamento filosofico alla propria concezione religiosa dell’esistenza. Sotto questo punto di vista Kierkegaard è molto noioso e un pò fuori moda.

Per mostrare il fine religioso della vita, Kierkegaard elabora i concetti di “Singolo”, “Paradosso”, “Scandalo”, “Contemporaneità”. L’elaborazione di questi concetti è molto meno noiosa del fine del libro e della filosofia della religione dell’autore.

Non a caso tutti questi concetti vanno a cozzare con le linee guida della filosofia hegeliana:

  • il Singolo (oggi diremmo Individuo) si oppone al concetto di Spirito Onnicomprensivo di Hegel – non esiste più la storia totale del popolo, esiste la salvezza e l’esistenza dell’individuo integrato nella società in cui vive.
  • il Paradosso si oppone alla Mediazione dei Contrari – la dialettica di Hegel porta ad una Mediazione dei Contrari, ma la Mediazione è concettuale; l’esistenza è invece reale, vera, non concettuale, è quindi paradossale perchè unica, e in quanto unica, è irriducibile alla comprensione adeguata del pensiero.
  • lo Scandalo è quello della filosofia che (da Cartesio in poi) ha voluto staccarsi dalla religione rifiutandone i dogmi e cercando, logicamente, ciò che prima era dogmatico. In altri scritti Kieregaard definisce Cristo e il cristianesimo come degli scandali perchè si staccano dalla morale a loro contemporanea.
  • la Contemporaneità è l’antitesi del concetto hegeliano del Divenire Storico – il singolo non ha come fine quello del Divenire Storico del popolo hegeliano bensì ha il problema della Beatitudine Eterna; la storia non ha nulla a che fare con la realizzazione del singolo.

Tralascio ora la filosofia della religione di Kierkegaard, in cui il nostro spiega e valorizza la scelta del “discepolo di Cristo” nella “contemporaneità” ed indica la via della sua morale religiosa, per scelte stettamente editoriali.

Il concetto di “Possibile”, ovvero l’affermazione della netta dicotomia tra possibile e necessario:

In realtà ciò che mi affascina di più in tutta l’opera di Kierkegaard è il concetto di possibile. I tratti riconosciuti come propri dell’esistenza umana da Kierkegaard, ovvero l’angoscia e la disperazione, sono in realtà costituiti  dalle strutture di possibilità.

L’unica analisi della nozione di possibile è in “Briciole di Filosofia” (non il blog). Nell’Intermezzo di “Briciole di Filosofia” Kieerkegaard riprende la trattazione aristotelica della nozione di possibile, la corregge e la ri-categorizza.

Aristotele nel De Interpretazione considera il necessario come possibile, ovvero inserisce ciò che è necessario nella categoria del possibile: poichè il possibile può non essere e il necessario non può non essere, Aristotele, è costretto a considerare, oltre al possibile “mutevole” , che può non essere, un possibile “immutabile” che porta ad un “non impossibile”.

Riassumendo Aristotele, considerando il necessario come possibile è costretto a scindere il concetto di possibile e a considerare:

  • un possibile “mutevole” che può non essere;
  • un possibile necessario, “immutabile”, che in realtà è un semplice “non impossibile”.

Kierkegaard nota che in realtà bisognerebbe semplicemente negare che il possibile entri nel necessario e che il necessario entri nel concetto di possibile.

In questo modo Kierkegaard nega anche la tesi di Hegel secondo la quale la necessità è la sintesi del possibile e del reale, infatti, nota in nostro autore, che se il possibile e il reale fossero la sintesi del necessario, essi passerebbero a costituire un’essenza completamente diversa e, divenendo, diverrebbero ciò che esclude il divenire, ovvero il necessario.

Secondo Kierkegaard se i concetti di possibile e di necessario vengono immobilizzati bisogna ritenere che il “necessario non diviene” e che il “divenire non è mai necessario”:

  • “Il necessario non diviene” perchè il necessario si rapporta sempre a se stesso e vi si rapporta sempre allo stesso modo, dunque il necessario è per definizione.
  • “Il divenire non è mai necessario” perchè nulla del necessario può essere mutato/annientato mentre il divenire è sempre un annientamento parziale.

In seguito le nozioni di possibile e di necessario saranno riprese da Kierkeegard in una filosofia della storia, ma la trattazione del concetto di possibile non è più così chiara e la dicotomia tra possibile e necessario non è più così marcata.

Sempre in “Briciole di Filosofia” (il libro)vi è la nozione di storia: la storia è il dominio del possibile, ma questo è un altro discorso che forse verrà trattato successivamente.

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by Fiak

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